Gioco
Il laboratorio del grillismo in Italia si trova già al bivio
L’euforia del trionfo si è trasformata in un inizio in salita In attesa che arrivino i sì di qualche nome di livello nazionale
LIVORNO. Adesso per il popolo a Cinque Stelle c’è il rischio di passare dall’euforia di un trionfo inatteso alla delusione per una partenza che sembra tutta in salita: peggio d’esser finiti a giocarsi la Champions League senza Protti né Lucarelli o Magnozzi e Pitto ma nemmeno Paulinho, Siligardi o foss’anche Gigi del Bar Terzo.
Dal punto di vista simbolico si potrebbe ricordare che: 1) si è spezzato il filo rosso di una storia lunga settant’anni; 2) cambia la forza di governo ma anche l’intero personale politico del consiglio comunale, se è vero che solo due su 32 non erano consiglieri fino a pochi giorni fa; 3) la sconfitta del Pd nell’ex roccaforte Pci è finita pure sui giornali pakistani. Qualcosa di più: è bastata la vittoria a Livorno per dare al M5S il destro per dire che l’ondata filo-Renzi del 25 maggio alle europee si è già afflosciato.
Ecco che per il movimento del comico-guru Livorno diventa ben più dell’emblema della città espugnata al Pd di Renzi: è il luogo fisico dove dimostrare cosa significa agli occhi dei cittadini un governo a cinque stelle. A costo di ribattezzarlo come una sorta di “grillismo” in un solo paese. Con tutte le difficoltà del caso perché la locomotiva va smontata e rimontata in corsa: ma questo è il campo di gioco e qui bisogna giocare.
Dev’essere per questo che nel toto-assessori è rimbalzato spesso qualche nome da novanta. Soprattutto nel settore ambiente, così caro alla predicazione di Grillo fin da quand’era semplicemente un comico: nel segno dei rifiuti zero e d’una svolta radicale rispetto alle strategie fin qui messe in campo dal centrosinistra di governo.
Ecco che sono saltati fuori i nomi di Alessio Ciacci e di Rossano Ercolini, entrambi legati all’esperienza di Capannori (Lucca), luogo-mito del fronte rifiuti zero. L’uno: è stato assessore municipale e ora lavora a Messina per la giunta guidata dal pacifista no-ponte Renato Accorinti che ha rappresentato una rottura choc per la città siciliana. L’altro: è un maestro elementare che ha vinto il Goldman Environmental Prize, quasi un premio Nobel dell’ecologia.
È solo un assaggio delle competenze che un movimento ormai diventato il secondo partito a livello nazionale ha al proprio interno o comunque nella propria area di riferimento. Ovvio che il sindaco Nogarin non possa puntare su una squadra “all stars” tutta composta da campioni forestieri, un po’ come fosse alla guida dell’Inter: c’è da tener presente il radicamento, la conoscenza del territorio, la crescita d’una classe dirigente pentastellata locale da mettere alla prova (sia in termini di ricette per dare un nuovo sviluppo alla città sia in fatto di rodaggio con le regole degli ingranaggi della democrazia). E tuttavia come non immaginare che lo stato maggiore grillino non guardi a Livorno come al proprio laboratorio nazionale? Certo che sì: anzi, forse più di Parma a guida Pizzarotti.
Figurarsi che perfino il Pd, al di là di qualche tweet beffardo, non si mette a gridare: ammesso di non credere che sia ancora tramortito dalla batosta elettorale, è come se anch’esso volesse concedere alla nuova amministrazione timonata M5S il beneficio di un po’ di rodaggio. Almeno per ora. E anche Buongiorno Livorno non nasconde la preoccupazione.
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