Sicurezza
Via Firenze allagata, come sempre
Sottopasso chiuso per 15 ore. La protezione civile : «Servono le idrovore, ma il progetto non è mai stato finanziato»
LIVORNO. La prima volta che si è parlato di un sistema di idrovore in via Firenze fu nel 2009. Da allora di pioggia ne è caduta su Livorno e non c'è stato bisogno di diluvi apocalittici perché il sottopasso si trasformasse spesso, troppo spesso, quasi sempre in una piscina olimpica, bloccando la principale arteria urbana di collegamento con Pisa.
Ieri, tanto per cambiare, il film s’è ripetuto. L'acqua è venuta giù a sassate ma non in quantità-record, come a fine mattinata evidenziavano i dati della sala operativa del Comune, che parlavano di 78.2 millimetri in dieci ore, una misura che per i metereologi rientra a fatica nella categoria di "pioggia forte". Ma il sottopasso di via Firenze ha fatto ugualmente flop.
Ancor prima che sorgesse il sole gli uomini della protezione civile sono stati costretti a chiudere la strada, da Pian di Rota fin quasi all'incrocio dei Lupi. Anche se ciò non è bastato ad evitare che qualche incosciente non tentasse lo stesso di attraversare il guado, che già alle 6 di mattina aveva superato il metro di profondità e alle 8 aveva raggiunto quasi il metro e mezzo. Proprio a quell'ora una Panda forzava il divieto e si lanciava nell'improba sfida all'acqua. Pochi metri dopo per fortuna il motore si spegneva e l’utilitaria veniva riportata in secca dalle squadre della protezione civile. Ci volevano otto ore invece per liberare un camionista diretto a Pisa che a metà mattinata aveva spostato le transenne pensando forse di essere ai comandi di un blindo Centauro dell'Esercito. Il suo bisonte della strada si fermava in mezzo alla piscina, incastrato proprio sotto il ponte della ferrovia e solo alle 16.30 i vigili del fuoco, a bordo - loro sì - di un mezzo anfibio riuscivano a liberare l’autista, ma non il camion, la cui rimozione richiedeva l'intervento di un carro attrezzi specializzato.
Alla fine è andata bene, perché nessuno c'ha rimesso la pelle, ma è andata male, malissimo perché per un po' d'acqua - almeno secondo gli standard degli esperti - una delle principali strade di Livorno è rimasta bloccata dalle 5 di mattina alle 20 della sera.
E così per l'ennesima volta è tornata a galla (è proprio il caso di dirlo) la questione delle idrovore, unica soluzione - secondo gli esperti - per risolvere il problema dell’allagamento di via Firenze, che è ormai qualcosa di strutturale, come ha detto e ripetuto in questi anni Leonardo Gonnelli, responsabile della protezione civile livornese. Dell’argomento sono ricche le cronache del Tirreno, perché ad ogni acquazzone (o quasi) è corrisposta la chiusura dell’Aurelia e con essa la richiesta di idrovore fisse, da installare a fianco della concessionaria Carpiti, quasi sotto la ferrovia.
«Avrò fatto dieci rapporti in questi anni, ma mi è sempre stato detto che non c’erano soldi», racconta infuriato Gonnelli.
«Ci sono due modi per risolvere questa situazione - continua -. O rialziamo la strada di un metro o installiamo un’idrovora fissa a valle del sottopasso. E’ chiaro che questa soluzione è la più semplice ed economica e infatti abbiamo già pronto da tempo un progetto preliminare ma finora non ha mai avuto seguito».
Gonnelli non cita la precedente amministrazione, ma è palese che la responsabilità di un impegno economico in tal senso ricade tutta su chi quell’idrovora finora ha ritenuto di non doverla acquistare. «Capisco che c’è un problema di denari, ma bisogna forse riordinare le priorità - continua il capo della protezione civile livornese -. Servono delle scelte di sicurezza per la città, il bilancio è un chewingum che si può tirare nella direzione che si ritiene più importante. Ecco, per me trovare 600mila euro più Iva per evitare l’allagamento di via Firenze ad ogni pioggia un po’ più intensa, è prioritario».
Secondo il progetto che da tempo giace in qualche cassetto di palazzo civico, il sistema di idrovore - tre per l’esattezza - sarebbe in grado di pompare l’acqua in accumulo nel sottopasso di via Firenze e risputarla nell’Ugione, evitando se non in situazioni di nubifragi, il ripetersi degli allagamenti. E proprio il coinvolgimento dell’Ugione, da sempre tiene dentro la partita dell’acquisto delle idrovore il Consorzio di bonifica delle colline livornesi, incaricato di coordinare la difesa dei corsi d’acqua del territorio.
Non è un caso che ieri il sindaco Nogarin abbia immediatamente contattato il presidente del consorzio Giancarlo Vallesi, a quanto pare, riuscendo addirittura a convincerlo a prendersi in carico i lavori: «E' stato un colloquio molto proficuo - ha detto il sindaco -. Il presidente mi ha dato la sua disponibilità ad avviare un contatto tecnico per arrivare a breve all'installazione, a spese del Consorzio, delle tre idrovore che contribuirebbero notevolmente alla riduzione del rischio in caso di forti piogge. Per noi si tratta di una priorità a tutela dei cittadini».
@giucorsi
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