Gioco
LA LEGGEREZZA, APPASSIONATA E IRONICA, DI FARCI LEGGERE
di MAURO ZUCCHELLI Franco Ferrucci è stato un gran regalo che ci è stato fatto. E non solo per i libri che ci ha fatto conoscere, vendendoceli o stampandoceli in una vita da libraio e da editore. Ma...
di MAURO ZUCCHELLI
Franco Ferrucci è stato un gran regalo che ci è stato fatto. E non solo per i libri che ci ha fatto conoscere, vendendoceli o stampandoceli in una vita da libraio e da editore. Ma perché ha fatto del suo esser livornese una finestra spalancata sul mondo, anziché – come accade troppo spesso a chi rivendica quarti di livornesità – una sorta di confine angusto, una barriera alzata contro qualunque “voi” e qualunque curiosità di conoscere. Non a caso, qui era tornato dopo aver girovagato altrove: fra La Spezia, Roma e chissà dove.
Ma Franco è stato anche qualcos'altro, in questo suo essere così livornese con quel retroaccento romano: è stata la virtù della leggerezza con cui ha disseminato cultura, l'ha fatta crescere e germogliare come una piantina di gerani sul balcone esposto a nord. Quasi senza prender troppo sul serio quel suo giocare con le parole. Anzi, per meglio dire: organizzare il campo per mostrare il gioco altrui delle parole (e delle idee). Non era affatto un rifiuto del mettersi in gioco, semmai era l'aver metabolizzato quello spirito così livornese che a prescindere sgonfia il pallone dei boriosi e dei fanfaroni. Non è tutto: l'ha fatto non con le enunciazioni e le chiacchiere ma muovendosi con l'intelligenza di chi sa fare impresa. E sa farla con una “merce” come la cultura che pretende di non essere solo merce, ricavi, profitto.
Spetta a noi renderti lieve la terra, adesso che siamo un po' più soli, senza più la tua leggerezza – così disincantata, così ironica, così appassionata - fra baffi e sorriso.
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