Il Tirreno

Livorno

Un triumvirato fiorentino guiderà il Pd fino a ottobre

di Juna Goti
Un triumvirato fiorentino guiderà il Pd fino a ottobre

Le divisioni interne sbarrano la strada al coordinamento di cinque persone Mazzeo e Bruzzesi affiancheranno Danti: «Ripartire da forum tematici e festa»

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LIVORNO. Troppe divisioni interne. Veti incrociati sui nomi ancora prima di farli. Forse, per usare una metafora tirata fuori dallo stesso Nicola Danti, un’elaborazione del “lutto”/sconfitta elettorale che ancora deve essere maturata. Così venerdì sera, dalla discussione aperta nel salone del circolo di Colline, non è venuto fuori l’annunciato coordinamento di cinque nomi che avrebbe dovuto guidare il Pd fino al congresso. Le due assemblee del partito (comunale e provinciale, in tutto circa 300 persone) hanno votato, non senza mal di pancia, la linea proposta dal traghettatore Danti, volto di riferimento del Pd toscano. Quale?

Firenze ha scelto la strada intermedia: non commissarierà il partito come chiesto da alcuni circoli (ad esempio Livorno sud) e non lo affiderà a un coordinamento di segretari di circolo, come chiesto da altre sezioni (ad esempio Shangai e San Marco). A guidare il Pd livornese fino a ottobre sarà un “triumvirato” tutto fiorentino: l’eurodeputato Nicola Danti, il responsabile dell’organizzazione Antonio Mazzeo e il responsabile degli enti locali Stefano Bruzzesi. Affiancati forse dalla livornese Rossella Lupi, già nell’esecutivo regionale: dall’assemblea è arrivata la richiesta di affidarle la gestione dei futuri forum tematici.

Certo è che da ieri non sono più segretari Samuele Lippi e Jari De Filicaia. I presenti hanno preso atto delle loro dimissioni, insieme a quelle delle rispettive segreterie. Nei prossimi mesi resteranno invece attive le due assemblee e le direzioni. Insieme, ovviamente, al gruppo in consiglio comunale.

«L'assemblea del Pd di Livorno ha scelto di ripartire», ha scritto Danti sulla pagina Facebook subito dopo la riunione, a tratti tesissima, in via di Salviano. Ma come pensa di farlo? «Il partito – risponde – andrà avanti mettendo al centro la politica: forum tematici per riconnettersi alla città, accompagnamento del partito regionale per le questioni più operative, organizzazione della festa e una iniziativa di analisi del voto. Quando sarà il momento, a fine settembre, emergeranno le figure che potranno guidare il Pd verso una fase congressuale, che sarà – sottolinea l’europarlamentare – ampiamente dopo le regionali...».

A Livorno Danti farà «da supervisore», Mazzeo «darà una mano a mettere su il gruppo che organizzerà la festa», Bruzzesi «si occuperà della gestione della vicenda Provincia». Forse la partita più importante, considerando dipendenti e risvolti amministrativi, che la politica si troverà a gestire nei prossimi mesi. L’ente, che sarà rivoluzionato, vedrà anche l’elezione di un nuovo presidente. I democratici non ci girano troppo intorno: «Vorremmo evitare che Nogarin, dopo essere stato eletto sindaco, diventasse anche presidente della Provincia...».

Danti torna all’assemblea di venerdì: «A metà settembre organizzeremo un seminario sull’esito delle elezioni, poi rifaremo l’assemblea e saremo in grado di nominare il coordinamento che guiderà il Pd».

È chiaro che fare ieri i cinque attesi nomi è risultato impossibile. La dice lunga la frase postata da Danti su Fb: «Come sempre la cosa più difficile di un lungo cammino è il primo passo...».

«Abbiamo visto che questa discussione – dice poi dall’altra parte della cornetta – avrebbe messo al centro non la politica, ma le persone». «Noi – chiosa – abbiamo perso non perché avevamo probabilmente persone non adatte, ad esclusione del candidato sindaco, ma perché avevamo un problema di linea di un partito che come è stato detto anche in assemblea aveva rotto il rapporto di fiducia con la città. Le elezioni comunali sono state il punto di arrivo di un percorso che viene da lontano. Ora riparliamo di politica, poi si ridiscuterà delle persone».

In sala non c’è l’ex sindaco, mentre l’ormai ex segretario comunale sceglie di non parlare. A fare un lungo intervento è invece l’oggi capogruppo Pd in consiglio, Marco Ruggeri.

In sala non mancano momenti di tensione. Un gruppo, con una parte dei civatiani e una parte dei circoli dei quartieri nord, insieme a una rappresentanza delle donne, rompe con la linea tracciata da Firenze e vota contro. In sostanza viene criticata la scelta di «non prendere in considerazione le richieste dei circoli», di non dare fiducia, per ripartire, a «risorse interne».

Danti commenta così: «I resistenti al cambiamento si sono mostrati in maniera molto chiara. In minoranza – conferma – ma ci sono stati. Una parte del partito pensa che si abbia da passare la nottata, non ha capito che bisogna cambiare tutto, che la casa del Pd non ha bisogno solo di una riverniciata della facciata, ma di una ristrutturazione profonda».

«C’è una parte – sostiene ancora – che questa ristrutturazione profonda non la vuole. Farà le proprie battaglie, ma fuori dalle stanze del partito, esiste una città che ha dato 45mila voti alle europee al Pd, che alle comunali ne ha presi 27mila... Sono sicuro che ci saranno tante persone nuove che daranno una mano a creare un Pd nuovo, più moderno, più capace di interloquire con la città».

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