Il lutto
Mtm verso la chiusura, in 108 a casa
I lavoratori cessano il presidio e l’azienda in cambio anticipa la cassa. Ma giovedì arriveranno le proposte di incentivo alla mobilità
LIVORNO. Scorrono i titoli di coda sulla favola della fabbrica nata in 60 giorni e arrivata in pochi mesi a dar lavoro a 900 persone grazie al boom del gpl. Dopo sei anni di andamento schizzofrenico, con picchi di lavoro straordinari alternati a casse integrazioni infinite, la Mtm di Guasticce sta emettendo gli ultimi respiri.
Giovedì in Confindustria è in agenda un incontro con i sindacati e le Rsu per stabilire i criteri per la mobilità volontaria incentivata. Tradotto: l’azienda comunicherà l’incentivo per chi si dirà disposto a non opporsi all’immediata messa in mobilità.
Quanti dei 108 dipendenti di Mtm accetteranno lo sbruffo e il passaggio nel girone infernale dell’assicurazione sociale per l'impiego, meglio nota come indennità di disoccupazione?
L’alternativa per chi deciderà di restare, sono altri sei mesi di cassa integrazione, stavolta in deroga, che i vertici di Mtm hanno garantito addirittura di anticipare rispetto ai ritardi elefantiaci di pagamento dell’Inps. Un passo verso i lavoratori che è stato concesso in cambio della cessazione dell’azione di protesta che da maggio e fino alla scorsa settimana ha visto il presidio h24 della fabbrica, dei suoi macchinari e soprattutto delle trenta nuovissime Ford destinate al mercato cinese dei taxi a gpl, diventate ostaggio - trattato con i guanti bianchi - dei lavoratori livornesi.
Se i toni e i rapporti restano soft, nessuno tuttavia si illude. Anche perché l’azienda - come conferma Simone Puppo, Fiom Cgil - è stata chiara: «Ci hanno detto che prospettive all’orizzonte non ce ne sono. Ma finché c’è tempo è chiaro che noi ci proviamo. E anche aver recuperato sei mesi, durante i quali l’azienda ci ha garantito che non toccherà alcun macchinario, è un risultato importante».
La cassa in deroga fino al 31 dicembre di fatto è un pallone calciato in corner. Un rinvio utilissimo, visto che il 19 luglio sarebbe terminata la casa ordinaria e possibilità di riattivare la produzione nell’immediato proprio non ce n’erano.
Secondo la versione ufficiale della società mancano i volumi, ma secondo i lavoratori si tratta di «una scusa ormai non più accettabile e smascherata - denunciano alcuni di loro - da una protesta che i colleghi della sede di Cherasco hanno inscenato appena giovedì scorso contro la richiesta di aumento della produzione nello stabilimento piemontese».
«Com’è possibile - si chiedono i lavoratori - che a Cherasco la produzione stia scoppiando e si sia arrivati a pretendere il montaggio di 23 auto a turno rispetto alle 21 che già rappresentano un record, e allo stesso tempo si dica che non c’è lavoro e che per questo Livorno non ha più motivo di esistere?».
Mtm con una nota, condivisa dai sindacati cuneesi, ha smentito che i carichi nella fabbrica piemontese siano aumentati, ma il quadro, come conferma Simone Puppo, è molto nebuloso.
Oggi, esattamente come due mesi fa, la domanda è la stessa: che cosa succederà quando scadrà la cassa in deroga il 31 dicembre 2014? «C’è l’intenzione da parte di tutti i soggetti interessati di trovare una soluzione di qui a dicembre e vagliare tutte le opportunità che potrebbero crearsi - dice Puppo - finché c’è tempo noi ci proviamo anche se l’azienda ha detto che non ci sono prospettive di commesse e dunque di lavoro». Insomma, ha fatto capire che la mobilità è dietro l’angolo.
E infatti quando Puppo parla di opportunità guarda anche fuori da Mtm. Non è un caso che venerdì sia stato il vescovo Simone Giusti a prendere la parola sul futuro dei lavoratori di Guasticce. «Durante un incontro con la Rsu - racconta lo stesso Puppo - monsignor Giusti ci ha garantito un impegno istituzionale, ma ci ha anche comunicato che potrebbero aprirsi opportunità sul territorio, magari in area portuale». Dunque fuori da Mtm.
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