La protesta
«Vogliamo le nostre case ora aspettiamo giustizia»
La protesta delle famiglie vittime della truffa immobiliare da tre milioni di euro Sit in nel cantiere mai finito. «Per 2 anni abbiamo vissuto in sei in 60 metri quadri»
LIVORNO. «Per anni abbiamo vissuto in sei in 60 metri quadri: io e mio marito abbiamo due figli, e i miei sono in due. Non avevamo altra scelta: la nostra casa di origine l’avevamo venduta, convinti di poterci trasferire qui a Colle nell’appartamento nuovo, già pagato 200mila euro. Un altro uguale l’aveva acquistato anche mia madre. E invece no. Adesso io e mio marito abbiamo preso una appartamentino già arredato in affitto. Ma i nostri mobili, tuttora, si trovano in un garage».
Barbara Consani è una delle vittime della maxi truffa immobiliare del cantiere edile ai Ghiaccioni a Colle, aperto nel 2006 e ancora in alto mare. Con la sua figlioletta, ieri mattina era insieme ai rappresentanti di altre 15 famiglie sul luogo del cantiere per una protesta, organizzata in vista dell’udienza preliminare del processo penale che si svolgerà venerdì. In tutto si parla di una truffa da tre milioni di euro: questo è il totale dei soldi che comprende il mutuo erogato dalle banche più il denaro versato dagli acquirenti.
Le case - in tutto dieci appartamenti grandi con garage - sarebbero dovute essere consegnate da tempo. Invece sono passati otto anni, e la gente è fuori di casa. C’è chi ha dovuto prendere una casetta in affitto, chi vive con altri parenti, chi tira avanti a fatica: si parla di gente che ha impiegato i risparmi di una vita in un investimento che si è rivelato devastante. Le famiglie coinvolte - la maggior parte delle quali sono rappresentate dall’avvocato Nicola Sodano - ora aspettano con ansia l’udienza preliminare di venerdì in cui si deciderà per il rinvio a giudizio o non degli indagati. Sono otto le persone al centro dell’inchiesta dei carabinieri: cinque imprenditori, un architetto e due funzionari di banca. Secondo gli investigatori, queste persone hanno posto in atto un disegno criminoso, organizzando complesse operazioni contabili ed immobiliari per incassare le somme percepite. Così facendo, sempre secondo l’accusa, gli indagati riciclavano i proventi in altre attività commerciali di comodo, attraverso le quali le somme, una volta ripulite, venivano utilizzate per acquistare beni immobili.
Ad aprile 2012 i carabinieri avevano svolto le perquisizioni nelle case degli indagati e nelle aziende a loro riconducibili, con il sequestro di numerosi documenti, computer e materiale informatico. Mentre a gennaio 2013 i militari del Nucleo investigativo erano riusciti a bloccare un milione di euro attraverso sequestri di beni e conti correnti. Sequestri resi possibili dal fatto che il tribunale fallimentare aveva accolto la richiesta, presentata dall’autorità giudiziaria, di fallimento della ditta costruttrice Carolina srl, al centro dell’inchiesta, che, dal canto suo, si ritiene danneggiata.
«Noi speriamo che i lavori siano conclusi prima possibile per entrare finalmente in casa», dice Federico Nocchi, capofila della protesta. Tuttavia, come spiega l’avvocato Sodano, al livello civile, si potrebbe anche seguire la strada di recuperare i soldi. La maggior parte delle famiglie ha messo 200mila euro per comprare la casa. «I miei assistiti in ogni caso - spiega Sodano - si costituiranno parte civile».
Ad esprimere solidarietà alle famiglie, ieri a Colle c’era anche l’assessore comunale ai lavori pubblici, Roberto Menicagli.
Venerdì alle 12.15 le famiglie faranno un nuovo sit in davanti al tribunale prima dell’udienza.
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