Il Tirreno

Livorno

Livornesi sempre meno laureati

di Giulio Corsi

Negli ultimi sette anni si dimezzano le auto immatricolate, ma cresce (poco rispetto al resto d’Italia) il tesoretto in banca

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Nel 2007 ogni mille giovani livornesi tra i 25 e i 30 anni se ne laureavano 63. Nel 2013 solo in 60 (ogni mille studenti della stessa età) hanno ottenuto il titolo di dottore. E questo mentre nel resto d’Italia la percentuale di laureati saliva fino a toccare punte del 44% in più a Sassari o, per restare in Toscana, del 25% a Prato e del 17% a Pistoia.

E’ l’effetto più deleterio e più preoccupante che la crisi ha prodotto sul nostro territorio (provincia compresa), secondo una graduatoria pubblicata dal Sole 24 Ore. Che ha individuato dieci parametri tra quelli che possono maggiormente interessare la vita e i bilanci delle famiglie (dai risparmi in banca ai disoccupati, dal reddito medio al costo delle case) e ne ha confrontato i numeri del 2007 e quelli del 2013. Fino a costruire sulla base delle dieci performance una vera e propria classifica di resistenza alla crisi.

Va detto che università a parte, Livorno non esce con le ossa rotte dall’analisi del quotidiano economico. Siamo a metà graduatoria, e già questo rappresenta una sorpresa rispetto a come spesso ci dipingiamo.

Il 54° posto su 103 province significa aver tenuto testa allo tsunami economico degli ultimi sei anni meglio di Arezzo (55°) e Grosseto (94°), ma pure di capitali del benessere come Udine (90°) o Varese (70°), anche se il confronto con Pisa (5°) è comunque impietoso. E anche se, soprattutto, due indicatori, tra i più importanti, raccontano che rispetto al resto d’Italia facciamo una gran fatica a ripartire.

Cresce (poco) il tesoretto in banca. Il primo: in banca abbiamo una media di 13.989 euro a testa, rispetto ai 9483 che avevamo 2007. Un bel salto, si penserà. Non esattamente: nel resto del Paese ben 86 province fanno meglio, molto meglio di noi. Perché se l’accumulo di capitali nei depositi bancari è una reazione naturale alla paura e alla depressione causate dalla crisi (e non c’è città dove il fenomeno non si sia verificato), i risparmi degli italiani sono lievitati con una media del 70% e con una punta del 259% a Isernia, mentre il tesoretto dei livornesi è cresciuto “solo” del 47.5% (esattamente come quello dei cugini pisani, 47.4%).

Mattone giù del 23%. Più soldi in banca e meno investiti sul mattone, anche per l’aumento feroce della tassazione. E così ecco che un appartamento nuovo in zona semicentrale a Livorno che nel 2006 valeva 2150 euro, l’anno scorso costava 500 euro in meno. Un crollo dei prezzi del 23% tra i più pesanti registrati in Italia.

Sul reddito facciamo boom. E così non deve ingannare l’unica voce che addirittura vede il nostro territorio in cima alla hit parade dei migliori: il reddito pro capite. Secondo i dati Prometeia nel 2007 guadagnavamo 22.924 euro l’anno pro capite, mentre nel 2013 la media dei nostri Cud parlava di 25.320 euro. Un balzo del 10%, secondo in Italia solo al più 12% di Milano. Che tuttavia non rappresenta una novità, anzi è un trend che prosegue inarrestabile: nel 2006 un rapporto della Camera di Commercio raccontava che rispetto a dieci anni prima il reddito pro capite dei livornesi era salito del 47%, più della media toscana e più dello standard nazionale. Ora, nonostante la crisi, la curva continua a salire e a far meglio degli altri. Perché? La lettura non può non incentrarsi sull’alto numero di pensionati, nelle cui mani è racchiuso il 30% del nostro reddito, e soprattutto sulla prevalenza dei lavoratori dipendenti rispetto a territori dove invece l’imprenditoria e le partite Iva rappresentano ben altre percentuali della forza produttiva. Ma attenzione: si tratta di percentuali di crescita, non di valori assoluti di reddito.

Pochi debiti p pochi prestiti? Benino ci comportiamo anche per quanto riguarda i prestiti e anche qui smentendo un ritornello che ci vuole eternamente indebitati. Rispetto ai 13.600 euro del 2008 abbiamo finanziamenti per 13.489 euro: una variazione minima che racconta come le banche in qualche modo non abbiano modificato la loro politica, probabilmente da queste parti già stringente negli anni pre-crisi.

Nuove auto dimezzate. Per il resto gli indicatori del Sole rappresentano una vera e propria cronaca fotografica del lungo tunnel della crisi in città. Un esempio? Nel 2007 a Livorno e provincia furono immatricolate 15.589 auto nuove. L’anno scorso le immatricolazioni sono state 7548. Tradotto: ogni due auto vendute sette anni fa oggi se ne vende quasi una ed ecco spiegata in cifre la sfilza di concessionarie chiuse tra il Picchianti e via Firenze, dai fallimenti di Tirrenauto e Automatic, alle crisi di Aica, Bernini e ultima Baroncini (veicoli commerciali Iveco). Con qualche centinaio di posti di lavoro andati in fumo. Che nel conto complessivo hanno visto quasi raddoppiare il tasso di disoccupazione, dal 4.55% all’8.59%, il che tuttavia non ci pone neanche tra i peggiori d’Italia.

50 chili di spazzatura in meno a testa. Infine la spazzatura: nel 2013 ne abbiamo prodotta 562 chili, quasi mezzo quintale in meno rispetto al 2007. E in tempi di dibattito sulla terza linea dell’inceneritore del Picchianti e sulla politica di gestione dei rifiuti il dato non può non rappresentare un elemento di discussione.

@giucorsi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web