Il Tirreno

Livorno

Armando Picchi, dal mito alla fotografia di un'epoca

Armando Picchi, dal mito alla fotografia di un'epoca

La vita del calciatore, morto a soli 35 anni, diventa uno spettacolo in scena in piazza del Luogo Pio. Il monologo è interpretato da Crestacci che lo ha realizzato con Brucioni

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LIVORNO. Dopo la serata dedicata a Beppe Orlandi e al suo indimenticabile vernacolo si torna a parlare di un grande livornese stasera sul palco principale di Effetto Venezia, dove Michele Crestacci intepreterà “Picchi”, il monologo scritto insieme al regista Alessandro Brucioni e dedicato a Armando Picchi, giocatore e allenatore livornese.

Lo spettacolo chiude la trilogia con la quale gli autori hanno reso omaggio negli anni passati anche a Amedeo Modigliani e a Giorgio Caproni.

Si tratta di monologhi che trattano sia la storia personale che la figura pubblica, tenendo sempre ben presente lo sfondo storico su cui la sua vicenda si articola.

"Come nei precedenti casi- spiega il regista Alessandro Brucioni - siamo di fronte a un livornese mitico. Siamo partiti raccogliendo notizie e intervistando le persone che conobbero Armando, dalla famiglia agli amici di gioventù, per raccontare la storia di un uomo forte e risoluto, al tempo stesso un sognatore e un atleta straordinario".

Come è tipico dei loro spettacoli, Crestacci e Brucioni collocano la storia della vita di Picchi sul telone di fondo del contesto storico e sociale del tempo, dando risalto a quegli aspetti dell'ambiente che più li toccano: l' Italia che cresce durante il boom economico e Livorno a seguito, che immaginano divisa tra i tempi che cambiano velocemente e il provincialismo del postguerra.

Quella di Picchi è la storia di un giocatore che corre sul mare dietro a un pallone e che pochi anni dopo, con la maglia dell'Inter, vince due Coppe dei Campioni e due Coppe intercontinentali.

La storia di un mito che era già esistente quando la morte giunta prematura e improvvisa, lo strappò a soli 35 anni dalla carriera di allenatore e dalla sua famiglia.

Crestacci aggiunge in scena la sua comicità per raccontare aneddoti che rendono agli spettatori un Picchi profondamente umano, unito agli altri due personaggi dal filo rosso di una narrazione che mischia storia e immaginario, una matrice comune per ricordare tre livornesi illustri con tenerezza e profondità.

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di Redazione web