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Vigilanza alla sinagoga contro il rischio attentati
Una volante fissa davanti al simbolo della comunità ebraica livornese L’iniziativa della questura per la sicurezza pubblica, come forma di prevenzione
LIVORNO. Vigilanza fissa, 24 ore su 24, davanti alla sinagoga in piazza Benamozegh. Da circa una settimana la questura ha intensificato le misure di sicurezza contro il rischio attentati anti Israele, visto l’inasprirsi del conflitto a Gaza. Una guerra che sta sconvolgendo il mondo e sollevando l’opinione pubblica generale: basta guardare la sensibilità con cui i cittadini affrontano il tema, anche sui social network. Proprio per scongiurare atti vandalici o gesti sconsiderati da parte di attentatori, il questore Marcello Cardona ha disposto che davanti al simbolo religioso della comunità ebraica livornese ci sia una volante fissa, 24 ore su 24, in modo da fare da deterrente. Un servizio a cui partecipano anche i carabinieri.
La vigilanza e i controlli della polizia sono stati aumentatati anche in seguito all’esposizione davanti al centro sociale Il Refugio, sugli omonimi Scali (in occasione di Effetto Venezia), dello striscione “Fermare il genocidio a Gaza. Israele vero terrorista”. Una scritta che in questi giorni sta sollevando diverse polemiche, soprattutto da parte della comunità ebraica, nonostante i comitati autori dello striscione abbiano rivendicato la sua origine politica contro il governo di uno Stato . La scritta non è stata considerata antisemita anche dall’amministrazione e per ora lo striscione non è stato tolto.
«Non capiamo come mai il presidente di una comunità religiosa si senta di dover intervenire riguardo a episodi che vedono protagonisti e colpevoli di quella strage degli amministratori politici di una destra becera ed estrema come quella che sta governando lo stato di Israele». Così nei giorni scorsi avevano scritto al Tirreno i vari comitati autori dello striscione (tra cui Centro di quartiere Chico Malo, Comitati Autonomi Ex Caserma Occupata, Federazione Anarchica Livornese e Teatrofficina Refugio). Ma intanto le polemiche non si fermano, e scende in campo anche l’ambasciatore israeliano a Roma.
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