Il Tirreno

Livorno

Parole e musica per Franco

di Cristiana Grasso
Parole e musica per Franco

Centinaia di persone ai funerali dell’editore-libraio e una commemorazione speciale

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LIVORNO. È un cimitero, il cimitero dei Lupi, ma non sembra un cimitero. È un funerale, il funerale di Franco, ma non sembra un funerale. Sarà la musica, saranno le parole degli amici e del figlio Alessandro che si cuciono tra loro e tessono una storia tutta da raccontare, saranno i libri che girano di mano in mano e si accumulano sui gradini della Sala del Commiato per poi riprendere il volo verso altre case e altri scaffali. Fatto sta che l’addio a Franco Ferrucci, libraio e editore, si riempie di emozioni, di energie, di lacrime certo e moltissime, ma anche di sorrisi, abbracci, di applausi. E se lui avesse potuto organizzarselo questo funerale probabilmente l’avrebbe organizzato così, la morte? ce ne faremo una ragione, e l’ultimo saluto diventa un momento di scambio e di incontro tra le persone che conosceva e che tanto gli piaceva far conoscere tra loro.

Quando partono le note di “A Whiter Shade Of Pale” il fiume di persone che piano piano ha invaso il cimitero è già tutto attorno al Tempio della Cremazione. Sono centinaia, amici del cuore e gente che lo ha incontrato magari poche volte ppure non lo ha dimenticato. La moglie Gigliola si lascia travolgere dall’affetto di tutti, ai compagni di nuoto di Franco propone di organizzare un trofeo in nome del marito, per tutti ha una parola per rispondere ai piccoli omaggi della memoria che ciascuno le porge per sfidare il vuoto.

Ci sono scrittori (i “suoi” scrittori e non solo i suoi), attori, musicisti, artisti, giornalisti (cè anche il direttore del Fatto dove lavora Alessandro, Antonio Padellaro), donne euomini della cultura livornese. C’è la vicesindaco Stella Sorgente, c’è l’assessore alla cultura Serafino Fasulo.Ma soprattutto ci sono i “lettori”, frequentatori delle sue librerie. Quanti amici, quanti ricordi.

Per esempio un ricordo di Franco bambino. Lo scrittore Simone Lenzi lo aveva raccolto qualche tempo fa dedicandogli una delle storie del suo “Mali Minori” e ora questa piccola storia la legge a tutti e di tutti diventa questo racconto di una delusione infantile e di un ragazzino che smise di credere che gli ultimi sarebbero stati i primi. Omaggio, orazione, narrazione: è tutto questo la dolce cascata di parole che hanno preparato anche l’attrice Alessandra Falca, il musicista Andrea Pellegrini, il regista Lamberto Giannini. Piangono a dirotto i suoi “dipendenti” di oggi e di ieri: «Sarai sempre il nostro direttore». Si commuove la sorella venuta da Roma. «Noi non avevamo capito quanto Franco fosse amato in questa città, è una sorpresa e ci riempie il cuore di gioia perché lui era una bellissima persona». Commemorazione a capitoli e ogni capitolo costruisce il romanzo. Il figlio Alessandro parla per ultimo, e anche il suo discorso è emozionante e lieve: «Era un babbo speciale, ho avuto la fortuna di avere un babbo impegnativo ma speciale. È morto lo stesso giorno in cui ha chiuso l’Unità, strano il destino no?».

Franco, nella gigantografia di Riccardo Repetti, sorride sulla montagna di libri che si sono aggiunti minuti dopo minuti in questo improvvisato angolo di book crossing. E continua a sorridere anche quando torna la musica: “Eppure soffia” di Pierangelo Bertoli. La canzone che canticchiava sempre e che ora regala l’ultimo grande momento di commozione. Si battono le mani, si canta e questa volta è difficile non piangere. Ma poi lo sguardo torna su quel sorriso. Prima di andarsene. E più che un addio è un ciao.

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