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gaffe internazionale »IL RACCONTO

di Federico Lazzotti
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LIVORNO. Alla fine il presunto bandito Alexie è tornato ad essere solo un ricercato e l’ambasciatore con i suoi più stretti collaboratori rischiano di passare dei guai, oltre ad aver già...

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LIVORNO. Alla fine il presunto bandito Alexie è tornato ad essere solo un ricercato e l’ambasciatore con i suoi più stretti collaboratori rischiano di passare dei guai, oltre ad aver già fatto una pessima figura.

È un pasticcio internazionale fatto di carte bollate, scadenze e rimpalli di responsabilità quello che ha portato alla scarcerazione di Alexei Procopenco, 41 anni, considerato dagli inquirenti «un pericoloso criminale» e accusato di essere la mente della rapina compiuta in una villa di Pareti, alle porte di Capoliveri il 28 novembre di due anni fa durante la quale venne picchiato selvaggiamente e derubato il collezionista di Rolex Ugo Geri.

Racconta senza nascondere la delusione uno degli investigatori che hanno seguito più da vicino l’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Fiorenza Marrara: «Ci siamo fatti un mazzo così: abbiamo raccolto prove, come l’arma usata e i proiettili, trovato riscontri attraverso telefonate e testimonianze, abbiamo anche avuto un colpo di fortuna a rintracciarlo e questi hanno fatto scadere i termini per la notifica dell’arresto e lo hanno lasciato andare».

Effettivamente presi i tre esecutori materiali della rapina, i carabinieri del nucleo investigativo di Portoferraio per acchiappare Alexei, riportarlo a Livorno e processarlo,gli hanno dato la caccia per quasi un anno in mezza Europa, hanno smosso l’Iterpool, due dicasteri ed emanato un decreto di cattura internazionale.

Addirittura a metà della scorsa primavera era stato anche individuato, ma in Moldavia, dov’era fuggito qualche settimana dopo il colpo, scoprendo poi che da quel paese non era possibile riportarlo in Italia perché non c’è un accordo internazionale per l’espatrio.

Così quando l’inchiesta sembrava destinata alla polvere di qualche armadio, la è arrivata la svolta con una telefonata da Minsk avvenuta lo scorso 22 maggio. «Abbiamo arrestato l’uomo che cercate», hanno spiegato.

Il 41enne, forse in uno slancio di spregiudicatezza o troppa fiducia in sé stesso, qualche ora prima aveva cercato di varcare il confine moldavo per raggiungere la Bielorussia per una vacanza. Ma quando alla frontiera ha presentato il passaporto, sul computer è apparsa la luce rossa che segnalava il decreto di cattura internazionale.

«Quando ce lo hanno comunicato - spiegano ancora gli investigatori - quasi non ci credevamo. Passata il momento di stupore però, ci siamo dati da fare per richiedere tutte le carte necessarie al ministero per farle arrivare in tempo all’ambasciata Bielorussa».

La legge per casi come questo definisce in trenta, i giorni entro i quale deve avvenire la notifica all’arrestato, passato questo lasso di tempo, la misura cautelare temporanea decade e il ricercato deve essere immediatamente liberato.

Dalle indiscrezioni che arrivano dalla Procura di Livorno, pare che dal Ministero di grazia e giustizia, competente per atti simili, la richiesta sia stara ricevuta dall’ambasciata di Minsk il 18 giugno, quindi cinque giorni prima della scadenza, dunque in tempo per notificare l’atto al ricercato e avviare l’espatrio.

Quello che è successo negli uffici coordinati dal diplomatico Stefano Bianchi tra il 18 e il 25 giugno lo dovrà ricostruire l’indagine aperta dello stesso pubblico ministero livornese che non ha mandato giù il pasticcio.

Nei giorni scorsi il pm ha infatti delegato la polizia giudiziaria ad acquisire tutti quei documenti che riguardano la pratica di espatrio.

A cominciare dalla corrispondenza tra il ministero e l’ambasciata la cui difesa suona più o meno così: sui documenti che ci sono stati inviati dall’Italia non c’era la scadenza del termine e sopra non c’era scritto massima urgenza».

Possibile che invece le stesse informazioni fossero nei documenti che dal Ministero sono stati inviati alla Procura di Livorno? E perché il provvedimento non è stato notificato entro il termine e addirittura il ricercato è stato tenuto un giorno in più in carcere prima di essere liberato?

Ironia della sorte negli stessi giorni in cui la Procura cercava di capire contro chi prendersela per quel pasticcio, il fascicolo nei confronti del 41enne è arrivato davanti al giudice per le indagini preliminari.

Procopenco oltre ai reati di rapina aggravata e lesioni in concorso, è accusato di possesso di una pistola Makarov calibro 9 con il silenziatore e di nove pallottole, materiale ritrovato dai carabinieri nell’auto dell’operaio moldavo.

Al termine dell’udienza il giudice lo ha rinviato a giudizio per tutti i capi d’imputazione.

L’inizio del processo è stato fissato per il 4 dicembre. Ma quel giorno in aula, quasi sicuramente, ci sarà solo il fantasma di un imputato.

Colpa di un pasticcio internazionale tuto da chiarire.

@fedelazzotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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