Gioco
Gli ex partigiani contro il Pd «Che vergogna quell’assenza»
Niccolai mette l’accento sui «segnali politici nefasti per i valori in cui credo quel partito si riconosca» Nel mirino la fine del legame con la memoria e la mancanza di rispetto verso gli anziani combattenti
LIVORNO. «Non ci sono giustificazioni di nessun tipo che possono sminuire la gravità politica generata dall'assenza degli esponenti eletti in consiglio comunale ed ex dirigenti del Partito Democratico alle celebrazioni del 70° della liberazione di Livorno». Difficile immaginare un rimprovero più tagliente da parte degli ex partigiani dell'Anpi: è dura, rabbiosa, amara la lettera aperta messa nero su bianco dal presidente provinciale Gino Niccolai, che torna ad alzare la voce – con forza, anzi quasi con sgomento – dopo che l'aveva già fatto per dare una svegliata ai livornesi, “colpevoli” di aver snobbato i funerali di Mario Canessa, grande figura di poliziotto-partigiano che durante la guerra ha salvato centinaia di ebrei, perseguitati e fuggiaschi.
Francamente, non passerà alla storia neanche lo stringatissimo discorso di 132 secondi con cui il sindaco Nogarin se l’era cavata prima di rendere omaggio al grande vecchio dell’antifascismo Garibaldo Benifei e di farsi prendere dalle lacrime quando ha ricordato «i valori di mio nonno Pilade».
Ma è ovvio che a destare scalpore, prima ancora che il micro-intervento del sindaco, sia l’assenza del Pd. Per Niccolai quersto episodio manda «tre segnali politici nefasti» per «i valori in cui credo quel partito si riconosca o quanto meno i suoi iscritti ed elettori». Quali? Uno: è «il venir meno alla storia di quei movimenti, comunisti, cattolici, socialisti, azionisti, anarchici e liberali, che con l'antifascismo prima, la resistenza e la guerra di liberazione poi hanno consegnato alle generazioni a venire, un Paese liberato dal giogo fascista e nazista ed uno strumento la Costituzione Repubblicana che ha consentito la ricostruzione di uno Stato distrutto nelle cose e nelle coscienze». Due: è stato «un comportamento irrispettoso nei confronti di uomini e donne che, nonostante l'età e gli acciacchi, hanno nuovamente voluto presenziare per ravvivare la nostra labile memoria, e come non ricordare colore che invece ci hanno chiamato per dirci io non posso ma ricordatevi che siamo sempre presenti». Tre: è stato anche «uno schiaffo doloroso alle rappresentanze istituzionali, civili, militari e religiose», ma ancor più grave è stata «l'assenza in quanto rappresentanti di parte dei cittadini livornesi nel luogo della loro massima rappresentanza; il consiglio comunale, il Comune la casa di tutti».
Il vertice dell’associazione che raggruppa gli ex partigiani non risparmia le critiche: «Il 70° della Liberazione di Livorno è stata un'occasione persa per voi. Avete perso il senso della realtà, del ruolo che gli elettori vi hanno affidato».
È da ricordare che questa durissima lettera è il bis di quella della settimana scorsa. Sono passati pochi giorni da quando, sul Tirreno di mercoledì scorso, sempre l’Anpi e sempre Niccolai avevano dato una frustata alla città perché era stata assente ai funerali di Canessa. A dire la verità, non è solo il Pd a aver brillato per la propria assenza sabato alla cerimonia in Comune: già durante la commemorazione la direttrice dell’Istoreco, Catia Sonetti, aveva sottolineato che la città se n’era stata altrove, fuori dalla porta...
«Nella polemica, in occasione del commiato al partigiano Canessa – dice il presidente provinciale dell’Anpi rivolgendosi al Pd – chiedevo ai livornesi di svegliarsi. Ora tocca a voi farvi sentire».
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