Il lutto
In auto 70 chili di droga 18 anni alla banda Iberia
Il giudice ha condannato in abbreviato 4 persone, accusate di traffico di sostanze stupefacenti. Un testimone in aula: ho fatto il doppio fondo
LIVORNO. L’hanno soprannominata la banda Iberia, dal nome della compagnia aerea spagnola. Ma Alfredo Cirinei, Domenico Lappa, Francesco Panzavolta e Dagoberto Sanchez non trasportavano passeggeri o generi alimentari di prima necessità, bensì hashish e marijuana che nascondevano nel doppio fondo di macchine di lusso come Audi e Mercedes: partivano da Livorno, raggiungevano Granada, caricavano la merce e poi tornavano in Italia per poi distribuire la droga tra la costa tirrenica e quella adriatica attraverso una rete di piccoli spacciatori per i quali la Procura ha proceduto separatamente.
Settanta i chili che nel giro di due settimane, tra il 13 e il 30 novembre dell’anno scorso, gli agenti della quarta sezione della squadra mobile hanno sequestrato in due diversi episodi. «Con quel quantitativo - spiegano gli inquirenti - si sarebbero potuti confezionare 150mila dosi».
A distanza di un anno e mezzo, i quattro sono stati condannati, con rito abbreviato, a una pena complessiva di oltre 18 anni. L’accusa per Cirinei, residente a Stagno e considerato la mente, Sanchez dominicano che vive a Rosignano, e Panzavolta, l’uomo dell’Adriatico, era quella di traffico internazionale, mentre per Lappa in concorso con Cirinei, di detenzione ai fini di spaccio.
«Un’operazione - spiega chi ha indagato - significativa non tanto per il numero degli arresti, quanto piuttosto per le dimensioni del traffico e lo spessore dei personaggi coinvolti, tutti con numerosi precedenti specifici in materia di stupefacenti».
Tra l’altro non si tratta di soggetti pizzicati per la prima volta: Cirinei e Panzavolta, ad esempio , erano già stati arrestati a Barcellona nel novembre del 2010 (con loro anche un terzo complice), perché trovati in possesso di grossi quantitativi di eroina e hashish, nonché di oltre 78 mila euro, probabilmente proventi dello spaccio.
L’udienza decisiva
Il colpo di scena è arrivato quando uno degli indagati, per il quale il pubblico ministero aveva chiesto l’archiviazione, ha preso la parola in aula e ammesso davanti al giudice, di essere l’autore del doppio fondo dove erano stati nascosti i 60 chili di hashish trovati il 30 novembre scorso dagli agenti della quarta sezione della squadra mobile a bordo dell’Audi A4 proveniente dalla Spagna con a bordo Cirinei e Sanchez.
Un’ammissione che quasi sicuramente gli costerà l’iscrizione nel registro degli indagati con l’accusa di concorso in traffico internazionale.
Archiviata l’inaspettata confessione è toccato al pubblico ministero Fiorenza Marrara ricostruire un anno di indagine. A cominciare dalla scoperta dei dieci chili di marijuana che Cirinei e Lappa avevano acquistato incaricando poi Donato Armillei ( che è stato arrestato in flagranza e per il quale la Procura procede separatamente) di trasportare la droga a Roma.
Molto probabilmente è stato a causa di questo incidente di percorso che diciassette giorni più tardi è toccato proprio Cirinei mettersi in auto con Sanchez per raggiungere la Spagna per andare a prendere il carico di droga.
Ma all’uscita di Livorno nord, quando i due trafficanti pensavano di avercela fatta, ad aspettarli hanno trovato la polizia. Il pm alla fine della sua requisitoria ha chiesto per Panzavolta 6 anni e 8 mesi e 41.366 euro di multa, per Cirinei 7 anni e 8 mesi e 48mila euro, Lappa 5 anni 30mila euro, Sanchez 4 anni e 25mila euro.
La lettura della sentenza
Il giudice Gioacchino Trovato dopo due ore di camera di consiglio ha letto la sentenza nell’aula al primo piano del tribunale condannando Panzavolta a 5 anni, Cirinei a 6 anni 8 mesi e a 3 anni e 4 mesi Lappa e Sanchez. Fuori dall’aula l’annuncio degli avvocati difensori Riccardo Melani, Luca Donelli e Cristiano Ballarini: ricorreremo in appello.
@fedelazzotti
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