Gioco
«Sono Alessio, ho due mamme e mi sento un bambino felice»
La richiesta: sui fogli “genitore 1” e “genitore 2” anziché “padre” e “madre”. Interviene la vicesindaca «Un consultorio per chi scopre il proprio orientamento sessuale solo dopo il matrimonio»
LIVORNO. “Dove c'è amore c'è famiglia” è questo il motto dell'associazione Famiglie Arcobaleno. «È l'amore che crea una famiglia, non la presenza di legami biologici», spiega Federica Tempori, avvocata livornese impegnata da anni nella difesa di bambini nati da coppie omogenitoriali. Il figlio Alessio, capelli biondissimi, la segue attento con lo sguardo, non parla ancora ma riesce a farsi capire. «Vai con mamma Barbara, mamma Fede arriva tra poco», gli dice: e lui, con la sua maglietta arancione con scritto “Love my moms”, obbedisce controvoglia.
«Prima di Alessio non sentivo il dovere di dare spiegazioni ad estranei sulla mia vita – racconta Federica – ma da quando è nato sento il bisogno di dovermi esporre: è faticoso e doloroso fare un “coming out” quotidiano, ma è necessario se voglio contribuire a costruire un mondo in cui lui non senta delegittimata la sua famiglia come una famiglia di serie B».
Alessio ha frequentato quest'anno il primo anno di asilo nido a Rosignano. «Ho sentito un dolore profondo quando mi sono trovata a mentire sul modulo d'iscrizione dichiarando che sono ragazza madre e Alessio ha un solo genitore, perché mio figlio ha due mamme», spiega Federica: «Vorremmo chiedere alle autorità di fare quello che a livello locale è concesso, magari un cambio di modulistica per l'iscrizione a scuola come ha fatto Pisapia».
Presenti in sala, la vicesindaca Stella Sorgente e il portavoce Andrea Morini. Nel programma M5S è stata inserita una parte sulle politiche Lgbt (cioè per lesbiche, gay, bisessuali e transgender), dice la vicesindaca: «Potremmo creare un tavolo di lavoro permanente e attraverso la consulta delle associazioni creare una ottava commissione specifica sul tema Lgbt: vedremo se e come sarà possibile cambiare modulistica e trascrivere i matrimoni celebrati all'estero nel comune di Livorno».
Nel comune di Milano, il sindaco Pisapia aveva cambiato la dicitura nei fogli d'iscrizione a scuola mettendo “genitore 1” e “genitore 2” al posto di “padre” e “madre”. Sul web si è scatenata la bufera a favore delle famiglie tradizionali. «Non abbiamo paura di esporci in questo senso, noi siamo sempre in ascolto di tutti i cittadini, comprese le associazioni cattoliche – puntualizza Sorgente – ma la nostra amministrazione è per tutti i cittadini, nessuno deve essere lasciato indietro: non vedo come ciò tolga qualcosa ai cattolici».
La vicesindaca mette l’accento «sulla corretta informazione, sulla trasparenza, sul non nascondere più certe realtà»: è il primo passo verso l'inclusione e l'accettazione. «Sono aperta ad ascoltare le istanze di tutti i cittadini, intanto in collaborazione con Asl ci piacerebbe avviare un consultorio non solo per chi fa outing ma per accompagnare i figli di chi scopre o accetta il proprio orientamento sessuale solo dopo il matrimonio».
Intanto, nella terrazza di Madame Sitrì i figli delle coppie arcobaleno giocano e saltano, cercano di accaparrarsi i palloncini e si rincorrono tra i tavoli. Tra loro ci sono anche David, Dario e Diego. Quattro e due anni, sono i figli di Mario e Valter, una coppia livornese. «Abbiamo passato il peggio ormai, la notte si riesce a dormire, ma questi sono i problemi di tutti», segnala Valter: «Per fortuna noi non ci siamo mai scontrati con i pregiudizi della gente, abbiamo sempre parlato e spiegato: anche David che ha 4 anni non ha mai avuto problemi a scuola con gli altri bambini e i loro genitori».
Eppure i problemi ci sono: a rendere anormale una quotidianità assolutamente normale, è la burocrazia. «In America dove i bimbi sono nati grazie a una mamma surrogata, siamo entrambi genitori, qui solo io – spiega Valter – e allora, via con i permessi ogni volta che facciamo un viaggio, poi i moduli per rendere Mario l'amministratore di sostegno nel caso a me succeda qualcosa: è faticoso». «In Italia noi non possiamo parlare di matrimonio e va bene ma non siamo cittadini di serie B e non lo sono i nostri figli», dice Federica Tempori: «In attesa che qualcosa si muova a livello nazionale speriamo in quel che l'amministrazione locale dal basso può fare».
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