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I nonni “orfani” in guerra per i danni
È iniziato il processo per il rapimento del piccolo Daniel, portato via dalla madre sette anni fa
LIVORNO. Sono nonni e genitori ma sono rimasti senza né figlio né nipote. Nonostante questo Armando De Nicola e sua moglie Antonietta da sette anni, da quando il piccolo Daniel venne portato via da Livorno dal presunto padre naturale (ora vivono negli Stati Uniti) con la collaborazione della madre, non si sono mai arresi.
Per arrivare alla prima udienza del processo che è andata in scena ieri mattina nell’aula di Assise del Tribunale di Livorno, hanno dovuto superare cinque anni di inchiesta, due richieste di archiviazione da parte della Procura, respinte in parte dal Tribunale, e soprattutto il suicidio del figlio.
Il loro dolore lo hanno affidato a decine di appelli affinché la giustizia restituisse loro almeno un po’ di quello che hanno perso. Adesso il avvocato ha sintetizzato l’odissea che dura dal 2007 nell’atto di costituzione di parte civile consegnato al giudice Nardi all’apertura del procedimento.
«La volontà - scrive il loro legale, l’avvocato Roberto Casella - è di ottenere l’integrale risarcimento del danno patito dai miei assistiti, derivanti dal particolare dolore suscitato dalla sottrazione del minore e della scomparsa del figlio Daniele, nonché per le implicazioni che ne sono seguite e che susseguono sotto il profilo psicologico: in particolare la totale compromissione di ogni rapporto intrafamiliare».
La costituzione di parte civile per la perdita del nipote «è volta ad ottenere - si legge ancora - il risarcimento di tutti i danni morali e materiali subiti a causa del netto sradicamento dal proprio nucleo familiare e contesto sociale, della propria lingua, dai propri genitori e nonni. Non da ultimo - è la conclusione - la privazione e annullamento della propria identità, avendone assunta, anche formalmente, un’altra americana, in aperta violazione di tutti i diritti e salvaguardia dell’infanzia».
Gli imputati del processo sono due: la madre del bambino, Daymara Perigò Collantes, 37 anni, al momento domiciliata a Granada, in Spagna e Jonathan Harris, 42 anni, cittadino americano del quale si è persa traccia dal 2 novembre 2007, giorno in cui assieme al piccolo Daniel, è volato negli Stati Uniti. Nei loro confronti, difesi entrambi dall’avvocato livornese Stafano Murace, l’accusa è quella di sottrazione dei minori in concorso.
I rilievi penali del comportamento dei due sono contenuti nel dispositivo nel quale il giudice Giovanni Zucconi ha disposto, il 3 giugno dello scorso anno, ha disposto la citazione coatta degli imputati.
«Non può esservi dubbio alcuno - ammette il giudice - sulla preordinata e meticolosa organizzazione delle attività con cui Jonathan Harris, con l’indispensabile collaborazione della Perigò e l’aiuto di un amico, è riuscito a far espatriare con sé il minore Daniel De Nicola, fornendolo di un passaporto ottenuto al Consolato americano di Firenze, con modalità tutt’altro che chiare».
Il magistrato nella sua ricostruzione prende in considerazione anche la possibilità che l’uomo che ha portato negli States il bambino possa essere il padre naturale. «Ma risulta - va avanti - incontrovertibile la precisa ed univoca volontà dell’Harris di sottrarsi a qualsivoglia contatto con l’Autorità e la legge italiana, nella precisa consapevolezza che, per quello che era lo stato giuridico del minore riconosciuto in Italia, la sua azione si poneva in palese violazione con la normativa italiana».
La conclusione è che la potestà del bambino fosse in ogni caso di Daniele De Nicola e che quindi il piccolo non dovesse essere portato via dall’Italia in quel mondo e con quelle modalità.
Una tesi che adesso dovrà essere confermata in tribunale dove più che la sentenza del giudice, a fare paura è l’incombente termine della prescrizione. «Il reato - come conferma anche l’avvocato dei due imputati - cadrà in prescrizione nel maggio prossimo».
Ieri mattina dopo l’apertura del procedimento, il giudice ha rinviato il procedimento fissando l’udienza per ascoltare i testimoni al prossimo 4 di marzo.
Il tempo stringe, i nonni rimasti orfani di figlio e nipote dovranno fare un’ultima battaglia, stavolta contro i mesi che corrono. (f.l.)
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