Sicurezza
«Abbiamo abbracciato Davide senza parole: è stato straziante»
LIVORNO. La morte separa i corpi, non le anime. Sgretola le barriere, cancella i ruoli istituzionali. Non ci sono più allenatori, giocatori, tifosi, ma padri, madri, sorelle, fratelli, nonni e amici....
LIVORNO. La morte separa i corpi, non le anime. Sgretola le barriere, cancella i ruoli istituzionali.
Non ci sono più allenatori, giocatori, tifosi, ma padri, madri, sorelle, fratelli, nonni e amici. Tanti amici. Veri. Come Alberto, Vincenzo, Piero e Moreno. Per 364 giorni sono “quelli del club Magnozzi”. Ieri buon mattino sono partiti da Livorno alla volta di Vigone. Dodici ore più tardi Moreno Billeri, di domenica corpulento steward che opera in tribuna stampa, ha la stessa voce baritonale di sempre, ma il dolore lo costringe a parlare lentamente. Tra una pausa e l'altra riesce a descrivere una giornata che non sarà possibile dimenticare: «Siamo arrivati prima dell'ora di pranzo a casa dei genitori di Davide Nicola. Lui non c'era perché impegnato nell'espletamento delle formalità burocratiche per la sepoltura di Alessandro». L'orologio della vita nell'abitazione dei Nicola si è fermato alle sei del pomeriggio di lunedì. Tutto è come cristallizzato: «Non c'è stato bisogno di parlare. Ci siamo abbracciati come se ci conoscessimo da sempre».
Un incontro toccante: «Le nostre lacrime si sono mescolate in un pianto straziante. Proprio a lui è spettato il compito più doloroso: quello di riconoscere la salma di Alessandro. Soffre Davide, ma ancora più provata è sua moglie Laura. Lei è chiusa in un dolore così grande che non è possibile descrivere. Nella mezz'ora che ci siamo intrattenuti con la famiglia Nicola, non ha detto una parola. E' rimasta in disparte, muta. Pallida». Ha parlato invece Davide: «Amici miei - ha detto - mi ricorderò per tutta la vita questa vostra visita. Siete stati eccezionali».
Fabrizio Pucci
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