Il Tirreno

Livorno

Truffa Ghiaccione, presidio delle famiglie: «Siamo esasperati, vogliamo le nostre case»

Lara Loreti
Truffa Ghiaccione, presidio delle famiglie: «Siamo esasperati, vogliamo le nostre case»

In attesa dell’udienza preliminare del processo, fissata per venerdì, protesta delle vittime nel cantiere incompleto dal 2006

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«Ormai non è più solo una questione economica legata alle case, questo è diventato un caso umano: le famiglie sono esasperate, non ne possiamo più. Vogliamo giustizia». E’ un grido di aiuto quello delle famiglie truffate al’interno della mega truffa legata al cantiere edile di Ghiaccione: a parlare è Federico Nocchi, uno delle vittime della truffa, che lunedì mattina era insieme a tutti gli altri sul luogo del cantiere per un presidio di protesta in vista dell’udienza preliminare del processo penale che si svolgerà venerdì, 11 luglio. In tutto si parla di una truffa da tre milioni di euro: questo è il totale dei soldi tra quelli erogati dalle banche come mutuo e quelli investiti dalla gente.

Le case, dieci appartamenti grandi con garage, sarebbero dovuti essere consegnati anni fa. Invece il cantiere, aperto nel 2006, è sempre in alto mare. E la gente fuori di casa. C’è chi vive con i genitori in 60 metri quadri, chi ha dovuto prendere una casetta in affitto, chi tira avanti a fatica: tutti gli acquirenti hanno impiegato i risparmi di una vita in un investimento che si è rivelato devastante. E chi l’avrebbe detto? «Forse siamo stati un po’ ingenui, ma come facevamo a prevedere una cosa del genere? - si domanda Federico Nocchi, che in questi anni ha guidato insieme al padre Marco la protesta della gente - Quando abbiamo comprato noi i lavori erano avviati e sembrava che tutto stesse andando per il verso giusto».

VIDEO: PARLANO I PROPRIETARI

Tutte le famiglie coinvolte - la maggior parte delle quali sono rappresentate dall’avvocato Nicola Sodano, ora aspettano con ansia l’udienza preliminare di venerdì in cui si deciderà per il rinvio a giudizio o non degli indagati. Sono otto le persone al centro dell’inchiesta dei carabinieri: cinque imprenditori, un architetto e due funzionari di banca. Secondo gli investigatori, queste persone hanno posto in atto un disegno criminoso organizzando complesse operazioni contabili ed immobiliari per incassare le somme percepite. Così facendo, sempre secondo l’accusa, riciclavano i proventi in altra attività commerciale di comodo attraverso la quale le somme, una volta ripulite, venivano utilizzate per acquistare beni immobili. Ad aprile 2012 i carabinieri avevano svolto le perquisizioni nelle case degli indagati e delle aziende a loro riconducibili, con il sequestro di numerosi documenti, computer e materiale informatico. Mentre a gennaio 2013 i militari del Nucleo investigativo erano riusciti a “bloccare” un milione di euro attraverso sequestri di beni e conti correnti. Sequestri resi possibili dal fatto che l tribunale fallimentare aveva accolto la richiesta, presentata dall’autorità giudiziaria, di fallimento della ditta costruttrice Carolina srl, al centro dell’inchiesta. Impresa che dal canto suo si ritiene danneggiata.

«Ora la nostra aspirazione sarebbe quella che i lavori potessero essere conclusi prima possibile per entrare in casa finalmente», dice Nocchi. Ma come spiega l’avvocato Sodano, al livello civile, si potrebbe anche seguire la strada di recuperare i soldi. La maggior parte delle famiglie ha messo 200mila euro per comprare la casa. «I miei assistiti in ogni caso - spiega Sodano - si costituiranno parte civile». Sul posto per esprime re solidarietà alle famiglie c’era anche l’assessore ai lavori pubblici di Colle, Roberto Menicagli: «Siamo vicini a queste persone anche perché anche noi siamo stati vittime di questa truffa. Abbiamo subìto penalizzazioni sulle opere di urbanizzazione. E infatti abbiamo attivato polizie assicurative e fidejussioni».

Il prossimo appuntamento è fissato per venerdì alle 12.15 davanti al tribunale. Alle 13 ci sarà l'udienza preliminare.

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