La protesta
Prete di 42 anni trovato morto in mare
Il suo corpo galleggiava nella Darsena vecchia: il sacerdote-biologo era arrivato qui da Genova, forse ha avuto un malore
LIVORNO. Sacerdote dal 2009, già biologo al Gaslini, “appassionato di tecnologia e interessato a tutto quanto accade nella Chiesa”, come lui stesso si descriveva su twitter. Un prete moderno, molto legato alla realtà dell’oratorio e super attivo nel volontariato. Affezionatissimo alla anziana madre, che vive in provincia di Alessandria. Una persona poliedrica Don Giacomo Vigo, 41 anni (ne avrebbe compiuti 42 a dicembre), della congregazione genovese di San Filippo Neri. È suo il corpo che un militare delle fiamme gialle, ieri poco dopo le 6.30, ha visto galleggiare nella Darsena vecchia, davanti alla banchina della caserma Santini della Guardia di finanza. Era a pancia in su, vicino alla boa rossa che si trova a qualche metro dalla motovedetta delle stesse fiamme gialle. Le mani incrociate sul petto. Giunto in città da Genova, molto probabilmente in treno, il prete forse ha avuto un malore o è scivolato. Ma non si esclude che possa aver compiuto un gesto disperato: come testimoniato dai suoi confratelli, ultimamente soffriva di problemi di depressione. È stata subito esclusa, invece, la pista di una rapina finita male o di un delitto: il prete, come emerso dagli accertamenti fatti dal medico legale Luigi Papi, non aveva alcun segno di violenza. Inoltre all’interno del portafoglio, che teneva in tasca, c’erano dei contanti.
Proprio per l’assenza di carta di identità, non è stato facile per le forze dell’ordine identificarlo. Nel momento in cui il militare delle fiamme gialle ha dato l’allarme al 117, il corpo del prete è stato ripescato nel giro di pochi minuti dal gommone dei sommozzatori dei vigili del fuoco. Intanto da terra arrivavano gli agenti delle polmare e quelli della scientifica per i rilievi. Solo che, dai primi accertamenti, è venuto fuori che l’uomo non aveva alcun documento in tasca: il primo indizio per capire chi fosse è arrivato dall’abito nero col colletto bianco che indossava. A quel punto, la polizia ha allertato don Placido Bevinetto, cappellano militare: tuttavia, il sacerdote livornese non ha riconosciuto la vittima. E da lì è arrivato il secondo indizio: non si trattava di un prete di Livorno. La svolta nell’indagine è arrivata grazie alla pubblicazione della notizia, che si è diffusa in rete, a partire dal Tirreno, già dalle prime ore della mattina. L’articolo sul ritrovamento del cadavere di un sacerdote non è passato inosservato ai carabinieri di Genova che lunedì avevano raccolto la denuncia della scomparsa di un prete dalla congregazione di San Filippo Neri.
Don Giacomo era sparito dal capoluogo ligure domenica, e la denuncia di scomparsa era stata presentata lunedì. In oratorio Vigo aveva lasciato cellulare e documenti. Ha contribuito all’identificazione del sacerdote anche un bigliettino di carta, che lui aveva con sé, su cui era appuntato un codice Iban. Come emerso dalle verifiche di polmare e squadra mobile, l’Iban era di un carta appartenente a una donna di Genova, che fa la badante alla madre del prete.
Il corpo è stato rimosso dalla banchina del porto dalla Misericordia alle 9 e portato ai Lupi per l’eventuale autopsia: sarà il pm Gianfranco Petralia a decidere se far svolgere l’esame autoptico, dopo aver analizzato le cartelle cliniche del prete. Resta da capire anche perché il sacerdote abbia scelto proprio Livorno come meta della sua “fuga” da Genova.
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