Toscana
Gallanti a raffica sul M5s «Scrivono strafalcioni»
«Il rischio di svalutazione della società aumenterà se perdiamo ancora tempo Tutela dei lavoratori e piano industriale da sempre nei programmi dell’Authority»
LIVORNO. Ormai è scontro tra Giuliano Gallanti e il mondo dei Cinque Stelle. Dunque, semplificando, tra Autorità Portuale e amministrazione comunale. Il giorno dopo il duro attacco firmato M5s al numero uno del porto - accusato di essersi comportato da padre padrone in comitato portuale - Gallanti replica. Replica sui contenuti, per spiegare i motivi che porteranno alla privatizzazione di Porto 2000, ma replica soprattutto sulle modalità democratiche che hanno portato a quella decisione, definendo «ignoranti» i consiglieri pentastellati, capaci di «infarcire di strafalcioni tecnico-giuridici da matita rossa» il loro documento sul porto. Ma contestando anche l’idea che essi e quel loro documento rappresentino tutta la cittadinanza livornese.
«E' spiacevole intervenire in una polemica avviata sulla stampa e non in sedi istituzionali, ma l'articolo apparso sul Tirreno rende necessarie precisazioni prima tecniche che politiche, in quanto le affermazioni riportate tra virgolette risentono di una profonda ignoranza su cosa sia l'Autorità portuale e sulla legislazione portuale in genere», scrive in una dura nota Gallanti.
Porto italiano, non livornese. «Il porto di Livorno non appartiene alla città, ma è un porto statale di rilevanza nazionale ed internazionale, che "ricade" nel territorio comunale livornese, con l’importante conseguenza che i rispettivi strumenti di pianificazione non possono essere in contrasto», sottolinea Gallanti. «Il sindaco - aggiunge -, al pari di altri soggetti istituzionali, designa solo uno dei candidati alla presidenza, ma non è automatico che la scelta del ministro delle infrastrutture e trasporti, d'intesa col presidente della Regione, ricada su tale candidato».
E’ l’Authority, non un assessorato. Quasi recitando una sorta di bignami portuale, Gallanti prosegue la sua “ripetizione” ai consiglieri pentastellati. «L'Autorità portuale non è un assessorato del Comune, né un'istituzione cittadina, ma un ente pubblico nazionale non economico, il che significa che non produce beni o servizi, ma ha funzioni amministrative. E infatti siamo soggetti alla sola vigilanza del ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di quello dell'economia, del collegio dei revisori e della Corte dei conti».
Decide il comitato portuale. Ed eccoci all’organo principe di ogni decisione, quel comitato portuale che - secondo i Cinque Stelle - avrebbe dovuto inchinarsi al consiglio comunale. «L’organo deliberante è il comitato portuale - spiega Gallanti - competente per alcune materie tassativamente indicate dalla legge».
Il Comune? Vale uno. Il presidente dell’Authority prosegue. «I componenti del comitato portuale rappresentano le istituzioni nazionali e locali nonché le parti sociali, dal mondo dell'impresa alle organizzazioni sindacali, ciascuno, a legislazione vigente, con pari dignità». Come dire, anzi ribadire: il Comune vale uno e gli altri 21 membri hanno la sua stessa dignità.
Tutti per la privatizzazione. E finalmente la replica di Gallanti entra nella partita di Porto 2000. «E' sbagliato personalizzare la vicenda attribuendo tutta la responsabilità al sottoscritto, il quale sta dando attuazione a delibere assunte all'unanimità dal comitato portuale fin dal 2011. Al contrario, la seduta di comitato portuale del 28 luglio non era un atto dovuto da parte del presidente, ma rispondeva ad un principio di partecipazione».
Il comitato non è il consiglio comunale. Gallanti continua: «Il fatto che il Movimento 5 stelle rivendichi che la posizione consegnata al sindaco con gli atti di indirizzo sia rappresentativa dei cittadini di Livorno è fuorviante sotto diversi punti di vista: intanto perché anche le parti sociali presenti in comitato rappresentano cittadini livornesi (imprenditori e lavoratori), poi perché applicando questo criterio, sarebbe inutile il comitato portuale, dovendosi tutti adeguare alla posizione del Comune, infine perché gli altri enti locali presenti in comitato portuale (Regione e Provincia) potrebbero vantare una rappresentatività numericamente ben superiore al Comune».
D’accordo su tutela dei lavoratori e piano industriale. Il numero uno di palazzo Rosciano entra anche nel merito delle decisioni del consiglio comunale del 25 luglio: «Intanto il destinatario era il sindaco e non il comitato portuale - precisa -. E poi giova ricordare che l'atto, approvato con 28 voti favorevoli e un contrario, non richiede il mantenimento in mano pubblica della Porto di Livorno 2000, ma, da un lato, la tutela delle condizioni di lavoro del personale attualmente impiegato in continuità di rapporto di lavoro con l'impegno ad una contrattazione preventiva tra i soci e le rappresentanze sindacali sulle garanzie da introdurre nel bando, dall'altro che in sede di offerta, il piano industriale abbia un peso maggiore rispetto all'offerta economica. Entrambe condizioni che erano già parte dei programmi dell'Authority, come più volte pubblicamente manifestato (l’ultima proprio nell'audizione davanti alle commissioni consiliari del 23 luglio). Non a caso già immediatamente dopo il comitato portuale del 28 luglio si è tenuto un incontro tra Autorità portuale e Rsa della Porto 2000».
Quegli strafalcioni del M5s. Il finale è per l’atto del consiglio comunale nel quale si invita il sindaco a caldeggiare una gestione pubblica maggioritaria della Porto 2000. «Un atto infarcito di strafalcioni tecnico-giuridici da matita rossa, approvato con il solo voto favorevole dei consiglieri del M5s, rappresentativi non dell'intera cittadinanza».
Nessuna svendita, anzi. L’ultimo capitolo riguarda il merito della questione. «Qanto alla presunta "svendita" o "sottovalutazione" della Porto di Livorno 2000, è di tutta evidenza che è proprio il passar del tempo nell'inerzia che aumenta il rischio di svalutazione e addirittura di impossibilità di vendita in quanto più si accorcia il tempo residuo della concessione (che scade il 31 dicembre 2019), e più difficile sarà piazzare le quote sul mercato. A meno che, ribaltando il punto di vista espresso nell'articolo, non ci sia davvero l'interesse di qualcuno a far morire la Porto di Livorno 2000 per intervenire su un mercato a quel punto tabula rasa».
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