Il Tirreno

Livorno

«Mi hanno lanciato un petardo in casa»

di Cecilia Cecchi

La denuncia del responsabile Caaf Cgil: ho visto scappare i colpevoli, ho chiesto aiuto ma non c’erano pattuglie

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PIOMBINO. Un fumogeno che qualcuno ti lancia dentro casa e che ti terrorizza. Il tanfo di qualcosa che brucia (e non sai cos’è). La paura per la figlia che è con te, per tua moglie nell’altra stanza e per il cane che è da qualche parte accoccolato vicino al divano. Com’essere catapultati dentro un thriller, all’ultimo respiro dove però sei tu il protagonista.

Un gioco , che per te può trasformarsi come niente in tragedia.

Riesci “a cavartela”, vedi da lontano chi può essere stato l’artefice dell’azione (difficile definirlo scherzo), chiami le forze dell’ordine ma «non c’è nessuna macchina disponibile». E quindi resti ad aspettare sperando che non accada nient’altro.

A raccontare quanto accaduto davvero la sera tra martedì e mercoledì, intorno alle 22,15 in via del Risorgimento, poco distante dal centro di Piombino, è l’involontario protagonista, Daniele Mercati, 49 anni, che ogni come responsabile provinciale del Caaf Cgil di Livorno parte dalla sua casa per raggiungere le Torri a Porta a Terra.

L’altra sera stava guardando la televisione insieme alla figlia Martina, 13 anni (la moglie era già andata in camera da letto).

«Abitiamo nell’appartamento da 19 anni, al piano terra – ricorda Mercati – Con Martina stavamo guardando la televisione, la finestra era ovviamente aperta. E a un certo punto mia figlia ha cominciato a urlare. Mi sono alzato di scatto. La sala era invasa dal fumo, mentre un forte odore di plastica bruciata ci ha preso alla gola. La bimba è scappata verso il corridoio – prosegue Daniele – e io ho individuato l’oggetto da cui proveniva il fumo. Era qualcosa in alluminio, con una parte sferica. Ho aspettato qualche secondo, cercando di capire di che cosa si trattava, temevo esplodesse o potesse incendiarsi».

Poi il primo pensiero, è stato quello di mettere la famiglia in sicurezza.

«Un attimo – riprende Mercati – Ho preso in mano questa cosa, ho afferrato la stagnola, e l’ho lanciata fuori dalla stessa finestra. Subito dopo ho chiamato sia il 113 che il 112».

«Nel frattempo mi sono anche affacciato, e ho visto due giovani, avranno avuto 16-17 anni, allontanarsi nei giardini del Perticale. Per questo ho sollecitato un intervento immediato. Dai numeri delle emergenze – conferma – mi è stato risposto che non c’erano pattuglie disponibili e che sarei dovuto passare a fare un esposto. Intanto mia moglie Cristiana – ricorda – è andata dalla nostra vicina, che abita in un appartamento simile al nostro, sempre al primo piano, su un altro angolo di via Risorgimento ad avvertirla. Perché la stessa cosa era successa a lei non molti giorni prima».

Dunque c’è qualcuno che si “diverte” a costruire bombe fumogene artigianali (di istruzioni sul web ce ne sono quante se ne vuole). Ma molto probabilmente senza pensare alle conseguenze.

«Sono azioni pericolose – sottolinea Mercati – o se fosse caduto su una tenda, o addosso a qualcuno o se in casa ci fosse stato un anziano incapace di muoversi o qualcuno con problemi respiratori? Poi le forze dell’ordine: capisco che si debbano valutare gli interventi in funzione della gravità e del personale in campo, ma come si può consigliare un esposto a chi si trova in una situazione di emergenza simile, con una figlia ancora impaurita e la casa invasa dal fumo...?».

«Comunque – spiega – sono uscito per controllare che l’oggetto non fosse finito sotto una macchina e non si fosse incendiato, provocando ulteriori problemi. Poi l’ho preso e lo consegnerò alle forze dell’ordine appena vado a fare denuncia contro ignoti».

Adesso c’è da capire se sia trattato di una bravata compiuta da due ragazzini senza un’alternativa o se invece dietro ci possa essere qualcosa di diverso, che adesso dovranno essere le forse dell’ordine a verificare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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