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Detenuto tenta il suicidio due volte in una settimana: gesti simbolici di protesta
Vorrebbe essere trasferito in un altro carcere per stare più vicino a sua moglie e poterla vedere durante i colloqui previsti con la famiglia. Ma si tratta di una richiesta non possibile, non solo...
Vorrebbe essere trasferito in un altro carcere per stare più vicino a sua moglie e poterla vedere durante i colloqui previsti con la famiglia. Ma si tratta di una richiesta non possibile, non solo tecnicamente, per motivi legati al suo stato di detenuto, ma anche perché ci sono altri problemi familiari che ostacolano la situazione. Fatto sta che un giovane di origini slave ha tentato per due volte in una settimana di togliersi la vita impiccandosi in cella alle Sughere.
Un gesto simbolico, di protesta, che comunque non ha avuto conseguenze gravi per la salute del giovane.
Secondo la ricostruzione emersa, in entrambi i casi, sono stati i detenuti della camera accanto a dare l’allarme agli agenti della polizia penitenziaria in servizio.
Il trentenne ha preso le lenzuola del letto e le ha legate fino a formare una lunga corda. Poi, è salito su uno sgabello fino a raggiungere la finestra e ha legato il lenzuolo alle inferriate, per poi lasciarsi cadere. Ma la dinamica dei fatti non è stata tale da mettere a rischio la vita del giovane, che comunque ha ripetuto lo stesso tipo di protesta pochi giorni dopo. È quanto emerge dalle testimonianze.
«Si è trattato di un gesto dimostrativo che non ha avuto conseguenze preoccupanti - conferma il garante del detenuti, Marco Solimano - Il giovane per fortuna non ha rischiato la vita. Faremo comunque degli approfondimenti».
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