Il Tirreno

Livorno

Giunta Nogarin, dal filosofo fino all’ex Pd un team pieno di laureati

Giulio Corsi

Gordiani (ambiente) conferma la linea di Livorno nell’Ato: «Rifiuti zero e regole Ue». Dhimgjini, nata in Albania, è la “bimba”: «Restituirò il diritto alla casa e alla salute»

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LIVORNO. LIVORNO C’è Nicola Perullo, il filosofo livornese esperto di Vico e di vini che in Piemonte insegna estetica all’università di scienze gastronomiche e che ha presentato il suo curriculum dopo il ballottaggio «quando ho percepito la possibilità elettrizzante del cambiamento», e c’è Giovanni Gordiani l’ex bancario fiorentino volato in Belgio per fare il consigliere giuridico alla direzione generale ambiente della Commissione europea, cuore viola come la polo che indossa («sono tra i soci fondatori del viola club Bruxelles»), tessera del Pd in tasca fino al 2011 e una candidatura al consiglio comunale di Cutigliano, sulla montagna pistoiese, con una lista civica di centrosinistra, «ritirata - afferma lui - quando ormai la prefettura aveva chiuso le liste».

«Ho mostrato a Nogarin mail e messaggi Facebook datati prima del 25 maggio da cui si evince il mio passo indietro alle elezioni», aggiunge facendo capire che la sua storia non finirà in un bis del caso Corradini. C’è anche "la straniera", come la definisce Nogarin, Ina Dhimgjini che dopo 22 anni a Livorno ormai suona Dingini, nata a Durazzo nel 1988, «mamma casalinga e babbo imprenditore in difficoltà», che a sei anni ha attraversato l’Adriatico ed è approdata sul Tirreno dove è cresciuta, s’è laureata (in anticipo) e sta terminando pratica d’avvocato (in città) e dottorato di ricerca (a Venezia). Sulla sua testa, a neanche trent’anni, cadrà l’assessorato più pesante in una città dove il tunnel della crisi sembra non finire mai: casa, sociale, sanità.

«Ma l’età non conta, a 14 anni i nostri nonni facevano già i partigiani, combattendo per un ideale», risponde la “bimba” della giunta. Che poi aggiunge: «Livorno mi ha accolta benissimo. Ora devo impegnarmi per restituire ai livornesi il diritto alla casa e alla salute» E poi ci sono Francesca Martini, avvocato spezzina che ha scelto Livorno come città in cui vivere e lavorare, e Serafino Fasulo, che per i livornesi non ha granché bisogno di presentazioni, da una vita presente dove c’è cinema e teatro, ideatore del Kino Dessé, la sala che per 10 anni ha dissetato gli appassionati di pellicole sperimentali, chiusa sei mesi fa per mancanza di pubblico con un attacco frontale dello stesso Fasulo a quell’assessorato alla cultura che adesso andrà a timonare.

Eccoli i nuovi amministratori a Cinque Stelle, tutti laureati, tutti anglofoni, tutti (o quasi) a secco d’esperienza politico-amministrativa, uno accanto all’altro siedono sulle sedie dagli intarsi dorati della sala delle cerimonie del municipio, il sindaco al centro, cravatta a quadri e le solite stringhe fashion alle scarpe, una arancione e l’altra viola, il vicesindaco Stella Sorgente alla sua sinistra, sulla fascia Alessandro Aurigi, l’assessore all’urbanistica che supporterà il sindaco sul Prg e sul porto. Quattro livornesi e quattro forestieri, dice Nogarin, scremati da 650 curriculum arrivati da tutta Italia al gran giurì dei selezionatori pentastellati. Paradossalmente l’accento livornese non suona mai in sala e anche le carte d’identità riducono ulteriormente la livornesità vera della squadra: solo Perullo e Nogarin possono “vantare” il primo vagito agli Spedali Riuniti, anche se il sindaco com’è noto, abita a Castiglioncello. Manca la delega più importante, quella che dovrà staccare gli assegni ai colleghi e dire sì può fare oppure no. E quella sedia vuota che non c’è ma s’immagina sul tappeto rosso del municipio trasmette un velo di tristezza alla foto di gruppo del Noga-team, perché come dice il primo cittadino «l’assessore al bilancio fino a ieri c’era e per me era una scelta straordinaria, un curriculum che garantiva la capacità di intercettare i fondi europei che per noi rappresentano un elemento fondamentale dell’amministrazione».

«Purtroppo - ha spiegato Nogarin - poche ore fa la persona che avevamo individuato ha dovuto rinunciare per gravissimi motivi di salute. Adesso dovremo trovare una sua sostituta». La conferenza è diventata un evento aperto al pubblico, in prima fila giornalisti, fotografi e cameramen, e subito dietro in piedi una platea di curiosi e tifosi, blogger e attivisti che non hanno mancato di far scattare l’applauso alla squadra. L’autopresentazione degli assessori, microfono alla mano, uno a ruota all’altro come in un meetup, ha raccontato al pubblico un po’ di ognuno di loro e molto meno dei loro progetti, il che è pure comprensibile, visto che come ha sottolineato Ina Dhimgjini «le risposte arriveranno strada facendo, bisogna attendere con pazienza e fiducia». tri progetti».

I progetti, quindi, sono appena stati tracciati. Aurigi ha definito stretegici i binari della sostenibilità e della riqualificazione, ma anche quelli della partecipazione e trasparenza per far «rinnamorare i livornesi di Livorno. Si fatica a sentire un livornese che si identifica con ciò che è stato fatto in città negli ultimi anni», ha detto. E sulla stessa linea l’ha seguito Perullo, delega a turismo sport e folklore: «L’obiettivo è creare una cultura del turismo, dell’accoglienza e dell’ospitalità che paradossalmente non esiste perché non è mai stata sviluppata: dobbiamo dare di Livorno l’immagine di un posto vivo, interessante». Un po’ più dentro le questioni si sono spinti Gordiani e Fasulo. Il primo, oltre all’ambiente, dovrà gestire pure le complicatissime deleghe che erano state assegnate alla Corradini, traffico e commercio, su cui Nogarin aveva sottolineato l’importanza di avere un assessore livornese. Gordiani non lo è, anche se qui nel 1992 ha lavorato in Banca Toscana, ma ha il curriculum forse più pesante di tutta la squadra e questo lo aiuterà. Intanto un obiettivo - di lungo periodo - lo definisce e allo stesso tempo manda un sms anche all’assemblea dell’Ato in programma oggi: «La policy non può che essere quella dei rifiuti zero, ma da raggiungere gradualmente, anno dopo anno. Per prima cosa servirà un’analisi del piano di gestione dei rifiuti per individuare le discrepanze rispetto alle direttive europee e correggerle». Infine la cultura. Sul Goldoni, «il cetaceo che si divora un milione e 600mila euro», come il neoassessore Fasulo definì la Fondazione sei mesi fa, la posizione adesso non può che essere decisamente conciliante: «Episodi di conflittualità non hanno senso», dice Fasulo. E sugli spazi in cui fare teatro, musica, arte il neoassessore si lascia andare ad un sogno: «Abbiamo due splendide fortezze, dovremo provare a sfruttarle».

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di Redazione web