Il Tirreno

Livorno

«Ville abusive a Montenero» Indagata dirigente comunale

di Federico Lazzotti
«Ville abusive a Montenero» Indagata dirigente comunale

Chiuse le indagini: in 28 nei guai per falso e irregolarità edilizie e urbanistiche

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Spunta un nome eccellente tra i 28 che i pubblici ministeri Massimo Mannucci e Daniele Rosa hanno iscritto nel registro degli indagati al termine dell’inchiesta sulle presunte irregolarità edilizie e urbanistiche nella realizzazione di 33 villette sulla collina d’oro, tra Montenero e il Castellaccio. In particolare tra via dei Fondacci, via del Viperaio, via della Lecceta e via Fraschetti.

È quello di Susanna Cenerini, 52 anni, responsabile dal 2001 dell’ufficio edilizia privata del Comune di Livorno nella sua qualità «di dirigente amministrativo che rilasciava i permessi a costruire».

L’accusa, come per gli altri indagati - tra i quali compaiono altri quattro dipendenti pubblici del medesimo ufficio, proprietari, professionisti e costruttori è quella - sempre in concorso - di falso ideologico, lottizzazione abusiva e l’edificazione su aree sottoposte a vincolo paesaggistico.

«Non intendo rispondere a nessuna richiesta», replica al telefono la dirigente, difesa dall’avvocata Anna D’Angelo.

La chiusura delle indagini, firmata la scorsa primavera e notificata fino a poche settimane fa ai legali degli indagati, arriva a distanza di oltre due anni dal sequestro degli immobili da parte dei carabinieri e a cinque dall’esposto che ha dato il via all’indagine.

Rispetto all’ordinanza firmata dal giudice per indagini preliminari esce di scena Rossano Lischi, 55 anni, finito nei guai come rappresentate legale della Mar.Fil immobiliare. Ma entrano altre cinque persone: Giovanni Carlini, 73, in qualità di proprietario dell’area sottoposta a vincolo in via Fraschetti, Stefano Micheli, 55, che ha firmato il progetto, il costruttore Renato Simoni, 60. E il progettista fiorentino Fabio Barluzzi. Oltre a Susanna Cenerini che deve rispondere, in qualità di responsabile dell’ufficio, di dieci contestazioni sulle dodici di cui è composto il capo d’imputazione.

Al centro dell’inchiesta che forse un giorno diventerà un processo, visto che i reati contestati risalgono per lo più agli anni 2007 e 2008 e quindi rischiano di andare prescritti, c’è la natura urbanistica della zona tra Montenero e Castellaccio sia a livello paesaggistico che edilizio. Si può costruire? E se sì, in che modo? Sono queste le due domande chiave che stanno alla base dell’indagine.

La zona in questione, infatti, è considerata «area a ville con giardino». Secondo gli investigatori, tesi confermata anche dai consulenti dei magistrati, questa zona nel piano strutturale risulterebbe vincolata perché insiste in una area tutelata a livello ambientale e paesaggistico.

Una particolarità che la trasformerebbe in un'isola felice dove non si può costruire ex novo, nemmeno trasferendo l'indice fondiario, ma solo ristrutturare e con limiti severi.

Se la tesi dell'accusa risultasse fondata, il come e il quanto di questi interventi, sarebbero specificati al punto quattro del Regolamento: «Sono consentiti - si legge - interventi di ampliamento una tantum fino al 20% della superficie lorda pavimentabile esistente e comunque non superiore ai venticinque metri quadrati, finalizzati al miglioramento delle condizioni igienico sanitarie».

È nelle pieghe di questa norma che si sarebbero compiuti i presunti abusi.

Racconta chi ha indagato per anni su questi aspetti: «L’architetto o il progettista si presentavano in Comune con un piano per la ristrutturazione di un vecchio rudere, ma nonostante si trattasse di una zona vincolata otteneva il permesso a costruire e iniziava i lavori. Ma invece dei due piani massimi che in quella zona si possono costruire sono spuntati, sottotetti, verande e cantine che teoricamente non potrebbero essere abitabili e che invece aumentavano di fatto la metratura».

Ora da fonti investigative emerge che molti degli indagati, terminate le indagini, abbiano chiesto di essere ascoltati dai pubblici ministeri per chiarire la propria posizione. «Vogliamo solo tornare in possesso di quel che è nostro», spiega qualcuno di loro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Prato, il questore chiude una discoteca per 30 giorni dopo una lite (con ferito)

di Redazione Prato