Gioco
Il vescovo Giusti «Il Papa in Israele per scoprire l’altro»
LIVORNO. «Papa Francesco voleva stanare i silenzi religiosi con il suo viaggio. E quegli abbracci con imam e rabbino, lì dove sono nate le tre grandi religioni monoteiste, volevano essere la spinta...
LIVORNO. «Papa Francesco voleva stanare i silenzi religiosi con il suo viaggio. E quegli abbracci con imam e rabbino, lì dove sono nate le tre grandi religioni monoteiste, volevano essere la spinta al riconoscimento, alla scoperta reciproca. Solo da questi valori può nascere un futuro di pace in Terra santa».
Così Monsignor Simone Giusti ha commentato il recente pellegrinaggio del Papa a Gerusalemme intervenendo alla presentazione del libro “Francesco in Terra Santa - 24/26 maggio 2014” scritto da Alfredo De Girolamo insieme a Enrico Catassi e con la prefazione del presidente della Fondazione Giovanni Paolo II per la Terra Santa e il Medio Oriente Monsignor Luciano Giovannetti e pubblicato da ETS.
Il libro, distribuito in edicola con Il Tirreno, si propone di raccontare giornalisticamente il viaggio compiuto da Papa Francesco in Terra Santa in occasione del 50° anniversario dell'incontro a Gerusalemme tra Paolo VI e il Patriarca Atenagora.
Il volume è stato presentato presso il centro Sorgenti di Carità dal direttore de Il Tirreno Roberto Bernabò e dal Vescovo di Livorno Monsignor Simone Giusti, che ne hanno discusso insieme agli autori.
«Il libro vuole dare una chiave di lettura di un evento storico come il viaggio in Terra Santa di Papa Francesco - ha detto De Girolamo - e si propone di farlo non come testo teologico, bensì semplicemente raccontando giornalisticamente il viaggio attraverso interviste, racconti, gesti, parole e pensieri di colui che si appresta a diventare il Papa più amato della storia».
L'idea alla base del libro è quella di mettere in luce la figura di Papa Bergoglio quale personaggio storico in grado di affrontare le tante sfide della nostra epoca in modo diretto.
In Giordania incontra i profughi, accarezza i malati, saluta i giovani. Non usa mezzi termini. Colpisce. Smuove. Accende su di sé i riflettori. Ovunque: quando torna come successore di Pietro a Gerusalemme, quando prega in due muri così diversi per significato, quello del Pianto e quello di separazione, quando scende a bagnarsi nelle acque del Giordano, quando cammina nella Spianata delle Moschee, quando celebra Messa a Betlemme, quando entra nel Santo Sepolcro con il Patriarca Bartolomeo, quando visita lo Yad Vashem e bacia le mani ai sopravvissuti all'Olocausto; quando celebra Messa nel Cenacolo, caso più unico che raro, perché da sempre area aliturgica; oppure quando incontra il presidente palestinese, quello israeliano e la famiglia reale giordana.
«Quello del 24/26 maggio per Francesco - ha proseguito De Girolamo - è stato un viaggio obbligato, breve, essenziale ma fondamentale per il suo apostolato: non è stato un semplice viaggio ma un pellegrinaggio».
Il racconto di questo pellegrinaggio difficile ed esaltante, fatto per parole e per immagini, è accompagnato dalle testimonianze dello scrittore Abraham Yehoshua, del sindaco di Betlemme Vera Baboun e del rabbino David Rosen.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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