Il Tirreno

Livorno

70º della Liberazione: da Nogarin poche parole e qualche lacrima (e il Pd è assente)

di Mauro Zucchelli
70º della Liberazione: da Nogarin poche parole e qualche lacrima (e il Pd è assente)

Il Pd incredibilmente diserta la cerimonia ufficiale per il 70º anniversario della liberazione di Livorno dai nazifascisti, il sindaco parla per pochi minuti e poi piange per la commozione, dopo essersi quasi inginocchiato davanti a Garibaldo Benifei, 102 anni, figura-simbolo dell’antifascismo livornese

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LIVORNO. Il sindaco Nogarin vuol stringere la mano a Garibaldo Benifei – un ragazzino di 102 anni che è l’icona dell’antifascismo livornese – e, siccome l’anziano ex partigiano è seduto, quasi gli si inginocchia davanti. È l’immagine-simbolo della celebrazione del 70º anniversario della liberazione di Livorno dai nazifascisti. Forse in accoppiata con l’altro flash poco più tardi, protagonista ancora il sindaco: dopo aver ascoltato racconti e testimonianze, Nogarin incespica perché la commozione gli inchioda la gola e gli fa scendere le lacrime.

«Mi sono commosso – dice rivolgendosi ai vecchi combattenti partigiani – perché mi avete ricordato mio nonno Pilade». E aggiunge: «Spero solo che saremo all’altezza di quel che avete fatto per noi».

Del resto, il sindaco pentastellato sembra di sapere benissimo di essere “ospite” in una storia altrui: altrimenti sarebbe ben difficile accettare che il primo cittadino, di fronte al 70º della liberazione, possa cavarsela come ha fatto con un discorsino di appena due minuti e 12 secondi. Riassumibile così: 1) sono onorato di essere qui a questa commemorazione; 2) il fascismo è ancora fra noi, cosa facciamo noi ora per combatterlo?

VIDEO / L'INGRESSO DEI PARTIGIANI A LIVORNO

Ci sarebbe anche una terza immagine in grado di fare da termometro della giornata. Ma in realtà è la “foto” di una assenza che gridava dall’aula del consiglio comunale: quella del Pd, che pure rivendica la continuità con il “filo rosso” di questi settant’anni di storia. C’era Buongiorno Livorno (Cepparello, Bruciati, Raspanti), c’era qualche grillino, c’era Trotta di Rifondazione e c’era il giudice De Carlo che alle elezioni si è presentato con una lista civica di centrodestra. C’erano le autorità militari, le istituzioni e le associazioni antifasciste-resistenziali. Il Pd no: e non vale appellarsi a Kutufà (presente come presidente della Provincia), l’ex assessore e capogruppo Cantù (presidente Istoreco) o l’ex vicesindaco Pds Bandini (Istoreco).

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La commemorazione durerà in tutto meno di un’ora. Il protagonista è Garibaldo Benifei, al quale il sindaco affida la scena: «Rientrai nella mia Livorno e vidi che quasi non esisteva più. Fu un colpo al cuore, la via Grande deserta e distrutta: era lì che passeggiavamo. Nella zona del Gigante incrociai gente che per tornare a casa aveva rimesso su un carretto tutta la propria roba che aveva dsalvato dai bombardamenti. A quel punto mi dissi che c’era solo una cosa da fare: rimboccarsi le maniche e mettersi a ricostruire».

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Per Catia Sonetti, direttore dell’Istoreco, l’istituto storico della Resistenza, la liberazione riguarda una città pressoché deserta perché gli sfollati sono 90mila: «Nella Livorno da ricostruire le macerie ingombrano le strade e le fogne sono ko, ma è dal porto che bisogna partire». La ricostruzione marcia per la pluralità del vasto arco di forze che va dagli anarchici ai cristiano-sociali, dal Pci agli azionisti e ai liberali («sebbene non tutte le scelte siano state splendide se giudicate col senno di poi, ad esempio il “nobile interrompimento” in piazza Grande, comunque si riesce a rimettere in piedi la Livorno sventrata».

 


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