Il Tirreno

Livorno

«Da noi record di part-time anche questo è precariato»

«Da noi record di part-time anche questo è precariato»

L’Unione sindacale di base controbatte ai vertici di Unicoop Tirreno «Sono 391 su 562: non c’è lavoro a termine perché fanno gli straordinari...»

2 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. «Abbiamo una percentuale record di part-time, anche questo è precariato». A scatenare la reazione dell’Unione sindacale di base (Usb), ovvero il sindacato di maggioranza all’Ipercoop, è stata l’intervista rilasciata pochi giorni fa al Tirreno dal numero uno della cooperativa, Marco Lami.

Il presidente ha parlato dei nodi del bilancio e ha illustrato la strategia per i prossimi anni: dal Nuovo Centro (apertura prevista nel 2015) al recupero sul fronte dell’efficienza, guardando anche al costo del lavoro, per garantire l’operazione del taglio dei prezzi del 5%. Ma è su un altro aspetto che si concentra il sindacato.

«Ancora una volta – intervengono dal coordinamento di Usb – la Coop parla di assenza di precarietà, ma il numero di zero dipendenti a tempo determinato a Livorno è stato raggiunto in due modi, entrambi dal nostro punto di vista negativi. Il primo è stato quello di "stabilizzare" negli ultimi anni alcuni precari storici tramite contratti che sono sì a tempo indeterminato, ma che prevedono il lavoro solo per pochi mesi all'anno: in sostanza una stabilizzazione al ribasso, mentre queste persone avevano diritto a una regolarizzazione su 12 mesi». Il secondo strumento, sostengono, «per arrivare a "precari zero", è stato molto più netto, ossia non hanno più chiamato al lavoro persone che da anni andavano avanti con contratti a termine e che si stavano avvicinando troppo ai 36 mesi validi per l'assunzione obbligatoria».

Ma è soprattutto contro il “sistema part-time” che punta il dito il sindacato di base. «A Livorno – ripetono dal coordinamento – la Coop ha 391 part-time su un totale di 562 dipendenti, il 70%: una percentuale altissima che la nostra azienda finge di non vedere e che provoca fenomeni di precarietà diffusa legata al plus-orario».

In sostanza, riferiscono, i lavoratori «svolgono per periodi più o meno lunghi ore supplementari a "tappabuco" secondo le esigenze aziendali, talvolta con contratti (a termine) di estensione oraria, e ultimamente invece sempre di più con il ricorso a ore di lavoro supplementare (lo straordinario del part-time), sempre secondo le necessità aziendali». Per Usb è un «abuso ormai divenuto purtroppo strutturale e parte integrante dell'organizzazione aziendale».

Quindi «non hanno eliminato il lavoro a termine – rilanciano dal coordinamento – semplicemente lo fanno fare ai part-time, con il vantaggio che in questo caso non hanno neanche il limite dei 36 mesi da non superare, potendosi quindi permettere un serbatoio di lavoro precario temporalmente infinito».©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa