Gioco
Comunità ebraica: indignati per quello striscione anti-Israele a Effetto Venezia
La Comunità ebraica, per mano del presidente Vittorio Mosseri, ha scritto una lettera aperta al sindaco Nogarin perché prenda posizione contro lo striscione che a Effetto Venezia accusa Israele di essere terrorista e di compiere un «genocidio a Gaza»
LIVORNO. «Israele non è in conflitto con i palestinesi, ma con i terroristi palestinesi»: la riprova è nel fatto che l'organizzazione della "Stella di David" e gli ospedali israeliani «soccorrono, curano e assistono israeliani e palestinesi, senza alcuna distinzione». E ancora: «Se Hamas getta le armi non c'è più la guerra. Se le getta Israele non c'è più Israele». Sono alcune delle frasi della lettera aperta che Vittorio Mosseri, presidente della Comunità ebraica livornese, ha inviato al sindaco Filippo Nogarin dicendosi «scosso e indignato» perché a Effetto Venezia era presente un grande striscione con questa scritta: «Fermare il genocidio a Gaza. Israele vero terrorista». Nella lettera si sottolinea l'invito a «una presa di posizione che elimini qualunque voce di odio e conflittualità».
Mosseri ribadisce che Israele, «anche con le azioni militari in atto in queste settimane», non fa altro che difendere «il diritto alla propria esistenza». Anche perché da «ben nove anni» da Gaza vengono «lanciati missili contro i civili israeliani» che vivono «sotto l'incubo degli attacchi missilistici».
Nei giorni scorsi non erano mancate le iniziative di protesta contro l’attacco di Israele a Gaza: culminate, nella nostra città, nel presidio di protesta davanti alla sede della prefettura.
Questo il testo completo della lettera di Mosseri al sindaco.
Gent.mo Sig. Sindaco,
Le scrivo a nome della mia Comunità, scosso e indignato per quanto accaduto ieri sera, durante la festa per l’inaugurazione di Effetto Venezia. Luogo dell’incontro, del rispetto e del divertimento, non ho potuto non notare uno striscione che mi ha particolarmente offeso e addolorato, come ha offeso e addolorato altri cittadini, non solo miei correligionari. La scritta era particolarmente eloquente: “Fermare il genocidio a Gaza. Israele vero terrorista”.
Non posso non notare posizioni antisemite, contenute in affermazioni spacciate per anti-israeliane, che sempre più spesso vengono invece legittimate come critica al governo al cui capo oggi siede Benjamin Netanyahu.La disinformazione o una voluta mancanza di informazione, certamente di natura ideologica, distorcono la verità delle cose. Come il caso di questo striscione, appeso in modo disinvolto alla finestre del quartiere.
Prima di tutto il significato di “genocidio” viene storpiato e usato fuori contesto. Quello che sta succedendo a Gaza è fortemente drammatico, si parla infatti di perdita di vite umane.Sono ben consapevole della sacralità della vita e mai mi permetterei di sminuirne il valore. Al contrario, me ne faccio difensore: questo è l’insegnamento della Legge ebraica. Il genocidio, però, è un’altra cosa e chiama in causa ben altri scenari. L’uso corretto del dizionario consente di attribuire ai fatti una prospettiva o, comunque, è già un primo passo per farlo con consapevolezza. In questo caso il senso è saltato del tutto e, peggio ancora, usato per fini propagandistici.
In seconda battuta, il giudizio di merito attributo a Israele quale “terrorista” non è certo più veritiero. Gli autori dello striscione conoscono il significato dell’aggettivo “terrorista”? Sia chiaro per tutti, dunque: Israele non può essere definito uno Stato terrorista, perché si sta difendendo da una organizzazione (questa, sì, terroristica) che ha come obiettivo la distruzione di Israele stesso, come recita il loro statuto. Israele, anche con le azioni militari in atto in queste settimane, difende il diritto alla propria esistenza.
Sono ben nove anni che da Gaza vengono lanciati missili contro i civili israeliani, ovvero da quando, sotto il governo di Ariel Sharon, la Striscia è stata lasciata ai palestinesi. Sono quindi nove anni che la popolazione israeliana vive sotto l’incubo degli attacchi missilistici, scandedo la propria vita tra una sirena e l’altra, tra le corse al rifugio più vicino ed al ritorno alle proprie attività quotidiane. Nella speranza che il sistema di protezione non fallisca.
Israele si trova a dover spendere milioni di dollari per la Kipat Barzel (o Iron Dome, cioè Cupola di Ferro), un sistema militare impiegato quale misura difensiva nei confronti dei missili di Hamas, neutralizzandone per fortuna centinaia. È solo ed unicamente per questo che, oggi, non c’è stata una strage di civili.
Al contrario, Hamas ha utilizzato e utilizza tutte le proprie risorse, che non sono poche come invece si vuole far credere, in missili e nella costruzione di tunnel attraverso cui far passare i terroristi e i missili stessi. I tunnel, inoltre, vengono costruiti appositamente sotto le abitazioni, gli ospedali e le scuole, riducendo i civili, in particolare i bambini, a veri scudi umani. Delle bombe e dei missili piazzati nelle scuole gestite dall’ONU ne hanno parlato tutti i media. Si può dire lo stesso per Israele?
Terrorista, dunque, è chi usa i civili come scudi umani, non chi cerca di difendersi. È un fatto. Ed è sotto gli occhi di tutti, anche se in molti fanno finta di non accorgersene. Questo striscione, diffondendo false verità, non fa che alimentare l’odio verso Israele e di conseguenza verso gli ebrei. Gioca, in maniera subdola e pericolosa, su quel confine sempre più labile e pretestuoso tra anti-israelismo e antisemitismo.
In Israele, anche senza “guerre” in atto, le famiglie la mattina si separano: il padre porta un figlio a scuola con un autobus, la madre un altro con un altro autobus, così, se un veicolo viene fatto saltare in aria da un terrorista che si imbottisce di esplosivo, almeno non tutta la famiglia viene annientata. Questa è l’atmosfera che si vive in Israele, questa è l’ansia che si respira per il terrore di non ritrovarsi la sera, al rientro. Si può dire lo stesso per Hamas?
Israele non è in conflitto con i palestinesi, ma con i terroristi palestinesi. Israele accoglie, nella pienezza dei diritti, i palestinesi (e gli arabi) che, in fuga dai loro regimi politici, oltrepassano i confini e decidono di stabilirsi nell’unico Stato democratico del Medio Oriente. Li fa cittadini attivi. Tanto che arabi e palestinesi, così come tutte le altre realtà sociali e religiose, sono rappresentati politicamente e hanno diritto di voto. Si può dire lo stesso per Hamas?
Il Magen David Adom e gli ospedali israeliani soccorrono, curano e assistono israeliani e palestinesi, senza alcuna distinzione. Ed in particolare in questi tragici giorni, l’ospedale di Beer Sheva sta fornendo assistenza ai bambini feriti che arrivano da Gaza. Si può dire lo stesso per Hamas?
A Israele e ai palestinesi non piace la guerra. Invece piace ad Hamas, che, unitamente a una politica della tensione, la vede come strumento per raggiungere i propri fini. Hamas non è uno Stato, non aspira ad esserlo, tantomeno con gli strumenti della politica e della diplomazia, come invece fanno i Territori palestinesi. Hamas vuole impadronirsi sempre più dei gangli politici dell’Autorità palestinese, controllarla definitivamente e instaurare una guerra totale per annientare Israele. “Se Hamas getta le armi non c’è più la guerra. Se le getta Israele non c’è più Israele”.
La carica di Sindaco che lei ricopre La responsabilizza per una presa di posizione che elimini qualunque voce di odio e conflittualità. Livorno, storicamente città della coesistenza virtuosa delle diversità, deve essere oggi più che mai una testimone attiva di pace e dignità umana. La verità è lo strumento per veicolarle.
Distinti saluti,
Vittorio Mosseri
Presidente della Comunità Ebraica di Livorno
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