Il Tirreno

Livorno

Scuola, alle Albertelli scoppia la guerra sulla settimana corta

di Maria Giorgia Corolini

I genitori: ok al sabato libero, l’hanno detto due referendum La dirigente scolastica: devo pensare al benessere dei bambini

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LIVORNO. Settimana corta sì, settimana corta no: nonostante l'estate sia già in corso, a tenere banco alle Pilo Albertelli non sono i propositi su ferie e vacanze ma l'eventuale riorganizzazione dell'orario scolastico, quello che a settembre inchioderà (o no) circa 200 bambini alle sedie almeno fino alle 13,30.

La scuola primaria del quartiere Fabbricotti è da sempre stata “a modulo” (con le 27 ore settimanali distribuite su 6 giorni) ed è rimasta ormai l'unica, salvo poche eccezioni: «I genitori dei nostri alunni, al momento dell'iscrizione, sapevano che i loro figli avrebbero frequentato la scuola con questo orario», spiega la dirigente Teresa Monacci: «Addirittura per molti di loro è stato il fattore determinante».

«Eppure ci sono stati due referendum che hanno premiato il fronte del sì, poi però non tradotti in fatti», sostiene la rappresentante dei genitori Veronica Morotti.

Nonostante la maggioranza dei genitori – e, secondo voci di corridoio, anche delle insegnanti – sembri quindi a favore della settimana corta (quella col sabato libero, per intenderci) e ne chieda l'applicazione, tanti altri hanno scelto le Pilo Albertelli in virtù di potervi lasciare i figli proprio il sabato, per loro giorno di lavoro come un altro: «Premesso che un eventuale cambiamento dovrà essere deciso dal consiglio di circolo, all'interno delle regole e dopo tutte le verifiche del caso – spiega ancora la dirigente – sono contraria alla “dittatura” della maggioranza. Il fronte del sì non ha ottenuto una vittoria schiacciante e come educatrice devo prima di tutto pensare al benessere e all'interesse dei bambini: sono piccoli e tenerli a scuola fino alle 13.30 tutti i giorni potrebbe essere pesante. Potremmo valutare soluzioni alternative, per esempio quella di un rientro pomeridiano, ma non abbiamo la mensa attrezzata a una soluzione del genere. In ogni caso- continua- dobbiamo valutare i pro e i contro di ogni aspetto del problema. Non è una cosa che si risolve da un giorno all'altro».

E da un giorno all'altro non è stato sicuramente: il primo referendum (che Monacci sottolinea avere solo valore consultivo) risale a settembre 2013. «Che altro dobbiamo fare per convincerla delle nostre ragioni?» chiede un gruppo di genitori, per i quali con la settimana corta la scuola potrebbe risparmiare anche su energia e costi per pulizia e sorveglianza. «Su questo non sono d'accordo, – taglia corto la dirigente – non si tratta di ridurre l'orario di apertura della scuola ma solo di spalmarlo in modo differente. Cambierebbe qualcosa con un piano in meno, non con un giorno in meno».

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