Gioco
«Gallanti e Costalli, quanto contano i voti dei cittadini?»
Porto 2000, M5s contro Authority e Camera di Commercio «Non è mai capitato che una privatizzazione porti benefici»
LIVORNO. Svendita. Il gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle non usa mezzi termini per giudicare il risultato del comitato portuale dell’altro ieri. E in un documento accusa duramente il presidente dell’Authority Gallanti di non aver rispettato la volontà dei cittadini. Riaprendo una polemica vecchia ma poco interpretabile sui voti all’interno del comitato portuale: dove, parla chiaro la legge, ognuno dei 22 membri (dunque anche il Comune di Livorno) vale uno, in rappresentanza di imprenditori, lavoratori, enti locali e altri enti pubblici ed è portatore .
La svendita. Il consesso, sostengono i consiglieri grillini, «ha seguito le linee guida indicate dall’advisor Kpmg, che non prendono mai in considerazione la possibilità di rinnovo della convenzione e non tengono in nessun conto di come il piano regolatore portuale sia in dirittura d’arrivo e di quante nuove possibilità di azione questo possa dare alla società».
Decisione contro i cittadini. «La decisione presa è in netto contrasto con quanto espresso dal consiglio comunale del 25 luglio - accusano i 5 Stelle - in cui l’organo rappresentante la volontà dei cittadini ha deliberato un atto di indirizzo chiaro volto a mantenere la governance pubblica della Porto di Livorno 2000. Una posizione espressa nei vari atti di indirizzo non solo dal gruppo di maggioranza, ma anche dai gruppi di opposizione Buongiorno Livorno e Partito Democratico».
Le accuse a Gallanti. I Cinque Stelle se la prendono soprattutto con Giuliano Gallanti, deus ex machina del porto. «L’Autorità Portuale è un ente pubblico e come tale, il suo presidente deve rispondere al buon funzionamento della res publica - sostengono in un documento -. Non può disporre a proprio piacimento, come fosse il socio di maggioranza di una azienda privata, di un bene che non è suo ma è di tutti. Gallanti ha ricevuto un solo atto di indirizzo proveniente da un ente pubblico ed è appunto quello discusso, votato e approvato all’unanimità dal consiglio comunale di Livorno che prevede il mantenimento della governance pubblica della Porto di Livorno 2000. Oppure dobbiamo pensare che vi siano stati altri atti di indirizzo da enti pubblici diversi dal Consiglio Comunale di Livorno? O peggio ancora che vi siano stati atti di indirizzo privati?». I consiglieri pentastellati pretendono spiegazioni. «Gallanti deve delle risposte non a noi, ma all’intera cittadinanza livornese, che, pro-quota, contribuisce al suo stipendio».
Ce n’è anche per Costalli. «La decisione del comitato portuale è resa ancora più grave dalla posizione del presidente della Camera di Commercio, Sergio Costalli che ha sostenuto di volere procedere per parte sua alla dismissione delle quote in possesso della Camera di Commercio - sostengono gli eletti dei Cinque Stelle -. Egli addirittura punta a far scendere la quota pubblica ben sotto il 50% almeno fino al 33%. Anche a Costalli chiediamo: ha ricevuto altri atti di indirizzo di rappresentanti dei cittadini di segno opposto rispetto a quanto deciso dal consiglio comunale di Livorno? O peggio l’amministratore pubblico ha preferito adottare atti di indirizzo privati?».
Privatizzazioni pericolose. «I lavoratori sono preoccupati e noi lo siamo con loro», sostengono i Cinque Stelle. «Non è mai capitato che una privatizzazione porti benefici alla collettività. I privati puntano al profitto e se per ottenerlo devono “ridurre i costi”, “ottimizzare il personale” o altro, i primi a pagare il prezzo più alto saranno proprio i lavoratori che verranno mandati a casa oppure che saranno sottoposti al ricatto di accettare condizioni salariali e lavorative peggiori».
(g.co.)
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