Il Tirreno

Livorno

In comitato portuale la patata bollente della privatizzazione

Oggi il “parlamentino” dell’Authority è al bivio: in ballo il destino della società pubblica del porto passeggeri

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LIVORNO. Oggi il comitato portuale – il “parlamentino” istituzionale dell’Authority – torna a mettere sotto i riflettori la patata bollente della Porto di Livorno 2000, la società pubblica (al 72,18% dell’Autorità Portuale, il resto in mano alla Camera di commercio) che gestisce il porto passeggeri sia sul fronte dei traghetti che su quello delle crociere. Anzi, per essere più precisi: in ballo è la vendita delle quote da parte dell’istituzione portuale.

La legge del ’94 impone alle Autorità Portuali di non avere società di gestione e dunque è da almeno dieci anni che la Corte dei Conti mette nero su bianco la sollecitazione perché l’Authority scenda sotto il 50%. È una solfa che va avanti da anni e dunque c’è chi si chiede se l’obbligo di legge sia così obbligatorio. Però a Palazzo Rosciano sono arrivati segnali per cui l’ultimo segnale è stato proprio l’ultimo e poi parleranno i magistrati a suon di atti d’accusa.

Dunque, Gallanti vende. Ma un conto è che venda semplicemente per ottemperare a quest’obbligo (basterebbe il 23% per scendere sotto la soglia del 50% come chiede la normativa) e un altro è cercare di dare un futuro al settore crociere a Livorno. Come? Mettendosi nelle mani di un partner industriale strategico: un gigante internazionale? un’alleanza di operatori locali? un mix fra questo e quello?

Non è un segreto che l’advisor Kpmg abbia caldamente suggerito a Gallanti di mettere in vendita il pacchetto di controllo facendo uscire la società dal perimetro del controllo pubblico. E aggiunge che non bisogna aver paura di affidarsi ai privati: a tal riguardo, di fronte alla commissione consiliare di Palazzo civico racconta che a Civitavecchia (2,5 milioni di passeggeri) Costa, Msc e Royal Caribbean si dividono al 33,3% la società del porto crociere Crociere 33,3%; a Venezia (1,7 milioni di passeggeri) nel terminal l’Autorità portuale ha solo il 35%, a Napoli (1,2 milioni di passeggeri) l’Authority è al 5% e la maggioranza è in mano a diversi armatori, idem a Genova (800mila passeggeri), dove però la quota dell’Autorità portuale è al 22%.

Ma è altrettanto evidente che c’è una larga fetta della scena politica civica che proprio non vuol saperne della privatizzazione: va da Sinistra Anticapitalista al Comitato di Landi-De Peppo, da Lamberti-Batini a Rifondazione passando per la Rsu dei lavoratori Porto 2000 e la lista potrebbe continuare ancora. Cosa dicono? Soprattutto una cosa: privatizzare con una concessione in scadenza al 2019 e con il Prg ancora da attuare significa fare un regalo grande come una casa ai privati che arrivano, visto che la società è valutata sui 7 milioni di euro.

Mauro Zucchelli

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