Il Tirreno

Livorno

La festosa invasione di 2000 crocieristi

di Cristiana Grasso
La festosa invasione di 2000 crocieristi

Tour sul bus rosso scoperto, qualche ora al mare ma soprattutto shopping favorito dall’orario continuato dei negozi

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LIVORNO. La porta della Toscana e di Livorno si apre sulle cinque banchine già di prima mattina. C’è un improbabile “Julius Cesar” con tanto di toga e corona d’alloro per fare le foto (“take a picture with Julius Cesar”) e c’è un impianto stereo che accompagna lo sbarco con Toto Cotugno (poteva mancare “L’Italiano”?), Ricchi e Poveri, Celentano.

Ma è solo verso le 9, dopo lauta colazione e magari un tuffo in piscina, che i crocieristi non impacchettati subito nei pullman dei tour venduti a bordo, si affacciano sui moli dove hanno ormeggiato le maxi navi e cercano di organizzarsi per andare in centro, “downtown” dicono e fa un certo effetto sapere che anche noi abbiamo la nostra downtown come New York, come Miami.

Comincia così il Livorno-cruiseday in occasione del quale Il Tirreno ha organizzato la campagna #iostoaperto, un appello lanciato ai commercianti perché non tirassero giù le saracinesche durante l’abitualmente lunga pausa pranzo. In città, dei 12mila arrivati in porto, ne calano almeno duemila. Una piccola porzione ma quanto basta a dare a via Grande, via Ricasoli, piazza Cavallotti, tutto un altro aspetto. Famigliole dall’Arabia Saudita, dalla Russia, dall’Inghilterra, dall’India, anche dall’Egitto e dalla Turchia, dalla Spagna e dal Portogallo. A portarceli è lo shuttlebus, a indirizzarli al Molo Italia, dove staziona la gigantesca Norwegian Epic, sono Viviana e Margherita, mappe e il depliant con l’elenco dei negozi aperti non-stop sul tavolino.

Prima tappa piazza del Municipio dove ferma il bus e dove c’è il punto info. E anche dove si prende il City Sightseeing.il bus scoperto che fa il pienone e scorrazza i turisti per tutto il giorno lungo il tragitto che fa il giro delle attrazioni labroniche e passa anche da Montenero. Qualcuno si avventura verso “la spiaggia”, con l’autobus linea 1 ma sono i più intraprendenti, hanno già studiato il percorso e comunque tornano in tempo per un giro di negozi. Perché la voglia di shopping, piccolo ma pur sempre shopping, ce l’hanno un po’ tutti. Anche la voglia di sapori diversi da quelli standard della cucina da crociera, sia pure una pizza fatta per bene o un espresso vero, un gelato artigianale, un piatto di psata. . Infatti è soprattutto “downtown” che i crocieristi si riversano, bermuda e macchina fotografica, ma anche passeggini e zainetto.Annette, Mary e Peter (mamma con giovane coppia) da Liverpool chiedono di scarpe, scarpe italiane. Le trovano in saldo e sbandierano l’acquisto come un trofeo: «Beautiful and cheap, very cheap...». Cheap, economico, certo è la password senza la quale non si passa alla cassa, anche se per pagare un top da cinque euro si tirano fuori banconote dal portafoglio di coccodrillo biglietti da 500 euro. Babbo, mamma e figlia seienne di Urbino cercano invece un costume da bagno per la bimba: «Dicono che i crocieristi non spendono ma non è vero. Certo, dovete mettervi nei nostri panni. Se ad ogni porto lasciassimo cento euro alla fine avremmo speso mille euro solo di questo. E poi noi siamo italiani e non abbiamo problemi ma gli stranieri, soprattutto i russi, hanno sempre paura della fregatura a misura di turista e stanno in campana».

«In campana? Diciamo che a volte sono anche maleducati, tipo stranieri che contrattano sul prezzo e ti propongo di pagare la metà del cartellino. Però questo non deve essere una giustificazione a restare chiusi, il nostro lavoro è stare al pubblico, puoi trovare anche gente antipatica ma che vuol dire...»: Francesca, commessa in una grande catena è tra quello che i giorni dei grandi sbarchi sono contenti, «vediamo facce diverse, io parlo inglese e mi piace tantissimo provare a vedere se mi capiscono, ok si lavora un po’ di più ma secondo me ne vale la pena e sono commessa, chi è titolare dovrebbe essere contento che c’è movimento». Movimento che cambia la faccia del centro, in una giornata di sole e di agosto in cui i livornesi sono tutti al mare eppure le strade sono comunque affollate, anche alle due.

Il contro-esodo comincia però presto, già alle quattro. Il primo turno di cena sulla nave è alle sette e mezzo e comunque a quell’ora è già scattato il “tutti a bordo”quindi è meglio non rischiare.Sullo shuttle del ritorno quasi tutti hanno una busta in mano, abbigliamento e scarpe ma anche vino e souvenir, sì souvenir di Livorno, la statuetta dei 4 Mori e la madonnina di Montenero. Contenti di questa giornata in Leghorn? Rimpianti per non essere andati almeno a Pisa: «Happy, yes happy. Pisa? We have been there two years ago, ci siamo già stati due anni fa. Oggi almeno abbiamo visto un’altra città». Piaciuta? «Nice, very nice». E bye bye...

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