Il Tirreno

Livorno

Dalla Bussola al Concorde, dal Frumpy all'Apogeo,quanta musica è finita

Stefano Bartoli
Dalla Bussola al Concorde, dal Frumpy all'Apogeo,quanta musica è finita

E' una specie di desolante ecatombe quella che riguarda il settore delle discoteche in Toscana: tra i locali storici resistono La Capannina, il Boccaccio Club e pochi altri, ma le presenze nei fine settimana sono un terzo di quelle degli anni Novanta 

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Se si pensa che il “2001 Odissey” di Brooklyn (New York), il locale cult della disco-music degli anni Settanta, quello dove John Travolta ballava ne “La febbre del sabato sera”, è stato prima abbandonato, poi demolito e infine venduto a pezzi a qualche collezionista di mememorabilia cinematografiche su eBay, beh, in fondo adesso non c’è molto da meravigliarsi. Sì, perché l’ecatombe di “dancefloor” a cui stiamo assistendo in questi ultimi anni in Toscana parte da lontano: dal trend, dalla mancanza di musica adatta, da scelte gestionali non proprio azzeccate e soprattutto dalla discesa delle discoteche, nella classifica dell’intrattenimento, dal primo ad almeno al terzo posto, superate perfino da smartphone e da pub.

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E così uno dopo l’altro sono spariti nomi mitici dei sabati di casa nostra: il Ciucheba di cui parliamo a parte, ma anche il Concorde di Chiesina Uzzanese, la Canniccia di Marina di Pietrasanta, il Four Roses che furoreggiava a Marina di Grosseto, il Bella Bimba di Albinia, l’ex Frumpy e poi Pachamama, struttura di Tirrenia che nacque da un ex capannone costruito nel dopoguerra dai soldati statunitensi ed ora ridotto ad un cumulo di macerie, orribile biglietto da visita posto proprio tra i due cartelli che ricordano la bandiera blu di questa località de litorale pisano.

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Desolante ecatombe. Insomma, una specie di viale del tramonto, con giovani e meno giovani che adesso preferiscono altri lidi per stringere amicizia, anche se alcuni ritrovi storici, pur con discrete difficoltà, riescono a resistere. «È duro andare avanti - commenta Edilio Pellinacci, titolare con il fratello Leonardo della discoteca Boccaccio di Calcinaia, in provincia di Pisa - Noi non molliamo, anche se le presenze del fine settimana sono un terzo di quelle degli anni Novanta. Fortunatamente riusciamo a far divertire la gente ed a reggere ad una crisi che ha diverse ragioni.
Tra queste, forse la più importante è quella legata all’avvento dei Pr, cioè di quelle persona incaricate di raccogliere clienti e portarli nel locale: noi fortunatamente abbiamo fatto la scelta giusta, ma chi si è affidato totalmente a loro ha dovuto fare i conti con una notevole facilità di migrazione da un locale all’altro. Voglio dire che così come ti portavano dentro cento persone, bastava che qualche altre gestore offrisse un compenso maggiore per vedere sparire il triplo dei clienti.

Poi manca la musica, nel senso che i disc-jockey fanno milioni di dischi, ma alla fine sono pochissimi quelli che hanno veramente successo. È una situazione completamente diversa da quando, negli anni Settanta, Ottanta e Novanta chi stava in consolle riusciva ad avere pezzi d’importazione dagli Stati Uniti e dall’Inghilterra. Io sono nel settore dal 1977 ed ho visto di tutto, per cui non posso dimenticare neanche quelli che “pascolavano” in discoteca, oltre al fatto che le persone anziane sono sempre di più ed i giovani enormemente di meno, proprio come avviene per il mondo della scuola».

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Amarcord, ma di successo. Anche in Versilia, alla Capannina di Forte dei Marmi, i problemi non mancano, ma il locale resiste e il suo proprietario Gherardo Guidi ha giocato molto bene le sue carte: così, annunciandoci che probabilmente, forse già il prossimo autunno, riaprirà presto la mitica Bussola di Focette, locale che ha acquisito da tempo, spiega anche la “formula magica” a cui si è affidato. E quest’ultima è molto semplice: personaggi collaudati che, come sottolinea Guidi, piacciono a tutte le generazioni. «Parlo di Umberto Smaila, Jerry Calà a cui aggiungerò presto Pupo - spiega - Sono tutti professionisti che fanno sognare e divertire, suonano e cantano pezzi degli anni Sessanta e Settanta, ma soprattutto piacciano ai ventenni come ai sessantenni. E lo sa qual è la soddisfazione più bella? Vedere la gente che esce contenta, un risultato che non è affatto facile da ottenere».

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(Giorgio Ariani, Jerry Calà, Umberto Smaila, Franco Oppini e Solange durante una serata al Ciucheba)

 

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