“Totòtruffa” è in moto, ruba e vende pezzi online
Nel garage della sua casa gli agenti hanno trovato un’officina abusiva L’indagine della polizia dopo la denuncia di uno studente livornese
LIVORNO. Il moderno “Totòtruffa”, discepolo di Antonio Peluffo protagonista del film del 1962, è un disoccupato di 35 anni che scova le proprie vittime sui siti di annunci di compravendita, li contatta, poi ruba loro la moto che successivamente fa a pezzi nell’officina abusiva sotto casa per poi completare il raggiro rivendendo carburatori, carene e motori sugli stessi portali, ma sotto falso nome.
Lo hanno rintracciato (e denunciato) dopo quattro giorni di indagini gli agenti della polstrada di Livorno con i colleghi della postale. A dare il via all’inchiesta il racconto di una delle vittime, uno studente livornese di 22 anni.
«Ho messo su subito.it l’annuncio di vendita della mia moto, una Yamaha R1. Dopo qualche ora - racconta - mi ha contattato un possibile acquirente. E ci siamo messi d’accordo per incontrarci il giorno successivo al parcheggio del PalaModì».
Quando i due si sono trovati faccia a faccia hanno discusso delle caratteristiche della moto, del prezzo e poi l’acquirente ha chiesto allo studente di poter fare un giro per testare personalmente le prestazioni della due ruote. «Ha lasciato la moto sulla quale era venuto - ricorda lo studente - ed è salito sulla mia. Inizialmente ha fatto un paio di giri nel parcheggio. Poi si allontanato. Credevo la volesse provare in strada. Così ho aspettato».
È passato un quarto d’ora, poi venti minuti, mezz’ora. «Dopo un’ora ho chiamato la polizia». La scoperta che lo studente ha fatto quando sono arrivati gli agenti è stata ancora più beffarda: la moto che era stata lasciata come pegno dal falso acquirente, una Aprilia RSV1000, è risultata rubata a Milano il giorno precedente.
Nei giorni successivi al furto gli agenti hanno scandagliato tutti i siti di annunci di compravendita. «Trentasei ore dopo la scomparsa della moto - spiega chi ha condotto le indagini - abbiamo trovato alcuni pezzi della R1 in vendita, li abbiamo mostrati al proprietario e li ha riconosciuti».
Il passo successivo è stato quello di risalire all’identità del venditore e soprattutto verificare se si trattava proprio del ladro. «L’inserzionista sospetto - proseguono dalla Questura - è risultato un signore residente a Napoli al quale avevano rubato i documenti».
È solo incrociando i dati degli inserzionisti con i numeri di telefono che comparivano sui siti, che gli investigatori sono finalmente riusciti a individuare il nome di un disoccupato nato a Milano ma residente con la compagna a Vigevano.
«Abbiamo fatto alcuni appostamenti, in seguito ai quali, è scattato il blitz all’interno del garage». Dentro decine di pezzi di moto tra i quali quelli della Yamaha R1 rubata a Livorno la settimana precedente.
Gli agenti hanno sequestrato altri tre telai con il numero di serie cancellato, e relative parti meccaniche per un valore di circa 40mila euro, riuscendo così a ricostruire in brevissimo tempo ben otto episodi di furto di motociclette, per lo più avvenuti nel nord Italia, e compiuti dal 35enne.
L’uomo, di cui non è stato fornito il nome completo, è stato indagato con l’accusa di appropriazione indebita, ricettazione e conseguente riciclaggio dei proventi derivanti dalla vendita dei pezzi dei veicoli.
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