Il Tirreno

Livorno

Franco ci ha lasciati addio uomo dei libri

di Elisabetta Arrighi
Franco ci ha lasciati addio uomo dei libri

Il fondatore della Gaia Scienza e di Erasmo si è spento a 60 anni

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La sua vita erano i libri. Amati come figli. I libri che affollavano gli scaffali prima della Gaia Scienza e poi della libreria Erasmo di via degli Avvalorati dove - dopo aver ceduto la storica insegna a Feltrinelli - Franco Ferrucci aveva trovato nuovi slanci e un grande entusiasmo, soprattutto come editore. Perché Erasmo è il marchio della casa editrice da lui fondata, che ha pubblicato giovani autori, esordienti, nomi affermati, promuovendo incontri e dibattiti nel piccolo salone della libreria e fuori di essa, in giro per la Toscana. Quella di Franco è stata una vita dedicata alla cultura a tutto tondo, alla lettura, alla scoperta di nuove trame e nuove pagine capaci di aprirsi sul mondo, sulla realtà quotidiana, di trasmettere sapere, emozioni, speranze.

Sessant’anni portati benissimo, grazie anche ad una sfrenata passione per il nuoto. Frequentava la piscina, bracciate su bracciate: un modo per rilassarsi, tenersi in forma, e pensare, far nascere nuove idee. E prepararsi, come era accaduto quattro o cinque anni fa, alla traversata dello stretto di Messina, conclusa con un buon tempo, e con l’assistenza di un barcaiolo che conosce bene le correnti del braccio di mare che divide la Calabria dalla Sicilia.

Era un vulcano di idee, che rincorreva con l’entusiasmo di un adolescente. Figlio di un ufficiale della Marina militare con solide radici livornesi, Franco era nato a La Spezia, dove il padre si trovava per lavoro, il 22 novembre 1953. A dieci anni tutta la famiglia, sempre per motivi professionali, si trasferì a Roma, dove il piccolo Franco, terminate le medie, si iscrisse al liceo scientifico. Erano gli anni della contestazione e dei forti cambiamenti sociali. Franco divenne segretario della cellula studentesca della Fgci, i giovani comunisti. Amava già i libri, la lettura, e sognava un mondo diverso. Durante gli anni del liceo conobbe la prima moglie, dalla quale ha avuto l’unico figlio, Alessandro, giornalista al Fatto Quotidiano. A vent’anni il matrimonio e a 23 la nascita del bambino: una famiglia giovane, mentre lui frequentava medicina. Cinque anni di università, in pari con gli esami, e poi la decisione di lasciar perdere, maturando la consapevolezza che quella non era la sua vera strada (anche se spronato dalla madre, che in prime nozze aveva sposato un medico). Lui amava i libri e doveva seguire il loro richiamo. Così riuscì ad aprire a Roma con la moglie una agenzia di rappresentanza della casa editrice Einaudi. Fino al 1984 quando arrivò la separazione e Franco decise di rientrare a Livorno, da lui sempre considerata la sua città, quella delle sue radici. «Per lui quegli anni furono un periodo di transizione» ricorda il figlio Alessandro. «Fece vari lavori, compreso quello di rappresentante di materiali per odontotecnici. Poi decise di aprire nuovamente un’agenzia Einaudi. Il passo successivo fu la libreria Fiorenza di via della Madonna, messa in vendita (era stata anchedi proprietà del Pci). fece un’offerta e poi, insieme ad un altro gruppo di livornesi (fra cui una rappresentante della famiglia Belforte e alcuni insegnanti) trasformò la Fiorenza in Gaia Scienza. Un’avventura che ebbe un grande successo, fino al trasferimento nella grandissima libreria su due piani in via di Franco che due anni fa - dopo quasi vent’anni - vide subentrare Feltrinelli.

Nel frattempo Franco aveva conosciuto Gigliola Cognetta e nell’estate di diciannove anni fa divvenero marito e moglie. Una coppia affiatatatissima nella vita privata e nel lavoro, con Gigliola diventata il braccio destro di Franco prima alla Gaia Scienza, e poi nella libreria Erasmo e nella omonima casa editrice. Così nei luminosi locali di via degli Avvalorati, fino a pochi giorni fa, si poteva incontrare Franco mentre conversava con qualche autore, mentre raccontava a un amico passato a salutarlo l’idea di un nuovo progetto editoriale, di nuovi incontri culturali. Aveva sempre in mano un libro: lo apriva, sfogliava le pagine, faceva notare una citazione, uno spunto di dibattito, una frase curiosa... Era orgoglioso dei libri e degli autori che pubblicava. Ed entusiasta di essere un protagonista della cultura livornese anche al di là dei confini cittadini. Era un grande, Franco Ferrucci. Un uomo solare, profondamente colto. Mancherà a tutti.

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