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Maxi truffa immobiliare: con i soldi dei clienti si compravano le ville
Dalla citazione a giudizio degli 8 indagati spuntano i retroscena dell’inchiesta di Ghiaccioni, a cominciare dai 2 milioni di euro spariti dai conti
LIVORNO. Si chiama Villa Minozzo, ed è un paesino di nemmeno 4mila anime abbarbicato sull’Appennino, in provincia di Reggio Emilia. Secondo i racconti popolari la sua nascita risalirebbe a fuggiaschi e deportati romani.
È qui, in località Civago, che i presunti ideatori della maxi truffa immobiliare di Ghiaccioni avrebbero individuato il proprio buen retiro, acquistando negli anni tre ville pagate almeno in parte - secondo la Procura - con i soldi anticipati dai clienti nella speranza di vedere lo scheletro di cemento alle porte di Collesalvetti prendere vita e trasformarsi nelle casa che avevano pagato.
Ma non solo. Perché i circa 2 milioni di euro sottratti dai conti della società costruttrice con la complicità di due dipendenti di banca, sarebbero andati a finire per acquistare un appartamento poi ristrutturato in via dei Pelaghi un terreno a Colle e il negozio di ottica al numero 42-44 di via Marradi.
Sono questi alcuni dei retroscena che emergono dalla citazione a giudizio firmata dal pubblico ministero Luca Masini nei confronti degli otto indagati nell’inchiesta sulla presunta maxi truffa immobiliare andata in scena tra Livorno, Collesalvetti e Cecina tra il 2008 e l’11 aprile 2013. Giorno in cui i carabinieri hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di quattro persone: Attilio Petrillo 49 anni, «agente immobiliare della Edil Centro con mandato a vendere in esclusiva, per conto della Carolina Immobiliare srl gli immobili a Ghiaccioni, nonché amministratore di fatto della srl» considerato dagli inquirenti «artefice ed esecutore del progetto delittuoso»; Nicola Pagliuca, 55, «procuratore speciale della Carolina srl e destinatario con il complice degli assegni emessi dagli acquirenti»; Letizia Luci, 54, moglie del Pagliuca e amministratore unico della srl; e Simona Cerrai, 46, compagna di Petrillo, l’imprenditrice titolare dell’ottica e tratteggiata come la figura attraverso la quale parte del denaro sporco sarebbe stato riciclato.
Bancarotta in Emilia. È il giorno di San Valentino del 2008 quando - secondo gli investigatori - Luci, Petrillo e Pagliuca fanno sparire i primi 25mila euro dal conto corrente della Carolina srl, dichiarata fallita il 7 novembre 2012 con un buco di oltre 3,5 milioni.
Quella che va in scena tra il 14 e il 21 febbraio sarebbe una triangolazione di denaro attraverso cui Petrillo sarebbe riuscito a incassare da Pagliuca una fattura da 36mila euro per “incarico consulenza aree Collesalvetti”. Di questi ne avrebbe girati 25mila alla compagna che la settima successiva ha poi stipulato il rogito con il quale, per una somma complessiva di 45mila euro acquista l’appartamento al numero 43 di via Case Caniparoli, nel comune di Villa Minozzo.
Tra il giugno del 2008 e il febbraio dell’anno successivo sarebbero stati Petrillo e Pagliuca in prima persona, invece, a girare dal conto della srl 40mila euro divisi in tre rate, per fermare due villette, sempre a Villa Minozzo e a pochi numeri di distanza da quella comprata dalla Cerrai, a un prezzo concordato di vendita pari a130mila euro per ciascun immobile. Molto probabilmente pagato con i 49mila euro che Roberto Consanni consegnò con tre assegni da 20mila euro direttamente a Petrillo, ma per la realizzazione degli immobili a Colle.
Questi non sarebbero - secondo i carabinieri - gli unici soldi distratti dalla Carolina e dunque prova della bancarotta fraudolenta, usati per gli immobili sull’appennino reggiano. Nel corso degli anni, sempre dal conto della società impegnata nella costruzione degli immobili fantasma a Colle, sarebbero stati prelevati e usati di volta in volta, per le due villette, «13mila euro per lavori di giardinaggio, 8400 per la realizzazione e installazione di un cancello automatico e altri 40mila per i lavori di ristrutturazione degli stessi immobili al numero 11 e 9 di via Case Caniparoli.
Il ruolo del direttore di banca. La figura più controversa dell’inchiesta è forse quella dei due dipendenti della banca che - secondo gli inquirenti avrebbero chiuso più di un’occhio sulla reale affidabilità dell’operazione immobiliare.
A cominciare da Gabriele Bracci, 44 anni, accusato di truffa in concorso perché all’epoca era direttore dell’agenzia 1 di Livorno della Cassa di Risparmio di San Miniato, citata a giudizio durante la prima manche dell’udienza preliminare come responsabile civile.Scrive il pm nel capo d’imputazione: «Ha fatto sottoscrivere agli delle fideiussioni a favore della ditta costruttrice facendoli credere che si trattasse di mutui finalizzati all’acquisto degli immobili».
È invece accusata di estorsione in concorso con Petrillo Susanna Audiberti, 55 anni da compiere, e vice direttore della medesima filiale di Carismi. Secondo l’accusa, «al fine di compiere la truffa, mediante minaccia attuata da entrambi, consistita nel prospettare ad alcuni acquirenti, con insistenza, la perdita di tutte le anticipazioni da loro versate per ottenere la disponibilità degli immobili acquistati con contratto preliminare di compravendita, qualora avessero rifiutato di prestare una nuova fideiussione non dovuta nei confronti della Carolina». È attraverso questo comportamento che i clienti avrebbero versato di li a poco altri 65mila euro.
La finta ottica. L’ottica Benedo, al numero 42 di via Marradi, secondo gli investigatori, è stata per anni il luogo fisico ed economico dove i soldi della Carolina srl venivano ripuliti e riutilizzati. È da questa ipotesi che asce nei confronti di Simona Cerrai l’ipotesi di ricettazione, in qualità di amministratore unico della srl, ma di cui faceva parte anche il compagno Attilio Petrillo. «Nella suddetta attività - scrive il pm - impiegavano denaro proveniente da attività illecita, costituendo la società e acquistando beni e attrezzature. In particolare la cifra di 29.200 euro versati da Petrillo sul conto della Bendo alla Carismi che erano invece destinati alla Carolina srl».
È indagando sulla natura del negozio di ottica, dopo aver eseguito una perquisizione nel negozio il 2 aprile 2012 che i carabinieri hanno scoperto che l’imprenditrice «svolgeva abusivamente la professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione e l’iscrizione al relativo albo».
Gli altri indagati. Sono otto, in tutto le persone indagate dal pubblico ministero che ha chiesto per loro il rinvio a giudizio. Oltre ai quattro per i quali è stata chiesta e ottenuta la misura cautelare e i due dipendenti di Carismi, nei guai Giuliano Biancani, 77 anni, titolare della società Orlando Costruzioni srl, ideatore dell’operazione truffaldina, e Daniele Lotti, 64, architetto e direttore tecnico del cantiere considerato pure lui mente della truffa, ma per il quale il suo legale ha già chiesto di essere giudicato con rito abbreviato.





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