Il Tirreno

Livorno

Modì, teste in mostra anche a Pisa

di Cristiana Grasso
Modì, teste in mostra anche a Pisa

Da fine luglio i celebri falsi saranno esposti in Fortezza Vecchia, poi partiranno per la trasferta

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LIVORNO. Ignare di tutto, delle polemiche che hanno accompagnato l’annuncio della loro esposizione, della rivoluzione che l’8 giugno con l’elezione del sindaco a 5 stelle Nogarin ha travolto le stanze dei bottoni del municipio, le tre teste sonnecchiano ancora nei magazzini del Comune.

Ma il letargo sembra avere le ore contate. Dovrebbe inaugurarsi infatti il 25 luglio, in convomitanza con l’apertura di Effetto Venezia, l’esposizione delle pietre che nel 1984 furono gettate nei Fossi da tre studenti geniali e da un artista situazionista (Angelo Froglia) e incautamente attribuite dagli esperti a Modigliani. Fu un “caso” di quelli che fanno il giro del mondo e a 30 anni da quei giorni che sconvolsero il mondo dell’arte si è pensato a una sorta di celebrazione. Le cooperative Amaranta e Itinera stanno lavorando da tempo al progetto e agli eventi collaterali, la sala della Fortezza Vecchia che ospiterà le sculture è già stata predisposta. Manca ancora l’ok definitivo perché tra l’ideazione della mostra e la sua realizzazione c’è stato il cambio della guardia ai vertici dell’amministrazione. Ma l’operazione sembra ormai giunta in porto. E con una novità. Sembra infatti che dopo la passerella livornese le tre teste partiranno per Pisa, dove dal 3 ottobre al 15 febbraio a Palazzo Blu si terrà la grande mostra dedicata alle opere, vere, di Amedeo Modigliani. Le teste della beffa andrebbero a costituire una sezione a parte, la cui location non è ancora definita, dedicata appunto al concetto di falso e con un allestimento completamente diverso rispetto a quello labronico per contesto e approfondimenti.

In Fortezza Vecchia invece le pietre che raffigurano volti di donna ovviamente in stile Modì saranno l’occasione per ripercorrere, con supporti multimediali, la vicenda che ebbe un eco mediatico incredibile e che fu un esempio eclatante della fallacia della critica d'arte e delle valutazioni dei consulenti tecnico-scientifici. Intorno alle tre teste femminili scolpite, si snoderà l'esposizione sulla storia della "grande beffa" che si articola su 27 grandi pannelli tesi a raccontare, in presa diretta, attraverso i titoli dei giornali nazionali ed esteri, le varie tappe della vicenda. Un pannello in touch screen consentirà di leggere, per chi vorrà approfondire, tutti gli articoli utilizzati per raccontare la storia. L'allestimento della mostra è il frutto di un lavoro di gruppo che ha visto il contributo di vari settori del Comune, con il coordinamento dell'ufficio tecnico e con l'apporto di Amaranta Service che ha elaborato la ricostruzione dell'evento attraverso una ricerca d'archivio. L'esposizione sarà arricchita da un documentario di Marco Sisi, tratto dalle teche Rai. Sarà in distribuzione gratuita anche un catalogo con i testi del giornalista-commediografo Gabriele Benucci, autore della traccia espositiva. L’ingresso alla mostra sarà gratuito. L'obiettivo , secondo l’idea della passata amministrazione, è duplice.

Intanto raccontare una storia singolare, di costume, che ebbe un'eco straordinaria che superò i confini nazionali. La mostra si propone quindi di attrarre l'interesse sia dei livornesi sia dei tanti turisti che passano dalla nostra città (crocieristi e quanti si imbarcano per le isole) e in generale di tutti coloro che sono interessati a conoscere quella famosa storia. Il secondo obiettivo sarebbe quello di sviluppare iniziative imperniate sul tema del vero e del falso, delle falsificazioni. Intanto altre iniziative legate alla mostra sono già state messe in cartellone. Giri sui Fossi a cura di Itinera, con tappe nei luoghi che si legano alla vita labronica di Modì, dal caffè Bardi al punto esatto dei fossi dove firono ritrovate le teste.

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