Gioco
«Ora l’Autorità portuale faccia i conti anche con noi»
Il presidente Costalli agita la carta della prelazione a caccia di un accordo «Vogliamo valorizzare le nostre quote, vediamo cosa ci propone il socio...»
LIVORNO. Il percorso per ridisegnare il futuro di Porto 2000 entra nel vivo. E dal bancone del Comune il presidente della Camera di commercio, Sergio Costalli, gioca la carta del diritto di prelazione lanciando messaggi all’Autorità portuale. Per la serie: non ci metteremo di traverso alla privatizzazione, se però prima raggiungeremo un accordo che valorizzi le nostre quote.
Ieri a Palazzo Civico la terza e la settimana commissione si sono riunite sotto la guida di Daniele Galli (M5S). Prima l’audizione del presidente di Porto 2000, Roberto Piccini. Poi la parola alla Camera di commercio. Un passaggio cruciale, perché le decisioni dell’ente camerale possono cambiare lo scenario.
In prima battuta Costalli sembra voler ridimensionare il peso della società. Lo fa quando dice che «a mio parere non è il problema più grande di provincia, città e porto». O anche che oggi «il totale delle ricadute sul territorio (considerando quanto spendono i croceristi che restano in città, l’equipaggio e il rifornimento delle navi) è pari a circa 22 milioni: la metà del fatturato della Coop alla Rosa…». Frase che scatena la reazione dei 5 Stelle: «Immagine efficace, ma che non tiene conto dell’indotto se si fa sistema con la città», dice Corrado La Fauci.
Ma significa che la Camera di commercio ha intenzione di stare a guardare la vendita delle quote? Non proprio. L'ente (che ha il 28% di Porto 2000) può prendersi per primo le quote che l'Authority (che ha il 72) dovrà cedere per scendere sotto al 50. Insomma, ha quello che si chiama diritto di prelazione.
Costalli non si brucia la carta più alta che ha da giocare: non dice con chiarezza se eserciterà o meno quel diritto. Ma lo sventola come uno spauracchio per arrivare a valorizzare le proprie quote. Perché «sono soldi delle nostre imprese» e «in un'ottica complessiva di possibile sviluppo economico del territorio partendo dal porto». «La Camera – ripete il presidente eletto pochi mesi fa – ha una partecipazione minoritaria, io non avrei fatto una società in questo modo. Perché una partecipazione del 28% è alta, ma il socio che la detiene non conta niente. Lo si è visto al rinnovo degli organismi dirigenti». Come a ribadire: noi non avremmo scelto Piccini. «La Camera di commercio – riprende – ora deve giocare bene il diritto di prelazione, altrimenti rischia di essere tagliata fuori dalle decisioni future e di vedere perdere di valore le proprie quote. Se l'altro socio dovesse vendere addirittura la maggioranza a un imprenditore, chiunque sia, è chiaro che quel valore scenderebbe». E allora, la butta lì, «potremmo anche avere interesse a inserirci…». Il presidente se la gioca in un percorso che, sostiene, «è già deciso» verso la privatizzazione. Un’ipotesi è che l’ente camerale venda a terzi una parte delle proprie quote, in contemporanea all’Authority, “agganciandosi” così a un certo valore. Ma mantenendo una partecipazione che, con una modifica dello statuto prima del bando, garantisca influenza ai soggetti pubblici. In questo senso parla di «paletti da inserire». Ad esempio: «Le decisioni importanti come l’aumento di capitale o altro, siano prese a maggioranza qualificata...».
«Abbiamo valutato, con le categorie rappresentate in giunta – fa poi sapere – se nell'ambito dell'imprenditoria locale vi fossero idee su come gestire e sviluppare la società». Ma «non ci sono arrivate proposte in questo senso». Che non significa, chiarisce, che tra gli imprenditori livornesi non ci sia chi, singolarmente, «sia più che interessato». «È chiaro – conclude quindi prima di lanciare un messaggio al consiglio perché ci siano indirizzi precisi, veloci, certezze per chi investe – che il nostro atteggiamento è, non voglio dire attendista, ma... dobbiamo aspettare cosa il socio di maggioranza intende proporci...».
Juna Goti
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