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Porto 2000, Nogarin scrive a Costalli «Vogliamo almeno l’1% delle quote»
Lettera-blitz del sindaco alla Camera di Commercio: «È importante mantenere il controllo pubblico» Il caso scoppia in commissione con Gallanti: la sospensione, poi scintille sul futuro della società
LIVORNO. L'annuncio è di quelli che fanno gelare la commissione. Il classico colpo di teatro. Solo che questa volta, a giudicare dalle reazioni, a non aspettarselo non sono solo le opposizioni, ma anche i consiglieri di maggioranza. Ieri, di fronte alla terza e alla settima commissione riunite in Comune per parlare della Porto 2000, il presidente dell'Autorità portuale, Giuliano Gallanti, ha fatto questo annuncio: «Mezz’ ora fa abbiamo ricevuto per conoscenza una lettera inviata dal sindaco al presidente della Camera di commercio. Ve la leggo, decidete se è il caso di continuare...». Ed ecco il testo: «Il sindaco chiede alle signorie vostre la disponibilità della Camera di commercio a cedere all'amministrazione comunale parte delle quote della Porto 2000 per una percentuale pari o superiore all'1% del pacchetto azionario». E «tale scelta è finalizzata al percorso intrapreso dal Comune per il mantenimento del controllo pubblico sulla società».
In sala cala il silenzio. «Credo sia un po' difficile mantenere il controllo pubblico con l’1%, ma pongo a voi il problema… – taglia corto Gallanti – la mia audizione era finalizzata a un orientamento del consiglio sulla Porto 2000: io non ho problemi ad andare avanti, ma mi pare che il sindaco abbia già un orientamento dichiarato...». La seduta viene sospesa per dieci minuti. Il gruppo a Cinque Stelle si allontana. Quella parte di città che segue in streaming, per lunghi minuti osserva solo il presidente dell'Authority che in silenzio si guarda intorno.
Il sindaco già in passato aveva lanciato la proposta di comprare una parte delle quote della Porto 2000. Proposta che era suonata più come una provocazione anti-svendita, in risposta al percorso di cessione delle quote avviato dall'Authority, che dal 72% deve scendere per legge sotto al 50.
Ma ora ecco che Nogarin entra a gamba tesa nel percorso di privatizzazione.
La sala torna a riempirsi. Ed è subito polemica. Jari De Filicaia (Pd), chiede di interrompere, «perché questa comunicazione, che snobba il lavoro capillare fatto dalle commissioni, apre uno scenario diverso e annulla i percorsi partecipativi con cui un po' tutti si sciacquano la bocca... È un’ entrata a gamba tesa nel dibattito». D’accordo Elisa Amato (Fi). E Marco Bruciati (BL), pur chiedendo di andare avanti, è durissimo: «Inaccettabile che si sia bypassato l'iter consiliare, ricordo al sindaco che non è padrone delle sorti di questo Comune, è rappresentante di una città intera, certe decisioni le deve discutere».
Se il grillino Alessio Batini, rivolgendosi al Pd, dice che «è presto per battersi i pugni sul petto», lo stesso capogruppo M5S, Francesco Bastone, ammette che «il metodo è discutibile, giusto che il sindaco venga a relazionare, ma la gestione pubblica della Porto 2000 era un indirizzo già dato dal gruppo di maggioranza». Si va ai voti, la discussione riprende con la relazione di Gallanti. E con tanta carne già al fuoco.
Nella dettagliata relazione di 16 pagine presentata dal presidente, viene ribadito «l’obbligo imposto dalla legge per l’Authority di scendere al di sotto del 50%». Obbligo, si legge, «che va colto come opportunità per far entrare nella società un partner professionalmente qualificato nel settore e in grado di produrre un piano industriale e di investimenti tale da riempire di contenuti le previsioni del Prg portuale». «Lo stesso studio dell’advisor Kpmg – si legge – ha messo in evidenza che un socio con tali caratteristiche possa essere attirato solo offrendo la prospettiva di acquisire la governance (51%) e un periodo concessorio sufficientemente lungo per ammortizzare gli investimenti».
La cessione a privati di un pacchetto di quote, si legge ancora, «non è mai stata messa in discussione», a partire dalle delibere del comitato portuale del luglio 2005. Si parla di gara «a triplo oggetto», per individuare «un soggetto che sia partner privato, gestore del servizio ai passeggeri e concessionario di beni demaniali». Gallanti conferma che l’advisor ha valutato la Porto 2000 7 milioni di euro perché, «pur continuando a produrre utili» ha «tre fattori di criticità: 1) progressivo irrigidimento dei costi fissi; 2) tendenziale riduzione dei ricavi dovuta alla diminuzione dei traffici; 3) scadenza della concessione demaniale al 31 dicembre 2019». Ma non ci sta a sentir parlare di svendita, che «costituirebbe – scrive – un possibile danno erariale, e l’Authority è la prima e unica diretta interessata a che tale circostanza non sia neppure ipotizzabile». Nel bando, ripete, ci saranno una «clausola sociale per la salvaguardia dei livelli occupazionali» e una «antimonopolio».
Così si rivolge direttamente al consiglio: «Cosa potete fare per il bene del porto? Approvate la variante anticipatrice al piano strutturale». E si toglie un sassolino dalla scarpa: «In campagna elettorale tutti i candidati (ad eccezione di due di liste non presenti in consiglio) si erano schierati a favore dell’ingresso di operatori privati...». Con questo clima si va verso il comitato portuale di lunedì. Dove, premette, non ci saranno delibere da firmare, ma solo da informare...
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