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Nuovo ospedale, Pd: «Quale progetto alternativo? E i soldi?»
LIVORNO. «L'intenzione della nuova amministrazione comunale è di richiedere la revoca della procedura di affidamento della concessione per la realizzazione e gestione del nuovo ospedale, inserita in...
LIVORNO. «L'intenzione della nuova amministrazione comunale è di richiedere la revoca della procedura di affidamento della concessione per la realizzazione e gestione del nuovo ospedale, inserita in specifico accordo di programma con Regione, Provincia e Asl 6 senza un progetto alternativo? Chi pagherà il risarcimento che il soggetto privato potrà richiedere in merito a eventuali danni che l'annullamento della gara comporterà non appena qualcuno formalmente fermerà l'operazione? E sono stati presi in considerazione i soldi spesi in questi anni per imbastire gara e progetto?». A chiederlo è Lorella Saviozzi, per il circolo Pd Salute.
Saviozzi, in un lungo documento che ripercorre le tappe che avrebbero dovuto portare alla nascita del nuovo ospedale a Montenero, si rivolge direttamente al nuovo sindaco, Filippo Nogarin, chiedendo di «fare chiarezza quanto prima». La nuova amministrazione dice no a un nuovo ospedale? Allora, scrive, «sia presentato alla cittadinanza uno studio di fattibilità con le caratteristiche del progetto alternativo con stima dei costi, dei tempi, delle modalità di esecuzione dei lavori e delle fonti di finanziamento attivate e attivabili».
Altro elemento di riflessione, aggiunge Saviozzi, è che «l'operazione nuovo ospedale consentirebbe la realizzazione della nuova Rsa in sostituzione dell'attuale Pascoli: è una struttura del Comune in precarie condizioni strutturali e difficilmente potrà superare le verifiche sui requisiti necessari per continuare le attività».
A tutt'oggi, ripete l’iscritta Pd, «siamo nella piena convinzione della necessità e opportunità di un nuovo ospedale a Livorno». «Anche in campagna elettorale – evidenzia – pur consapevoli che il tema avrebbe creato problemi di consenso, la nostra opinione è rimasta invariata». Ma, sottolinea, «non è soltanto la struttura che deve impegnare le riflessioni e quindi le scelte: è un importante strumento che porta a ridisegnare il nuovo rapporto fra ospedale e territorio. Una nuova concezione di sanità, di sociosanitario e la loro integrazione: ospedali in rete e assistenza territoriale concepita per il prevalente bisogno assistenziale della popolazione affetta sempre più da patologie croniche. Una sanità – scrive – che necessita di due grandi pilastri integrati fra di loro: ospedale (per acuti) e territorio. Adesso esiste prevalentemente il primo come risposta certa e veloce a tutti i bisogni di salute. Deve cambiare la tendenza, pena registrare per gli ospedali (vedi pronto soccorso ma anche degenze) sempre più criticità, se non integrati con attività sanitarie e sociosanitarie garantite dal territorio».
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