Il Tirreno

Livorno

«L’alternativa all’ospedale bis è Cisanello»

di Giulio Corsi
«L’alternativa all’ospedale bis è Cisanello»

Il primario di chirurgia attacca Cosimi: «Dov’era quando smontavano viale Alfieri?»

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LIVORNO. Maurizio Viti, primario di chirurgia dell'ospedale di Livorno (ed ex consigliere Pd). Con l'elezione del sindaco Nogarin è tornata l'ipotesi della ristrutturazione di viale Alfieri. E' un'alternativa possibile?

«Io sono sostenitore di un concetto molto semplice: l'attuale presidio si può migliorare quanto si vuole, ma non sarà mai l'ospedale nuovo. Sono due cose distinte. Quando il Lingotto si rivelò insufficiente, la Fiat non pensò di cambiarlo, costruì Mirafiori. Detto questo, è chiaro che migliorare le condizioni di viale Alfieri sia la cosa più semplice in questo momento: quando parti da uno e arrivi a due hai fatto il 100%, ma resti a due».

Sta dicendo che l'ospedale di Livorno oggi offre un servizio ai minimi livelli?

«L’ospedale non è più attrattivo, né per i pazienti, né per i professionisti che devono lavorarci. Mi auguro che la nuova amministrazione non traccheggi su questo tema, perché non possiamo permetterci di tirare questa storia per le lunghe. La situazione sta diventando insostenibile e su questo la città deve fare una riflessione seria. Il rischio, se non s'interviene subito, è quello di difendere un ospedale abbandonato dai cittadini».

L'impressione in realtà è che l'abbandono sia già in corso: le fughe verso altre Asl costano 96 milioni di euro di compensazioni negative sui conti dell'azienda livornese...

«Guardi, l'ospedale di Livorno riesce a curare oltre il 75% dei propri cittadini. La quota ideale secondo gli standard definiti si aggirerebbe attorno al 78-80% della popolazione. Ma va considerata la vicinanza con l'ospedale universitario, per cui i numeri di Livorno ancora sono accettabili. Il fatto è che ci stiamo velocemente avvicinando al punto di non ritorno per quanto riguarda servizi e qualità. E se non si interviene lì, sarà un attimo precipitare dal 75% al 60% rendendo di fatto inutile la presenza dell'ospedale».

In qualche modo un dibattito sull'utilità di un ospedale di livello già esiste, proprio considerando la vicinanza con Cisanello.

«Il governatore Rossi dovrebbe iniziare una riflessione seria anche sull’offerta del sistema pisano. Fino a cinque anni fa la loro chirurgia poteva concorrere con l'Italia intera. Ora non più. Parlo della chirurgia perché è il cuore di un ospedale: quando un'azienda come quella pisana fa l'11% di alta complessità, poco più di Livorno che fa il 9.6% e poco meno di Viareggio che fa il 12%, significa che qualcosa non va. Pisa dovrebbe confrontarsi non con Livorno ma con la Fondazione Monasterio, che d’alta complessità fa il 60%: il confronto, come si vede, è inclemente».

Torniamo a Livorno: lei si appella al nuovo sindaco, ma se viale Alfieri non è più attrattivo le responsabilità sono di altri.

«Dal momento in cui la crisi è intervenuta nei conti pubblici, Livorno è l'ospedale che ha perso più di tutti in Toscana, in termini di personale medico e infermieristico. Rispetto al personale di città e presidi ospedalieri equiparabili come Prato, Grosseto, Arezzo o Viareggio, siamo sotto del 20, 30, in alcuni casi anche del 50%. Negli ultimi dieci anni non sono stati fatti acquisti importanti in tecnologia medica. Ecco che cosa ha fatto sprofondare la nostra sanità: i tagli, sul personale e sulla strumentazione. Quelli del direttore generale Calamai hanno dato la mazzata finale».

Per lei che in polemica con la Calamai ha lasciato il ruolo di "superprimario" è un refrain già noto. Però il direttore generale dovrebbe essere chiamato a mettere in atto linee decise nelle stanze della politica e delle amministrazioni locali e regionali.

«E infatti la domanda che faccio io è proprio questa: dov'era Alessandro Cosimi quando l'ospedale di Livorno veniva smontato pezzo per pezzo? Dov'era quando la Calamai fece l'intollerabile scelta di togliere un ortopedico di notte, con tutte le conseguenze sull'attività notturna e diurna del pronto soccorso? Dov’era quando venivano create unità operative con un primario e due medici?».

Non è troppo semplice puntare ora il dito contro Cosimi?

«In questi anni c'ho parlato più volte con Cosimi: qui si va allo sfascio, gli ho detto, gli abbiamo detto, gli abbiamo ripetuto. Ma non è stato fatto nulla.Io non pretendevo che Cosimi salisse su un tetto, ma quantomeno che s’incatenasse davanti all'ospedale, chiamasse i giornalisti e denunciasse che cosa stava accadendo. Il suo ruolo era quello di presidiare l’ospedale dei suoi cittadini».

Com’è avvenuto a Cecina e Piombino...

«Lì i sindaci sono scesi a fianco della popolazione, non sempre con obiettivi che personalmente condividevo, ma hanno evidenziato criticità, avanzato richieste. Cosimi aveva anche la responsabilità e la forza date dal suo ruolo di presidente della conferenza dei sindaci. Doveva sfruttarle, ma non l'ha fatto. E ne stiamo pagando le conseguenze».

