Italia
«La mammografia? Venga tra un anno» Liste d’attesa record in ospedale
Tutti i dati. Per un’ecografia addominale servono 8 mesi, il doppio rispetto al 2012. Il direttore dell’Asl a caccia di soldi in Regione
LIVORNO. Il medico di famiglia vi ha suggerito una mammografia, dicendovi che non c’è urgenza ma che un controllino sarebbe meglio eseguirlo? Vi conviene prenotare fuori Livorno oppure fare un bel pieno al bancomat e rivolgervi ad un centro privato, perché per sostenere l’esame in viale Alfieri dovreste aspettare 348 giorni. Sì trecentoquarantotto, praticamente un anno.
E’ il tempo record di una lista di liste d’attesa a sua volta da record, che oggi tristemente vanta l’ospedale di Livorno e caratterizza tutta l’Asl 6.
E se anche fosse vero quanto sussurra radio-ospedale, e cioè che il direttore generale Eugenio Porfido già questa settimana potrebbe alzare finalmente le braccia al cielo e annunciare vittoria nella battaglia intrapresa da mesi con la Regione per avere finanziamenti con cui tentare di abbattere la maxilista, resta il fatto che la polaroid scattata oggi dai dati forniti dall’azienda è sconfortante e da sola è in grado di spiegare il sentiment di tanti livornesi nei confronti di un sistema sanitario sempre più spesso criticato e mal visto.
Perché se la mammografia vince lo scudetto dei tempi biblici, sul podio ci stanno anche l’ecografia cutanea (337 giorni) e l’ecografia alla mammella (303), ed entrano nelle coppe, tanto per sdrammatizzare con un paragone calcistico, esami diagnostici importanti e comunissimi, come l’ecoaddome (230) o la risonanza al cervello (219).
Le proteste dei livornesi. Le segnalazioni dei lettori al nostro giornale sono continue. L’ultima è arrivata dal signor Marcello Marconi: “Il 21 luglio - ci ha scritto - mi sono presentato al Cup per prenotare una ecografia ad un piede. Mi hanno dato un appuntamento per lunedi 28 settembre, ma del 2015. Alla mia sorpresa l'addetto allo sportello mi ha chiarito che il primo appuntamento utile avrei potuto averlo il 20 agosto di quest’anno, ma all’Isola d'Elba”. La storia di Marcello Marconi è l’odissea che ogni anno coinvolge migliaia di livornesi.
Tempi raddoppiati. In effetti, come si può notare dalla tabella qua sopra, le prestazioni fornite nel presidio di Portoferraio sono quelle in cui l’attesa è minore e che soprattutto contribuiscono ad abbassare la media aziendale, che resta tuttavia fuori dagli standard regionali in 50 casi su 59. Una situazione ormai insostenibile, che nel tempo è andata per la maggiorparte peggiorando. Un esempio? Nel 2012 per la solita ecografia addominale a Livorno servivano 126 giorni (4 volte i tempi massimi previsti dalla Regione), oggi ce ne vogliono cento di più (8 volte fuori dagli standard), mentre i 27 giorni necessari per una visita otorino sono raddoppiati a 50.
Colpa dei tagli. Che cosa è successo negli ultimi due anni? Secondo i sindacati il taglio continuo del personale e delle risorse è alla base dell’allungamento delle liste. Ed è lì che Porfido ha spiegato di aver mirato la sua battaglia. «In Regione stiamo definendo una quota che dovrà servire per l’abbattimento delle liste. Io sto cercando di portare a casa più soldi possibili - ha spiegato il direttore generale al Tirreno -. L’operazione che ho disegnato è sviluppata in due step: il primo prevede l’abbattimento delle liste attuali con forze in più che avremo attraverso risorse regionali. Dopo di che il mantenimento di un livello adeguato dei tempi d’attesa dovrà avvenire con assunzioni e sarà facilitato dall’arrivo della nuova Tac del pronto soccorso previsto ad inizio dell’autunno e dall’attivazione della scuola di ecografia aziendale che da settembre contribuirà a ridurre il peso sul settore radiologico».
Le urgenze in 72 ore. Attenzione: come spiega l’Asl per le patologie di tipo oncologico sono attivi percorsi specifici, mentre per gli esami ecografici, gli ecodoppler vascolari, le Tac e le risonanze esistono i protocolli “H 72”. Significa che quando il medico di famiglia ha sospetti di gravi patologie può indicare la priorità e gli esami prendono una corsia preferenziale con esecuzione entro 3 giorni. Ciò non toglie però che in tanti casi, la maggiorparte, se anche non c’è l’urgenza, cento, duecento o trecento giorni rappresentino un’attesa inaccettabile per chi ha comunque bisogno di un accertamento sanitario. E d’altra parte gli standard regionali lo dicono chiaramente. Ponendo però una domanda: perché davanti a certi dati si è continuato a tagliare?
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