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Case fantasma a Colle «Anche la banca nei guai»
Udienza preliminare fiume per gli 8 indagati sulla presunta truffa a Ghiaccione. Ok del giudice: Carismi a giudizio come responsabile civile in caso di condanna
LIVORNO. Leandro e Marta dovevano essere gli inquilini più giovani ad entrare nel complesso residenziale di Ghiaccione, alle porte di Collesalvetti. Invece sono fuori dal tribunale penale di via Falcone e Borsellino dove sta per iniziare l’udienza preliminare che dovrà giudicare le 8 persone accusate della maxi truffa che ha bloccato i lavori di costruzione. I due bambini tengono in mano un cartello giallo con la scritta “Vogliamo le nostre case”. Accanto un disegno con un palazzo stilizzato e un fiore giallo.
Intorno a loro una quindicina di adulti sventolano messaggi simili. Davanti all’ingresso sfilano gli avvocati degli indagati, ma non c’è traccia di Antonio Petrillo, 48 anni, titolare della Edilcentro Immobiliare di piazza Attias e della moglie Simona Cerrai; non si vedono Letizia Luci, titolare della Carolina Immobilire di Cecina e del marito Nicola Pagliuca, 53, sulla carta dipendente dell'agenzia. E neppure l'imprenditore, Giuliano Biancani, 75, della Orlando Costruzioni, e il direttore dei lavori, l'architetto elbano Daniele Lotti. Oppure i due funzionari della Cassa di Risparmio di San Miniato: l'ex direttore Gabriele Bracci, 43 anni, e l'allora sua vice Susanna Audiberti, 54 anni che avrebbero dato l’ok a prestiti senza garanzie.
Tutti hanno deciso di non presentarsi davanti al giudice Gioacchino Trovato che visto il numero fuori dal comune di partecipanti all’udienza ha deciso di spostare il processo nell’aula della Corte d’Assise.
In quella che si è poi trasformata in un’udienza fiume, fissata per le 13 e finita nel tardo pomeriggio, la prima a sollevare una eccezione sulla regolarità del processo è stata l’avvocato Anna Francini che difende Bracci.
Al centro della contestazione, la compilazione degli avvisi di convocazione all’udienza preliminare inviati dalla Procura agli indagati. Dentro, infatti, si parla ancora dell’ipotesi di contumacia, ora sostituita con l’assenza dopo la riforma della legge avvenuta però nel periodo tra la convocazione e l’udienza di ieri. «L’avviso è nullo - ha sostenuto il legale - perché non contiene le garanzie previste da questa nuova ipotesi».
Il giudice ha impiegato un’ora per respingere l’eccezione che avrebbe costretto la Procura a inviare nuovamente gli avvisi agli indagati con la nuova dicitura prevista dalla legge.
Quando intorno alle 16 il giudice è tornato in aula, è stato il momento della costituzioni delle parti civili, in pratica tutte le persone che si sono fidate di costruttori e agenzie pagando centinaia di migliaia di euro senza mai vedere finite le proprie abitazioni.
Quando mezz’ora più tardi è arrivato l’ok a tutte le richieste dall’aula si è sentito un applauso, suono abbastanza inusuale dentro un’aula di tribunale.
L’ultima vittoria delle presunte vittime della truffa è stata la scelta del giudice di convocare per la prossima udienza, fissata per il 17 di ottobre, anche la Carismi, Cassa di Risparmio di San Miniato.
«La banca - spiega un avvocato - è stata citata come responsabile civile. Il che significa che nel caso in cui gli imputati vengono condannati sarà l’istituto a risarcire le parti civili».
Intanto uno degli indagati, l’architetto Lotti, ha già fatto sapere di voler essere giudicato con rito alternativo. A ottobre invece anche Leandro e Marta sapranno se e quando inizierà il processo.
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