Cosa avrebbe dovuto fare il sindaco?

«Andare dal governatore Rossi e richiedergli i medici che la Calamai tagliava, pretendere che Livorno non fosse l'unico ospedale della Toscana senza una Tac per le emergenze funzionante 24 ore su 24, con quel che ne consegue in termini di file e ritardi diagnostici, spiegargli che se Livorno è tra i peggiori ospedali della Toscana per le liste d'attesa è perché ha meno medici e meno attrezzature rispetto agli altri e costringerlo a intervenire sulle carenze di Livorno prima di dare finanziamenti ad altre Asl».

Proviamo a guardare avanti: è possibile recuperare il tempo perduto, e farlo con un’amministrazione che oltretutto è di un altro colore rispetto a quella della Regione che ha le chiavi della sanità?

«La città deve sfruttare i suoi elementi di forza, anche in politica. Sa che cosa auspico? Un’allenza tra Nogarin e Ruggeri sui temi della sanità. Ruggeri conosce la macchina sanitaria, è una risorsa. Un lavoro sinergico tra lui e il sindaco finalizzato alla salvaguardia e al rilancio della sanità livornese a dispetto dei tagli regionali mi tranquillizerebbe».

Ma scusi, la sanità è stata proprio uno dei temi clou su cui il Pd ha perso le amministrative...

«Sappiano i Cinque Stelle che se il problema-sanità non sarà risolto, le prossime elezioni le perderanno pure loro».

E allora si torna alla domanda iniziale: serve un ospedale nuovo perché la sanità livornese torni ad essere apprezzata?

«L’ideale è una struttura nuova, perché permetterebbe risparmi in scala e un’integrazione pensata, programmata con Cisanello».

Ma se il progetto sarà fermato come ha promesso Nogarin, quale alternativa vede?

«L’alternativa può essere un utilizzo diverso di Cisanello, un suo ripensamento come ospedale dell’area vasta».

Sta dicendo che l’alternativa all’ospedale di Montenero è uno spostamento in massa dei livornesi a Pisa?

«Intanto la collocazione a Montenero o altrove del nuovo ospedale a me non interessa. Ad ogni modo, la distanza tra Livorno e Pisa è talmente irrisoria che credo sia giusto che si apra una discussione in città sull’utilizzo di Cisanello e una volta intrapreso un percorso di questo tipo, che si ragioni anche della sua gestione».

Sparite le Province, vorrebbe togliere la targa PI da Cisanello?

«E’ chiaro che la scelta di un ospedale d’area vasta comporterebbe conseguenze anche nella gestione e negli indirizzi. Il referente politico delle scelte che riguarderebbero un Cisanello pisano-livornese non sarebbe più il solo sindaco di Pisa ma anche Nogarin. Un conto è farsi conquistare, un conto è allearsi».

Diranno che Viti vuol chiudere gli Spedali Riuniti...

«Lo so, ma non è così: in un ragionamento di questo tipo, va ripensata l’organizzazione della sanità in tutta la zona. Dunque l’utilizzo di viale Alfieri e di Cisanello».

Certo che sembrano passati secoli da quando i rapporti di forza erano opposti...

«Negli anni Sessanta per Livorno era facile avere un ospedale di qualità: la migliore struttura alberghiera rispetto al Santa Chiara attirava grandi professionisti. Pisa poteva “fregarci” solo per la cattedra universitaria, ma quando qui c’era Montoni che oggi non ricorderà più nessuno, ma che ha fatto la storia della chirurgia, il primato a viale Alfieri non lo toglieva nessuno. Per 10 anni la chirurgia era lui ed era qui».

Roba di 50 anni fa, ma il rewind sul passato aumenta l’impietosità del confronto...

«E’ normale che Pisa con l’università sia passata avanti in termini di ricerca, tecnologia e risorse. E’ giusto così. Non è accettabile però che Livorno si sia impoverito in questo modo: ripeto, sono mancati gli investimenti, in termini di tecnologia e soprattutto di materiale umano. Gastroenterologia è diventata unità operativa con due dottori e mezzo: come si fa con una squadra così a creare un gruppo di persone intercambiabili? Senza considerare che ogni direttore degli ultimi anni si è portato dietro due, tre primari che venivano da fuori e dirigevano da 100 chilometri di distanza. E invece per fare questo lavoro, la città ti deve vedere in faccia, incontrare per strada, ti deve conoscere e poter guardare negli occhi».

Sta parlando di un sistema organizzativo disastroso...

«Il disastro sarà recuperare il tempo che è stato perso. Servono anni per creare una classe medica e non basta certo prendere un genio isolato per risolvere la situazione. Serve una base di persone che lavorino insieme, con entusiasmo, voglia di crescere. Come ripete spesso il professor Mosca, oggi uno strumento - per quanto costi - si trova, la corrente elettrica a cui attaccarlo pure. Ma perlo funzionare servono i medici. La sanità è investimento umano. Lì è urgente che si intervenga, oltreché sulla strumentazione. L’amministrazione capisca che non abbiamo più tempo, che non possiamo più fare errori, perché siamo arrivati a fine corsa. Il baratro per la sanità livornese è ad un passo».

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