Gioco
«Nessuno scambio di analisi, ma solo due esami diversi»
L’Azienda ospedaliera respinge le accuse della paziente Il primo esito quando aveva il cancro, il secondo da guarita
LIVORNO. «Non si può parlare di errori da parte dei professionisti del Centro senologico dell'Azienda ospedaliera, che sono stati estremamente scrupolosi nell'elaborazione della diagnosi: hanno effettuato tutti gli esami strumentali immaginabili informandone, passo passo, la signora D'Elia».
L’Azienda ospedaliera respinge le critiche mosse da Elena D’Elia, la 49enne livornese che per due mesi ha creduto di avere un tumore che invece non c’era e che adesso sta valutando la possibilità di chiedere i danni per il presunto errore.
«La signora D'Elia, dal 2011, è seguita con attenzione e professionalità dal team multisciplinare del Centro senologico – spiega l’ospedale –. Quando, a fine 2013, le furono riscontrati sintomi che lasciavano presagire un nuovo tumore, la signora venne sottoposta a esami radiologici che diedero esito negativo; la radiologa volle però avere un'ulteriore conferma perché era possibile che si trattasse di un tumore estremamente aggressivo e difficile da riconoscere. La signora venne quindi sottoposta ad un secondo, e diverso, esame diagnostico. Anche quest'ultimo esame non diede un esito chiarissimo».
L’Aoup spiega che a quel punto il team multisciplinare (chirurgo, oncologo, patologo) decise di procedere con un terzo esame. Per avere il parere anche di un altro team di esperti. «Quindi nessuno scambio di vetrini, come sostenuto dalla signora D'Elia – prosegue la nota –. I medici dell'Aoup hanno volontariamente spedito sia i vetrini del 2011, sia quelli del 2014. La Rete nazionale dei tumori rari ha inviato prima i risultati dell'esame effettuato nel 2011, con esito positivo, e successivamente quelli relativi al 2014, con esito negativo. Dopo tre esami diagnostici, visite e confronto tra i professionisti del Centro senologico, con il conforto anche del parere di un'altra importante struttura sanitaria, la signora D'Elia ha quindi avuto certezza di non essere stata aggredita da un secondo tumore». L’ospedale fa sapere che i medici che direttamente seguivano la sua vicenda le avevano inoltre fornito anche i numeri telefonici personali, in modo che lei potesse contattarli in ogni momento.
« Se la signora, come annunciato, vorrà procedere per le vie legali, l'Azienda ospedaliera-universitaria pisana potrà facilmente difendere, in ogni sede, la professionalità e l'operato del team multidisciplinare del Centro senologico».
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