Sicurezza
Ma adesso serve un gioco di squadra
Puntuale come ogni anno - ma forse quest'anno con un po' più di veemenza del solito - in questo periodo si scatena la discussione dei cittadini livornesi in merito all'accoglienza del turismo crocieristico nella nostra città.
Il 7 agosto ci sarà il nuovo picco, con il relativo dibattito sulla carenza di strutture ricettive, inadeguata ospitalità e scarsa comunicazione sulle attrattive che troveranno una volta sbarcati. Il tema è serio, e sicuramente la situazione va cambiata nel profondo.
In questo senso, l'iniziativa de Il Tirreno “iostoaperto” per sensibilizzare i commercianti a tenere aperti i negozi oltre l'orario di apertura va salutata con favore, ed è un fatto senz'altro positivo come lo sono tutti i contributi costruttivi per rilanciare l'economia, il turismo, la cultura della nostra città (economia, turismo, cultura e immagine sono elementi strettamente collegati tra loro, quasi inscindibili nelle nostre società complesse). Però bisogna evitare di fare dei commercianti il capro espiatorio della mancanza del turismo a Livorno. Le responsabilità sono molto più ampie e condivise. I commercianti devono fare la loro parte come tutti gli altri.
Il turismo croceristico è certo cruciale per la città, e dal suo rilancio, che dovrà avvenire a breve, passano molti processi virtuosi. Temo, però, che a volte lo si usi come un alibi per non farsi altre, più importanti domande. Partiamo dal fatto che i croceristi non sono vacche da mungere qualche volta all'anno, ma una tipologia particolare di turisti che, per essere ben compresa e valorizzata su tutti i piani, deve essere inserita in una questione più complessa, quella del turismo in generale. Senza un sistema ricettivo e di ospitalità globale che funziona bene tutto l'anno risulta difficile credere che pochi giorni all'anno di picco, anche se meglio organizzato e con i negozi aperti, bastino per risolvere i problemi.
Faccio alcuni esempi che riguardano l'ospitalità di base: servizi igienici adeguati, oggi assenti; trasporti efficienti ed efficaci; cartellonistica e segnaletica di viabilità (come è stato giustamente rilevato in questi giorni, arrivare in Fortezza Vecchia per un turista è un'impresa); locali di prima accoglienza come i bar dove il turista, come ogni altro cittadino, sia accolto con il sorriso e magari anche con qualche parola gentile in inglese. Sono cose semplici, ma essenziali, dalle quali occorre ripartire e che devono funzionare dodici mesi all'anno.
Poi bisogna capire che i croceristi sono turisti veloci e di passaggio, che cercano di solito poche cose, semplici e chiare. Trovare negozi aperti è senz'altro importante, ma non basta senza un progetto globale, basato su un cambio di mentalità che riguarda tutti: in primis l'amministrazione comunale, che deve fare la sua parte e anche di più per creare, anzi ricreare, quella cultura dell'ospitalità e dell'accoglienza che Livorno aveva tanto tempo fa e che ha smarrito.
Questa non è retorica, ma è proprio la sostanza vera del discorso: sono cose precise, preliminari ma fondamentali, senza le quali non si possono immaginare iniziative né progetti davvero funzionanti. Bisogna superare un atteggiamento di pigrizia e di chiusura, e la crisi può diventare un'ottima opportunità per questo risveglio. Per realizzare questo cambiamento, ci vuole una formazione diffusa e di base sulla cultura del turismo (finora molto latitante). Occorre anche un patto fiduciario globale tra tutti: Comune, commercianti, le associazioni delle categorie interessate, mezzi di informazione e cittadini. Facciamo un pezzo alla volta, ma con la strategia del pacchetto completo, secondo una visione strategica. Se cambiamo passo, possiamo progettare un futuro dove l'offerta turistica – quella delle crociere, quella più decisamente commerciale e quella culturale – sia sempre un'offerta di qualità, ma differenziata in base ai target dei nostri ospiti.
Se tutto ciò non avverrà, ci aspettano tempi ancora più difficili. Noi, come nuova amministrazione, lo abbiamo ben chiaro e metteremo in campo tutte le nostre energie e capacità per farlo, ma non possiamo essere soli. Ciò significa, rispetto all'atteggiamento di pigrizia di cui dicevo sopra e che forse ancora ci condiziona, che occorre fare un passo indietro rispetto alle proprie esigenze particolari, per farne tre avanti e remare tutti nella stessa direzione per il bene della città.
(*) Nicola Perullo
Assessore comunale a Turismo, Sport, Marketing territoriale e Folklore
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