Il Tirreno

Livorno

Altolà del consiglio all’Authority «Non decida ora su Porto 2000»

di Juna goti

Le forze politiche votano all’unanimità due atti di indirizzo sulla società delle crociere e su Alp «Da approfondire la cessione». Oggi il comitato portuale: il sindaco chiederà un tavolo del lavoro

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LIVORNO. Sul futuro della Porto 2000 il consiglio comunale chiede all'Autorità portuale di aspettare. In altre parole chiede al presidente Gallanti di non prendere ora decisioni sulla cessione delle quote (l’Autority ha il 72%, deve scendere sotto al 50%). E lo fa all'unanimità. Dopo quasi due ore di dibattito e alla vigilia di due delicatissime riunioni del comitato portuale – oggi e giovedì – sul futuro della società che gestisce il traffico delle crociere e su Alp, l'unica società che in porto è autorizzata a fornire manodopera per i picchi di lavoro.

Dopo una sospensione di mezzora per un faccia a faccia tra i capigruppo delle diverse forze politiche, è Francesco Bastone (M5S) a leggere i due atti di indirizzo che saranno votati all'unanimità. «Il consiglio – recita il primo – impegna il sindaco a chiedere al comitato portuale di non prendere decisioni sulla questione della cessione di quote della Porto 2000, se non dopo un approfondimento in commissione e in consiglio». In commissione «saranno invitati i rappresentanti del comitato portuale, della Porto 2000 e i portatori di istanze sociali».

Quanto ad Alp, si impegna il sindaco a «farsi promotore della convocazione di un tavolo del lavoro portuale all'interno del quale prendere in esame una graduale riorganizzazione degli articoli 16, 17, 18 della legge 84/94 in accordo con i ministeri competenti, anche per salvaguardare il livello occupazionale del porto».

Cosa farà dunque Nogarin oggi e giovedì a Palazzo Rosciano, quando e se sarà chiamato a votare sia su Alp (ad esempio l’aggiornamento tariffario) che su Porto 2000? Voterà? A margine spiega che si riserva di fare questa valutazione al momento della discussione. Ma certo è che, sottolinea, «porterò la posizione espressa dall’assemblea che rappresenta la città» e «questi due atti votati da tutto il consiglio sono un risultato importante».

Nella comunicazione flash con cui ha aperto la discussione sul porto, Nogarin è tornato a ripetere che «la Porto 2000 deve essere pubblica e non avere una singola bandiera di appartenenza, siamo preoccupati che un solo vettore possa prendere il controllo». In altre parole, chiarirà più tardi, «anche se le quote eccedenti il 50% che saranno cedute dall’Authority dovessero andare ai privati, non dovranno esercitare la governance».

In consiglio ci sono punti di convergenza e di rottura. Ad esprimere una linea totalmente diversa dagli altri (anche se poi voterà gli atti di indirizzo) è Elisa Amato, di Forza Italia, l’unica esponente del centrodestra eletta. Nell’atto presentato parla della necessità di «sollecitare Gallanti a pubblicare entro settembre il bando» perché l’Authority venda «a privati competenti nel settore crocieristico, e non ad altri enti pubblici, il 52% delle quote possedute, così come valutate dal consulente adivisor Kpmg». E chiede anche all’Authority di dare un «segno di discontinuità rispetto all’attuale presidenza della società (in altre parole fare fuori Piccini, ndr), i cui risultati gestionali sono stati comprovati comenegativi dallo stesso advisor».

Ma è anche quello studio di Kpmg che il capogruppo Pd Marco Ruggeri chiede a Gallanti di «venire a presentare», perché tutti ne parlano ma agli atti del consiglio non c’è niente. Il timore, non ci gira intorno, è che «il valore della società sia falsato dal fatto che si guarda alle concessioni solo fino al 2019». In altre parole una svendita. Ecco perché, così come Andrea Raspanti di Buongiorno, chiede che «il Comune approvi definitivamente la variante urbanistica per chiudere il Prg portuale». Marco Cannito (Città Diversa) chiede formalmente se «vi sia uno studio di fattibilità sulla vendita della Porto 2000 fatto dalla società stessa».

Sia il Pd che M5S e BL, nei diversi atti che sono stati presentati singolarmente all’inizio al consiglio e che saranno discussi in commissione, chiedono con parole simili di evitare che «la società cada in mano a monopolisti» e di evitare «posizioni dominanti delle compagnie di navigazione nella compagine societaria».

I 5 Stelle, per bocca di Bastone, caldeggiano il «proseguimento di una gestione pubblica, in cui anche il Comune possa detenere una quota di partecipazione». Il Pd, oltre a chiedere di «puntare sulle crociere di testa» e che «la vendita avvenga solo in presenza di un progetto industriale di rilancio», punta invece a «consentire al sistema aeroportuale toscano di poter partecipare, direttamente o in associazione con altri, al bando di acquisto delle quote», in modo da «dare corpo a un progetto turistico integrato in Toscana». Ma Nogarin si dice «scettico», perché «in questo momento la governance dell’aeroporto di Pisa non è più pubblica». Insomma, non ci sarebbe più la Regione a fare da punto di riferimento. Ruggeri fa comunque notare che a oggi «non sono ancora note le intenzioni della Camera di commercio, che possiede il 28% e che ha il diritto di prelazione...».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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