Sicurezza
Il poeta centenario che tifa Nibali
Denaco Mantellassi: un soldato tedesco mi beccò che stavo disarmando un fortino
LIVORNO. «Tra tante insidie e tanti affanni, sono arrivato a 100 anni». Ci accoglie così Denaco Mantellassi, ridacchiando e scherzando sul traguardo raggiunto del suo centenario: il 25 luglio del 1914 questo signore che ha un secolo sulle spalle, nasceva «in quel di Collesalvetti». Si capisce subito che la poesia è una delle passioni, ne sono testimonianza numerosissimi attestati. Battuta pronta, qualche “moccolo” da vero “toscanaccio”(«per me è un intercalare») e ancora tanta vivacità. Quando il fotografo gli chiede di alzarsi in piedi per una foto, ecco che con un balzello si tira su dalla poltrona ed è pronto. Da fare invidia. «Ma le foto a me? Fo schifo, faccio ridè tutti i livornesi», dice scherzando.
«TIFO NIBALI». Poi spenge la tv. Già perché anche un altro grande amore fa parte della vita di Denaco: il ciclismo e ora il Tour. «Tifo Nibali: è “nostro”, anche se è nato in Sicilia, lui è toscano d’adozione», conclude con gli occhi pieni di entusiasmo, quelli che parlano molto più delle parole.
LA VITA. In cento anni di pedalate anche Mantellassi nella sua vita ne ha fatte eccome. Dopo aver trascorso i primi anni di infanzia a Colle, la sua famiglia, di origine contadina, si trasferisce al Gabbro nel ’23 («lì ho fatto le elementari, c’era solo quello: appena finite, ho iniziato a lavorare»). I primi lavori sono da contadino.
«Si andava a ballare alla Casa del Fascio. In paese erano tutti dei “fascistoni”». Guai a domandargli se anche lui lo fosse: «Per carità, io ero antifascista, come tutta la mia famiglia, lì ci si andava solo per divertirsi». La domenica, invece, si andava a Livorno: ovviamente in bicicletta».
Per Mantellassi il Gabbro ha un significato particolare: «È qui che ho preso moglie: ci siamo conosciuti quando avevo 23 anni, lei era ancora una bimbetta». Due anni prima, invece, Denaco parte per la leva obbligatoria, «ero specialista con l’alfabeto Morse. Prima andai a Genova, poi in provincia di Savona». Richiamato altre due volte alle armi, riesce sempre a farsi esentare con certificati medici.
SEMPRE ANTIFASCISTA. Pur avendo l’antifascismo nel suo dna, Mantellassi non partecipa attivamente come partigiano, ma dà lo stesso il suo contributo alla Resistenza, rischiando anche la vita: «Dopo che c’era stato lo sbarco in Normandia – racconta – mi trovavo insieme a un amico, anche lui comunista, a Vada. Si stava disarmando un fortino, quando arriva un soldato tedesco con la pistola. Ci stava per punire. Meno male che un suo connazionale civile fece da mediatore, dicendo che noi eravamo innocui. E così ci salvò».
LA FAMIGLIA. Nel 1958 Denaco si trasferisce con la moglie Gina Menichetti a Livorno. Prendono casa sugli Scali d’Azeglio (dove vive tuttora con la famiglia), e si danno da fare come possono. Lui prima lavora in una ditta edile, poi passa alla meccanica. Lei, invece, si occupa delle pulizie negli uffici. Dal loro matrimonio nascono Piero e Marisa. Ogni domenica Mantellassi va a trovare il fratello Dino (85 anni) nell’altra storica casa di campagna di Poggiarino, nei pressi di Rosignano Marittimo, dove si trasferì durante la guerra. L’altro fratello, Egisto, è morto invece nel 1986. “CALAFURIA”. La campagna e i suoi paesaggi sono stati spesso i soggetti prediletti delle sue poesie, ma da buon livornese, non poteva mancare anche una poesia del 1987 dedicata a Calafuria. Ne riportiamo solo l’ultimo verso: «Sopra di te calma si posa l’omonima torre secolare/sfidando il tempo, l’incuria e ogni cosa/ e pur negli anni resta a scrutare il mare».
Mauro Donateo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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