Gioco
Livorno con Davide Il mister antidivo adottato dalla città
Due anni vissuti con la famiglia scegliendo di abitare in centro Ecco com’è nato il feeling con i tifosi che adesso lo confortano
LIVORNO. La cappa del dolore più cupo cala sulla sonnacchiosa Livorno di questo luglio freddo poco prima dell'ora di cena. E la commossa partecipazione emotiva della città al gravissimo lutto che ha colpito Nicola è immediata, spontanea, dirompente.
Sì, perché Davide non è soltanto l'allenatore che ha riportato gli amaranto in serie A tredici mesi fa e che ad aprile ha tentato di salvare la squadra dalla retrocessione. Lui è molto di più. Per tanti livornesi è uno di famiglia. Un uomo perbene, dalla faccia pulita e gli occhi sinceri, un amico leale di cui ci si può fidare.
Livorno piange insieme all'uomo che vive il dolore più grande perché fuori da ogni legge di natura. Abbraccia stretto l'allenatore che in due anni è stato capace di toccare le corde più profonde della sensibilità di una tifoseria calda e esigente. Passionale e dissacrante. Gente di mare che oggi ti porta in trionfo e domani ti scaraventa a terra se si sente tradita. Davide no.
Non avrebbe mai voltato le spalle ai livornesi e certe cose, qui più che altrove, le si percepiscono sulla pelle. L'amore, reciproco, tra Livorno e Nicola è stato a combustione lenta e non è ancora finito neanche per la recente risoluzione del contratto che lo legava alla società amaranto. Se lo sono gustato quell'amore, gli sportivi e lui: giorno dopo giorno, partita dopo partita, vittoria dopo vittoria e anche nei giorni amari delle sconfitte.
Indivisibili grazie a una chimica insolita per il mondo del calcio, ma possibile solo a Livorno, la città dei controsensi, ma dai sentimenti limpidi come il suo mare. Nicola piemontese nella forma, amaranto nella sostanza. Forse è quella la scintilla che ha acceso il feeling. I tifosi sono entrati subito in sintonia con lui. Fin dai primi mesi, nell'estate di due anni fa, non si sono fermati ad ascoltare il suo veloce eloquio dal vago accento torinese: sono andati oltre.
Hanno capito che al di là di quei modi educati e composti c'era un vulcano di passione per il lavoro al servizio della squadra amaranto. Una matassa emotiva che l'allenatore ha sempre definito con disarmante semplicità «senso di appartenenza».
Nicola, da parte sua, ha impiegato poco tempo per leggere l'anima dei livornesi attraverso i loro occhi. E lo ha fatto perché lui non è uno che si atteggia. È un antidivo. Li ha visti, ma soprattutto li ha vissuti: «Alleno il Livorno? - ha spesso ripetuto in questi due anni - allora voglio vivere la città, desidero cogliere l'umore delle persone. Per questo prendo casa in centro».
I bambini iscritti alla scuola pubblica. Due parole con l'edicolante, come un padre qualsiasi. E la partecipazione concreta alla vita della città. Un anno e mezzo fa in un incendio in una casa di Salviano perse la vita un bimbo di nove anni. Poche ore dopo la tragedia Nicola chiamò il giornale: «Che cosa possiamo fare per quella famiglia?». Schietto e onesto fuori e dentro lo spogliatoio. E primo tifoso della sua squadra. In una parola livornese. E tra concittadini ci si vuole bene e ci si aiuta, soprattutto quando la strada si fa stretta e tortuosa anche se solo per questioni di lavoro.
A gennaio quando il presidente Spinelli lo esonerò dall'incarico ci fu una mezza sollevazione popolare attraverso i social network.
Il nostro giornale si incaricò di consegnargli le migliaia di messaggi di saluto e attestati di stima pervenuti in redazione. Roba che neanche per un'icona intoccabile come Osvaldo Jaconi, l'allenatore del ritorno in serie B dopo trent'anni. Ad aprile il ritorno in panchina. Non è servito per evitare la retrocessione in serie B, ma ha chiuso il cerchio di due anni destinati a lasciare il segno. Il 4 luglio la separazione dal Livorno. Non da Livorno. La città che oggi mischia le sue lacrime a quelle di una famiglia che vive l'ora del dolore.
Oggi saranno messi alle finestre tanti drappi amaranto listati a lutto. Livorno c'è. Piange un figlio di quattordici anni e sta vicino al padre che ha adottato e alla sua famiglia che in appena due anni è diventata un pezzo di questa città.
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