La zuppa doc firmata Avis
La kermesse dei donatori ha compiuto trent’anni
STAGNO. Un'edizione particolare quella della Festa del Donatore dell'Avis di Stagno, conosciuta anche come Festa della zuppa, che ha celebrato i suoi trent'anni di vita. Il tempo non ha collaborato molto, portando tre serate di pioggia, ma i volontari non si sono arresi alle avversità metereologi, ed hanno animato i dieci giorni di festa, sempre con spettacoli diversi, fra cui due in vernacolo: ballo, musica, lotteria, stand, la cucina e altro ancora hanno arricchito le serate al campo di Stagno.
L'edizione era veramente particolare, perché particolare è l'atmosfera che si respira alla Festa dell'Avis di Stagno, dove ogni anno si rinnova la solidarietà e la disponibilità degli abitanti, che mettendo a disposizione gratuitamente il loro tempo e le loro competenze, hanno saputo nel tempo costruire, passo dopo passo, una manifestazione che richiama persone da tutta la Toscana.
C'è chi viene per mangiare la famosa zuppa, chi per ballare e stare un po' con gli amici, ma tutto è fatto sotto l'insegna dei valori della donazione che Avis porta avanti: avvicinare e sensibilizzare nuovi possibili donatori di sangue resta il principale obiettivo della festa.
Gli organizzatori hanno deciso di festeggiare i trent'anni della manifestazione, con un pubblicazione che racconta, attraverso le testimoniane, ma soprattetto con le foto, i valori che hanno fatto grande la festa, primo fra tutti lo spirito di comunità, così raro oggi da incontrare, che quando succede fa subito notizia. La solidarietà, la spontaneità, la partecipazione volontaria a partire dai bambini di sei anni, fino ai più anziani, che rendono unica la festa di Stagno, non potevano andare disperse, questo libro, oltre ad essere un ringraziamento pubblico per tutti coloro che hanno partecipato a rendere grande la manifestazione, avrà anche lo scopo di trasmettere alle generazioni future i valori più genuini che gli abitanti di Stagno hanno saputo conservare, affinché non vadano dispersi, ma anzi siano un patrimonio collettivo da continuare ad imitare
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