Il Tirreno

Livorno

«Caro Nogarin, spiegaci cosa farai in viale Alfieri»

Ex consiglieri Pd all’attacco: «Il nuovo ospedale nato da un percorso condiviso Il sindaco ci dica con quali risorse agirà sul vecchio e l’impatto sul suo funzionamento»

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LIVORNO. «I 100 milioni di finanziamenti per il nuovo ospedale, attraverso i fondi di rotazione, sia direttamente dalla Regione Toscana che dallo Stato, oggi sono certi e stanziati a bilancio. La ristrutturazione del vecchio ospedale comporterebbe invece la contrattazione di altre fonti di finanziamento, altri capitoli di bilancio a cui oggi nessuno oggi può dare certezza di accesso. Su questo il sindaco e la nuova amministrazione devono essere chiari». Dopo l’intervista del Tirreno al direttore generale dell’Asl 6 Eugenio Porfido - che ha dato per chiusa la partita sull’ospedale di Montenero -, c’è una parte del Partito Democratico, rappresentata da dieci ex consiglieri comunali, che rilancia.

«Il sindaco deve chiarire come si costruisce l'alternativa al nuovo ospedale. Come si interviene sul vecchio, con quali strumenti, con quali risorse. Quale impatto si attende sul funzionamento dello stabilimento ospedaliero e sul centro città da una eventuale ristrutturazione su uno stabilimento ospedaliero che già oggi - lo dice il direttore generale - si trova in "stato di necessità"».

L’ex capogruppo Paolo Fenzi, l’ex presidente del consiglio Enrico Bianchi e poi Claudio Cecchi, Vladimiro del Corona, Dinora Mambrini, Alessandro Latorraca, Adriano Tramonti, Marina Vivaldi, Paola Volpi, Enzo Raugei, che hanno partecipato in prima persona al lungo percorso verso l’ospedale di Montenero, chiedono che la città sia coinvolta, non esclusa in questa eventuale nuova partita.

«Il sindaco deve chiarire quali percorsi di partecipazione, di dialogo, di confronto intende intraprendere con la città intera, ma anche con l'area vasta e la Regione Toscana. Solo da questi interrogativi, pensiamo, l'amministrazione - nel caso di ridiscussione del progetto - deve ripartire».

«L'intervista rilasciata da Porfido - commentano - ci ha colpiti, più che per le analisi tecniche, per le conclusioni riportate: "Il nuovo ospedale non si farà più". Le amministrazioni parlano per atti e non attraverso interviste su giornali e al di là dello stupore sul fatto che Nogarin e Porfido ancora non abbiano parlato, il problema è ad oggi la nuova amministrazione non ha prodotto alcun atto al riguardo».

Poi Fenzi e gli altri iniziano l’analisi sulle scelte che portarono al nuovo ospedale. «A febbraio 2008 fu istituita una commissione tecnica incaricata di analizzare i due possibili scenari: ristrutturazione del vecchio plesso con la costruzione di un nuovo monoblocco o costruzione di un nuovo complesso. Fu evidenziata la necessità di orientarsi verso l'ipotesi " nuovo ospedale", dovuta soprattutto a due fattori: le spese di manutenzione dell'attuale ospedale sono altissime - 10 milioni l'anno e tendono ad aumentare - e l'impatto devastante che 4-6 anni di lavoro avrebbe comportato sul funzionamento dell'ospedale e sul sistema città intero. Partì da qui un confronto con una serie di soggetti coinvolti: primari, dipartimento dei servizi, infermieristica, ostetricia, attività professionali non mediche, mondo dell'associazionismo, sindacale, medicina di base, ordine dei medici. La scelta per il nuovo ospedale è sempre stata accompagnata da una riflessione condivisa sui nuovi servizi socio sanitari che devono essere implementati, nell’ottica di un modello di salute che mira a preservare i "valori pubblici" (accesso universale ed equità di trattamento) e richiede che la distinzione funzionale tra attività ad alta intensità di cura ed attività ad alta intensità assistenziale si regga su due gambe: l'ospedale ed il territorio».

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di Redazione web