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La gita del dolore con i compagni

La gita del dolore con i compagni

Da Montenero al Piemonte per salutare l’amico scomparso

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Per salutare per l’ultima volta l’amico che girava l’Italia tanto da sentirsi un nomade, hanno dovuto spostarsi come sarebbe piaciuto a lui: passare tre regioni e una decina di province, guardare il mare che fa capolino tra le gallerie dell’autostrada che porta a Genova, ammirare l’altezza dei ponti e la complessità delle circonvallazioni, fino a ritrovarsi in Piemonte, in un paesino di nome Vigone, circondati da campi di grano, distanti 365 chilometri da casa.

La gita del dolore, per diciassette ragazzi della terza A della succursale di Montenero delle Micali, è iniziata alle 9 del mattino ed è finita a tarda notte. «Uno degli studenti - racconta la professoressa - ha talmente insistito da costringere i genitori a partire da Strasburgo per rientrare in Italia ed essere presente al funerale».

Per gli altri l’appuntamento era fissato in piazza delle Carrozze, a poche decine di metri dalla classe che Alessandro ha lasciato solo il mese scorso. I ragazzi nelle ultime file, le professoresse davanti e i genitori in testa.

C’è chi per l’occasione ha messo la camicia, altri non hanno rinunciato a pantaloni corti e magliette alla moda. Hanno tutti scarpe colorate, lo smartphone in mano, molto appetito, ma la tristezza negli occhi.

«È un brutto colpo per questi ragazzi - ammette una mamma - adesso giocano e scherzano come se stessero andando in gita, ma quando arriveranno alla chiesa cominceranno a interiorizzare certe emozioni».

Dopo cinque ore di pullman l’ultimo avvertimento prima di scendere lo dà la loro insegnante di italiano: «Via i cappelli, state tutti insieme. Mi raccomando: niente cori del Livorno, state uniti e comportatevi bene per rispetto di Alessandro e della sua famiglia».

Eccoli in chiesa un’ora dopo con gli occhi lucidi e una rosa bianca in mano. Ascoltano il parroco ripetere la tesina del loro compagno e annuiscono. Cantano con gli altri ragazzi feriti dalla morte di Alessandro, si guardano l’un l’altro. Quando il parroco chiede se qualcuno abbia voglia di leggere, dalla seconda fila dei compagni classe si alza Simone: ha i capelli castani, la camicia a quadretti e il cellulare in mano.

La voce che esce dal microfono è decisa, le mani piccole e veloci cercano di recuperare il messaggio appuntato sul cellulare che vuole leggere all’amico.

Non importa se l’emozione e qualche morso allo stomaco lo fanno ritardare. «Dai che adesso lo trovi e lo leggi», sembrano dirgli le mille persone che lo guardano. «Eccolo l’ho trovato - risponde come se li avesse sentiti - : Caro Ale, non so dove ti trovi, ma sono sicuro che troverai il modo il modo di leggere questo messaggio. Sei venuto in classe nostra due anni fa. Per me e il Rama eri come un figlioletto, eri speciale quando facevi i versi degli animali. Sappi che ci manchi».

Quando le lacrime si sono asciugate è tempo di tornare a casa: la gita è finita, il dolore, invece, quello purtroppo resterà.

Federico Lazzotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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